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Cambiano le etichette del cibo: la rivoluzione per il Made in Italy

Il nuovo decreto interministeriale prevede che, almeno fino alla fine del 2022, la maggior parte dei prodotti della nostra spesa abbia importanti informazioni sulla confezione

Cambiano le etichette del cibo: la rivoluzione per il Made in Italy

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C’è soddisfazione per il cosiddetto decreto salva spesa Made in Italy, un atto interministeriale che proroga il regime sperimentale dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza dell’ingrediente principale dei prodotti alimentari. Il nuovo documento racchiude in sé le precedenti norme che hanno regolato negli ultimi anni la materia e potrebbe aprire la strada a nuove normative europee per tutelare le produzioni nazionali e indicare al consumatore quale cibo scegliere anche in virtù della sua provenienza.

Cosa prevede il decreto salva spesa Made in Italy: l’obbligo di etichetta di provenienza

Il decreto porta la firma dei ministri Stefano Patuanelli (Politiche agricole), Giancarlo Giorgetti (Sviluppo economico) e Roberto Speranza (Salute) e prevede che sulle etichette di alcuni alimenti che sono alla base della nostra dieta sia indicata chiaramente la provenienza delle materie prime.

Fino a esaurimento scorte, i consumatori non vedranno queste indicazioni sull’etichetta, ma con il passare delle settimane tutti i prodotti dell’elenco che riportiamo in seguito dovranno dichiarare l’origine delle materie prime. Facendo la spesa, insomma, vedremo a colpo d’occhio quali prodotti sono effettivamente Made in Italy e quali sono importati o contengono ingredienti importati dall’estero.

Obbligo di etichetta di provenienza sul cibo: perché per Coldiretti è così importante

In un periodo così difficile per l’economia nel nostro Paese è infatti molto importante, come sottolinea Coldiretti, dare al consumatore la facoltà di sostenere le produzioni e i lavoratori locali, distinguendo, ad esempio, la pasta ottenuta dal grano duro italiano da quella ottenuta con il grano importato. O scegliendo a colpo d’occhio una mozzarella con puro latte italiano.

Il decreto garantisce “trasparenza sulla reale origine di prodotti” che rappresentano “circa 3/4 della spesa”, ha spiegato Ettore Prandini, presidente di Coldiretti. Ma non basta. Resta “ancora anonima” l’origine di molti altri alimenti. Come “i legumi in scatola, la frutta nella marmellata o nei succhi, il grano impiegato nel pane, nei biscotti o nei grissini, senza dimenticare la carne o il pesce venduti nei ristoranti”.

Obbligo di etichetta di provenienza sul cibo: quali sono i cibi per cui cambia tutto

Il decreto proroga fino al 31 dicembre 2022 l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza dei seguenti cibi.

  • Riso.
  • Pasta di grano duro.
  • Derivati del pomodoro, come le passate.
  • Sughi e salse pronti a base di pomodoro, ottenuti mescolando i derivati di cui sopra con prodotti di origine vegetale o animale.
  • Tutti i tipi di latte e i prodotti lattiero-caseari preimballati destinati al consumo umano.
  • Carni di ungulati domestici di specie suine macinate e separate meccanicamente e prodotti e preparazioni a base di carne suine.

La lista si va aggiungere ai prodotti che hanno già l’obbligo di indicare la provenienza in etichetta.

  • Miele.
  • Olio di oliva.
  • Frutta e verdura fresche.
  • Pesce.
  • Carne bovina, carne suina, carne ovina, carne caprina, carne avicola.

E mentre dal settore dell’autotrasporto arriva, come spiegato qui, l’allarme sui supermercati vuoti per l’assenza di cibo e altri beni di prima necessità, potrebbero esserci altre nuove importanti sorprese per la spesa. Come il tanto temuto bollino nero sul vino, considerato “cancerogeno” dall’Ue, come spiegato qui e ancora nuovi aumenti che porteranno i prezzi di pane e pasta a raddoppiare, come spiegato qua.

Fonte: Quifinanza

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