HomePortualità e Marittimo

Fincantieri: navi più digitali e green

Fincantieri: navi più digitali e green

Fonte: Corriere della Sera (Caricato da Monica Origgi) Lei è arrivato in Fincantieri da 10 mesi, dopo 20 anni di gestione di Giuseppe Bono. In co

A orizzonte sistemi navali, il programma MCO, di nave Cavour e classe orizzonte
Fincantieri: varata la Sun Princess, la prima nave alimentata da gas naturale
Nuovi approcci per la progettazione navale: Ecmi premia il lavoro di un alumnus della Sissa in collaborazione con Fincantieri

Fonte: Corriere della Sera (Caricato da Monica Origgi)

Lei è arrivato in Fincantieri da 10 mesi, dopo 20 anni di gestione di Giuseppe Bono. In cosa deve cambiare l’azienda?

«Fincantieri deve farsi forte delle proprie radici e proiettarsi nel futuro, evolvendosi in direzione del digitale e del verde facendo leva sui nostri tre business: navi da crociera, navi militari e navi da lavoro. Tre linee di attività — spiega Pierroberto Folgiero, amministratore delegato di Fincantieri — che devono lavorare insieme, alimentandosi a vicenda. L’altro elemento di cambiamento riguarda la disciplina finanziaria e il governo dei costi. Il fatto di essere bravi si deve vedere, oltre che dalla qualità delle navi che costruiamo, dall’entità della posizione finanziaria netta e degli utili».

Il 2022 segna 324 milioni di perdite, frutto di una serie di svalutazioni. Perché questa pulizia di bilancio?
«In questo momento era necessario fare una review strategica delle commesse. Il primo motivo è dovuto al forte aumento dei costi delle materie prime. L’altra ragione è correlata al business delle infrastrutture, dove operiamo attraverso Fincantieri Infrastrutture, che ha avuto una performance negativa:circa 150 milioni di perdite su 300 milioni di fatturato».

La costruzione di navi per il settore eolico offshore evidenzia nel 2022 un aumento dei ricavi del 64%. Quanto può crescere?

«Quell’attività fa capo a Vard, un’azienda leader nelle navi da lavoro nel settore oil and gas. Fincantieri l’ha acquisita anni fa a valori molto alti, poi sono seguite due crisi nel mercato oil and gas offshore con effetti sui conti di chi, come noi, costruisce le navi. L’azienda si è risollevata con l’eolico offshore e nel piano stimiamo che i ricavi tocchino 1,4 miliardi, ossia quanto Vard registrava prima della crisi».

Lo scorso anno avete chiuso con 88 navi in portafoglio, nuovi ordinativi a quota 5,3 miliardi e 19 navi consegnate. È una velocità di crociera adeguata?
«Il 2022 è stato un anno di transizione, di revisione delle commesse, durante il quale abbiamo predisposto il nuovo piano. Ma è stato anche un anno con molte più acquisizioni del passato. Le aziende che lavorano a commessa hanno bioritmi dilatati, per dirsi sane dovrebbero acquisire almeno quello che producono, perciò il fatto di avere registrato 5,3 miliardi di commesse è una buona notizia».

Il business dell’arredo nelle navi da crociera garantisce buoni margini?

«Una nave da crociera è un oggetto molto complesso e il primo obiettivo di chi la costruisce è il controllo dei rischi esecutivi e delle tempistiche. Questo spiega la scelta di integrarsi verticalmente per evitare delle penali, ecco perché si portano all’interno le lavorazioni di falegnameria e arredamento. E se tutto funziona bene queste attività garantiscono anche dei buoni margini grazie al nostro italian touch».

Nel piano industriale tra gli obiettivi figura la leadership tecnologica sulla nave digitale e verde. Cosa significa in concreto?

«La nave digitale e verde si traduce nell’obiettivo di soddisfare i nostri armatori che oggi, per quanto riguarda la regolamentazione delle emissioni, sono sottoposti a soglie normative sempre più stringenti. Alcune soluzioni sono già state introdotte sulle nostre navi e abbassano le emissioni del 30%, attraverso un sistema che genera grandi bolle d’aria e migliora la fluidodinamica della nave, riducendo l’attrito e i consumi».

Fincantieri si regge su tre gambe: navi da crociera, navi militari e navi da lavoro. Quale è il mestiere più difficile?
«La vera sfida è gestirli tutti e tre affinché si rafforzino l’uno con l’altro. Il più difficile resta quello dove la competizione è più spinta: le navi da crociera».

Nel piano stimate 8,8 miliardi di ricavi e il ritorno all’utile nel 2025, che ordine di grandezza avrà?

«Il margine operativo lordo nel 2025 varrà il 7% dei ricavi, mentre l’ultima riga del bilancio varrà il 3%, ma nel 2027. Abbiamo, poi, indicato un obiettivo di rapporto tra debito e ebitda di tre volte, ossia un debito sostenibile. Questo chiarisce il nostro percorso finanziario e fornisce una risposta a chi chiede se serva un aumento di capitale».

La joint venture Orizzonte Sistemi Navali tra Fincantieri e Leonardo può diventare il veicolo per una nuova e più stretta collaborazione?

«Il progetto di potenziare Orizzonte Sistemi Navali rappresenta il modo più corretto per operare insieme a Leonardo fondendo le nostre rispettive competenze. Oggi ci sono le condizioni per farlo nel migliore dei modi».

Commenti