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Turchia. Il 30% delle nuove imprese è dei rifugiati siriani. Impatto significativo sul Pil

Turchia. Il 30% delle nuove imprese è dei rifugiati siriani. Impatto significativo sul Pil

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Istanbul-cityI rifugiati siriani in Turchia stanno contribuendo alla crescita economica del Paese. E’ quanto si apprende dai dati diffusi dalle Camere di commercio locali, il cui rapporto spiega come su 10 nuove imprese straniere che nascono in Turchia tre sono di proprietà di siriani. Stando al dossier intitolato “Prospettiva, aspettative e suggerimenti del settore commerciale turco sui siriani in Turchia”, a giugno 2015 le imprese siriane nel Paese erano 2.827, oltre il 60% delle quali era registrato presso la Camera di commercio e dell’industria di Istanbul. Secondo gli esperti, tuttavia, il numero reale sarebbe vicino a 10mila, considerando tutte le imprese non registrate. La vitalità nel settore commerciale dei siriani (ne sono arrivati tre milioni in Turchia dall’inizio della crisi nel 2011) ha effetti positivi anche sul settore bancario turco. I depositi siriani negli istituti di credito ha superato i 408 milioni di dollari nel primo trimestre di quest’anno. Secondo il quotidiano Haberturk, nel 2012 sui conti correnti dei siriani c’erano 106 milioni di dollari.

Per gli esperti ci sono segnali che i profughi stiano uscendo dalla “fase di sopravvivenza”, avendo raggiunto gli obiettivi immediati di garantirsi cibo e un’abitazione.   “Sono passati cinque anni da quando c’è stata la prima ondata di profughi”, ha dichiarato Ufuk Sanli, economista ed esperto di economia del Medio Oriente, citato dall’agenzia di stampa Xinhua. “Durante i primi anni della guerra, c’era una profonda disperazione tra i rifugiati siriani – ha spiegato – Ma ora, dopo cinque anni, stanno cercando di costruirsi da zero una nuova vita in Turchia”.   La maggior parte delle nuove società siriane sono piccole e medie imprese come ristoranti e negozi che vendono generi alimentari e tappeti. Dal punto di vista di Oytun Orhan, un analista del Centro per gli studi strategici del Medio Oriente, alcuni imprenditori e investitori, in particolare quelli provenienti dalla città nordoccidentale di Aleppo, stanno aiutando le esportazioni della Turchia controbilanciando i forti cali dovuti al conflitto. “Queste persone conoscono il Medio Oriente molto bene e contribuiscono alla distribuzione dei prodotti turchi nella regione”, ha sottolineato Orhan. “Dal momento che ci sono ancora un sacco di incertezze sullo status dei rifugiati e sui loro diritti legali, come il permesso di soggiorno, non è una sorpresa che la maggior parte dei rifugiati ancora preferisca tenere le sue ricchezze ‘sotto il materasso’ in dollari americani o in oro”, ha aggiunto Sanli. A suo avviso, le ricchezze dei siriani in Turchia sarebbero in realtà cinque volte superiori a quelle depositate nelle banche.     “Attualmente – ha proseguito – in Turchia quasi non ci sono nuovi investimenti industriali e il turismo è bloccato a causa degli attentati terroristici e le tensioni nelle relazioni internazionali con i paesi vicini”.   “Tuttavia – ha concluso – la crescita economica è ancora sostenuta”. Superando le previsioni, l’economia turca è cresciuta del 5,7 per cento nell’ultimo trimestre del 2015, un ritmo inferiore in Europa solo a quello di Malta e Islanda.

 

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