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Il 25 Aprile di Paola Bergamo

Il 25 Aprile di Paola Bergamo

Per gentile concessione della Vocerepubblicana.it Paola Bergamo ha voluto condividere con i lettori de La Voce Repubblicana la sua riflessione sul

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Per gentile concessione della Vocerepubblicana.it

Paola Bergamo ha voluto condividere con i lettori de La Voce Repubblicana la sua riflessione sul 25 aprile

Per me che sono di Venezia il 25 aprile è festa doppia.
Il giorno della Festa della Liberazione  cade nel giorno di San Marco patrono della mia Città. È tradizione si regali alle donne un rosso bocciolo di rosa.
È la Festa del Boccolo, simbolo d’ Amore imperituro che è quello che si ha anche verso la Patria.
Dice bene Antonio Polito sul Corriere della Sera di qualche giorno fa che “ci sono ostilità di troppo” e che “non tutti gli antifascisti erano democratici, anche se tutti i democratici furono antifascisti”.
Gli Storici il Fascismo l’hanno studiato e lo studiano tutt’ora perché, come diceva Mario Bergamo, “con il Fascismo avremmo dovuto far di conto ben più della durata del suo Ventennio” e rintuzzava che “c’era tanto fascismo pure nell’antifascismo” talora più di maniera che vera “Opposizione Storica”, quella che lui continuava a predicare dal suo Esilio di Parigi.

Ecco quindi che il 25 aprile appare ancora data di reciproca sfida anziché di pacificazione e pace. Sono fin troppo esplicite le distorte dinamiche di una politica scenica quando non oscena che insiste a rendere il 25 aprile divisivo, vanificando il senso e il valore della Giustizia, della Verità e del peso della Storia, rendendo il Fascismo un melodramma da operetta anziché il “memento” del più grande dramma degli Italiani. Ancora una volta così si danneggia il senso di Appartenenza, il Valor Patrio,  il senso di Nazione, di uno Stato in fondo giovane, dove tutti abbiamo bisogno di sentirci convergere e albergare fratelli più che figli cortocircuitanti.

La retorica di questi giorni, l’accidia che vi si respira, instilla una divisione velenosa quasi volta a distogliere il Paese dalle necessità e urgenze palesando una classe politica che appare per lo più arrabattarsi mentre mette in scena una riedizione delle Baruffe all’Italiana. Questo allontana ancora di più il Paese reale dal Metaverso surreale quale oggi appare relegata la politica non proprio solo Italiana. Di come andarono le cose in Italia, avrei tanto da dire. Mio Nonno, Mario Bergamo fu costretto all’Esilio nel 1926 e non tornò più. Preferì morire all’estero auto-dannandosi ad un esilio dapprima necessario e poi volontario.
Aveva sognato e lottato per una Italia libera, ma che sapesse liberarsi da se dal giogo della dittatura sì da essere libera davvero, da non dovere niente a nessuno.

Mio padre, a soli 4 anni, fu catapultato in un paese straniero. Sbeffeggiato dai compagni francesi perché “Macaroni’”, restò Italiano, non si naturalizzò francese e si cimentò, come poteva, a onorare pure lui bambino, la Patria Italiana diventando sempre il migliore della classe in Francia,  vendicando così, come poteva, il suo Paese.
Il Nonno era dovuto fuggire per salvarsi la pelle, quando, all’indomani dell’attentato al Duce a Bologna nel ’26 fu accusato ingiustamente di esserne il mandante. Verso di lui si era aperta la caccia all’uomo quando sul Corriere Padano, fu definito “lurido, infame nemico del Fascismo “ e si incitavano gli squadristi a portare a compimento l’opera di soppressione riservata a mio Nonno che fino ad allora era stato picchiato, malmenato e più volte era stato devastato il suo studio di avvocato.
Fuggendo salvò anche il Partito Repubblicano di cui era Segretario Nazionale che ricostruì a Parigi e da lì riprese con forza la lotta contro la Dittatura.

Non sono solo i documenti d’archivio o lettura dei  libri degli storici ad aver costruito la mia conoscenza e consapevolezza del dramma che fu il Fascismo,  ma pure la storia vissuta direttamente da bambina, ascoltata dalla voce di Linda Garatti, già fervente politica e attiva pure nel grande sciopero di Crocetta del Montello del ‘13, sorella di Celso Maria Garatti, quello di “Temistocle la vuole così”, drammaturgo di successo negli anni ‘40, moglie di Mario, Repubblicano in esilio, madre di Giorgio, e infine Nonna di Paola. Se il Nonno non tornò, il fratello Guido, altro illustre repubblicano e antifascista, era invece andato partigiano per combattere la dittatura costituendo la prima organizzazione militare unitaria triveneta della Resistenza contribuendo alla formazione dei nuclei partigiani. Durante l’insurrezione comandò la piazza di Mestre e ne stornò la ritirata germanica. Così fin da bimbetta mentre sgambettavo nel giardino di casa, cominciavo a capire cosa significa veramente “C’etait pendant l’horreur d’une profonde nuit” per dirla con Racine, come mio Padre ricordò nella seconda di copertina del suo “Addio a Recanati” ( Einaudi – 1981 per la collana dei Coralli).

Gli avvenimenti che accaddero sono storia d’Italia ma anche della mia famiglia.  I conti con la Storia si devono fare senza rancore.
Ad uno ad uno stanno scomparendo i protagonisti di quel tempo e dobbiamo ai giovani una onesta narrazione, non lo spettacolo rissoso che nulla ha a che fare con il dovere di trasmissione della conoscenza di quello che fu un calvario nazionale che va dalla entrata in guerra, alla spedizione e ritirata di Russia, alla guerra partigiana e quella dell’esercito regolare rigeneratosi dopo l’8 settembre fino alla liberazione del Paese, e finalmente la sua ricostruzione e il boom economico. Il 25 aprile è di tutti perché in esso vi si racchiude il sangue di tutti, anche dei vinti, come ebbe a sottolineare Paolo Pansa, un comunista che pensava di fare  cosa buona mostrando “l’altra faccia della medaglia”. Finì per scontentare tutti, messo all’indice in un paese che non sa fare la pace nemmeno dopo 75 anni non dismettendo obsoleti dogmatismi e settarismi.
Storia e Memoria.

È il giorno, quello della Liberazione, in cui l’Italia, consapevole degli errori e degli orrori autoinflittasi , dovrebbe festeggiare la fine della Guerra, la caduta della Dittatura e la Libertà che fu libertà per tutti. 

C’è un interessante libro dal titolo “Il cavallo rosso” e si compone di una trilogia.

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