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Come si riciclano i vestiti?

Lo sapete che alcuni vestiti si possono riciclare? Lana e cashmere ad esempio possono essere rigenerati per tornare ad tessuti! Ma come avviene questo processo?

Come si riciclano i vestiti?

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In questo video della serie “RifiUtile” vediamo come si riciclano i vestiti mostrandovi i passaggi fondamentali che permettono di dare nuova vita a capi d’abbigliamento e tessuti.
Ogni anno si producono circa 110 milioni di tonnellate di fibre tessili: questa è la stima relativa al 2018, ma nel 2025 si stima raggiungeremo più di 130 milioni di tonnellate di tessile prodotto. Secondo i più recenti dati disponibili, di questa enorme quantità solamente il 10-15% viene riciclato, per cui l’85% dei vestiti e dei prodotti tessili, dopo l’utilizzo, finisce in discarica (Ütebay et al., 2020). Il riciclo di vestiti è una pratica ancora molto poco diffusa ma sta crescendo ed è un ottimo esempio di economia circolare.

Cosa vuol dire rigenerare?

E’ possibile rigenerare soprattutto la lana e il cashmere e in alcuni casi anche tessuti sintetici, cotone e jeans ma è molto più complicato.

Come avviene la rigenerazione della lana?

1. Recupero delle materie tessili

La primissima fase inizia con il recupero delle materie tessili. Un grossa parte proviene dagli scarti industriali mentre l’altra proviene da enti di raccolta che si occupano del ritiro e dello smistamento del tessile urbano. Verranno quindi smistati dividendo quelli in buono stato che saranno lavati e sanificati e reimmessi nel mercato o donati, da quelli recuperabili per usi industriali o per la creazione di nuovo filato.

2. Sorting

In questa fase i ritagli di lana subiscono un processo di selezione in cui gli addetti separano a mano i materiali non riciclabili (cerniere, bottoni, elastici, fodere ecc) e li suddividono per colore e composizione. In alcuni casi il sorting può essere anche effettuato da macchinari. Una volta che i vecchi capi sono stati smistati vengono ammassati in grosse pile che vengono stoccate negli stabilimenti in attesa della fase successiva.

3. Stracciatura

In questa fase gli stracci vengono sfilacciati e sfibrati passando attraverso una serie di lame e ghigliottine per sminuzzare e aprire i tessuti riducendoli in brandelli e fili. Il tutto può avvenire a secco o in un bagno d’acqua che lava e ammorbidisce le fibre. Il risultato è una “nuova” fibra di lana riciclata che viene poi asciugata tramite dei getti d’aria.

4. Miscelazione e tintura se necessaria

Si possono ottenere diversi colori mischiando varie lane assieme creando un blend, oppure tingendo il prodotto. Se si dividono i tessuti per colore durante il sorting, questa fase può non essere necessaria, risparmiando acqua e coloranti.

5. Cardatura

Durante questa fase la lana viene pettinata e districata, aprendone le fibre ed eliminandone le impurità presenti. Questo passaggio viene fatto da rulli muniti di denti in metallo che stirano e pettinano le fibre, raddrizzandole, separandole e ordinandole in maniera parallela. Spesso in questa fase viene aggiunta una piccola percentuale di fibre vergini, perché quelle ottenute dalla stracciatura possono essere troppo corte per essere filate.

6. Filatura

Le fibre rigenerate ottenute sono quindi trasformate in filato tramite l’azione di tiraggio e torsione. Si può creare un filo unico o unire assieme più fili per creare filati più resistenti. Avvolgendo il prodotto attorno a grosse bobine, ecco ottenuto un filato rigenerato pronto a dar vita a nuovi tessuti.

Quali sono i vantaggi della rigenerazione?

Rispetto alla produzione di lana e cashmere da zero, i principali vantaggi del riciclare i tessuti sono:

  • Risparmio di acqua
  • Risparmio di coloranti
  • Risparmio di prodotti chimici
  • Risparmio di energia
  • Meno rifiuti che finiscono in discarica

Fonte: Geopop.it

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