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Fondazioni bancarie, un bonus per le fusioni tra enti

L’intervento punta a sostenere le fondazioni in gravi difficoltà a raggiungere la capacità di erogare contributi al territorio

Fondazioni bancarie, un bonus per le fusioni tra enti

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Spunta il bonus per favorire potenziali fusioni delle fondazioni bancarie più piccole.

Nel pacchetto di emendamenti alla legge di Bilancio il governo ha previsto un credito d’imposta pari al 75% delle erogazioni previste nei progetti di fusione.

L’intervento, secondo quanto ricostruisce oggi il quotidiano Milano Finanza, vuole sostenere le fondazioni bancarie in gravi difficoltà a raggiungere la capacità di erogare contributi ai territori. Rientrano in questa categoria quelle che tra il 2017 e il 2021 hanno ridotto le erogazioni deliberate di almeno il 30% rispetto ai cinque anni precedenti. La norma è stata caldeggiata dall’Acri, anche per favorire l’unione delle realtà più piccole o tra di loro oppure con aggregandosi a un ente più grande.

Spetterà proprio all’associazione presieduta da Francesco Profumo trasmettere all’Agenzia delle entrate l’elenco delle fondazioni incorporanti che riceveranno il bonus in base all’ordine cronologico con cui hanno presentato gli impegni. Il bonus potrà essere assegnato fino all’esaurimento delle risorse disponibili, pari a 6 milioni di euro l’anno fino al 2027. E sarà ancora l’Acri a svolgere un ruolo di perno del sistema di controllo. Riceverà infatti al pari del Fisco l’elenco delle erogazioni effettuate, che le fondazioni saranno tenute a inviare entro sessanta giorni dall’ok al credito d’imposta.

Con il pacchetto di proposte illustrato nella tra domenica e lunedì dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, il governo interviene poi in materia di tempi del regolamento sugli investimenti delle casse previdenziali. Un provvedimento che dovrà fissare dei paletti, ma che dovrà lasciare allo stesso tempo autonomia agli enti che potranno così meglio indirizzare le proprie risorse a sostegno della crescita del Paese. Di fatto si stabilisce che entro sei mesi dall’approvazione della manovra, quindi entro la fine di giugno, i ministeri dell’Economia e del Lavoro, sentita la Covip, l’autorità di vigilanza, debbano approntare delle linee guide sulle quali, trascorsi massimo sei mesi, le casse dovranno modellare i propri regolamenti di investimento.

In tema bancario il governo prosegue poi con la trasformazione in spa del Credito sportivo, l’istituto guidato fino a qualche mese fa dall’attuale ministro dello Sport, Andrea Abodi e finora ente di diritto pubblico. La proposta completa un percorso già avviato da tempo e prevede che la società assuma il nome di Istituto per il credito sportivo e culturale, ampliando quindi l’ambito di intervento.

Prevista anche la possibilità di modificare il tasso del mutuo da variabile a fisso. Ma solo per mutui in origine non superiori a 200mila euro e per chi ha un’Isee fino 35mila euro e che non abbia avuto ritardi nei pagamenti.

Quanto all’obbligo di pos, nelle interlocuzioni tra maggioranza e governo è stata anche rilanciata l’idea di una sorta di fondo ristori per i commercianti, alimentato non soltanto con le risorse del governo, ma anche con un contributo di solidarietà delle banche.

Fonte: Finanza.report.it

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