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Scenario Brexit per PMI italiane ed europee – a cura Prof. Massimo Merlino

Scenario Brexit per PMI italiane ed europee – a cura Prof.  Massimo Merlino

Una riflessione sui giovani che si sentono persi nella prigione del nostro mondo
L’invasione sovietica dell’Afghanistan
Conclusa la migrazione informatica delle banche venete in Intesa

14517557_10208655948649116_6046723613015486234_nPochi ricordano che già Mc Luhan, il genio dei media, diceva negli anni ’60 che le tecnologie nuove, allora la TV, avrebbero profondamente e antropologicamente cambiato l’uomo, essendo lo stesso medium usato il vero messaggio e non quello che vi si rappresenta o si dice.
Il cambiamento sarebbe andato in senso orizzontale verso un’apertura al mondo, una sua unificazione di fatto, che ci rimanda anche a Teillard de Chardin e alla sua anima collettiva, ma anche sempre più in senso verticale con una maggior voglia di identità, di conoscenza idi ambienti micro della propria tradizione.
Perciò i piagnistei sul populismo, sul ritorno ai nazionalismi degli anni’30, alla guerra fredda, sono solo visioni parziali di un a profonda modifica culturale indotta dalla tecnologia, che da un lato amplia i nostri orizzonti, dall’altro ci rende curiosi di partecipare ad associazioni specializzate nella raccolta di funghi o nell’osservazione astronomica e , nell’universalismo imperante, ci rinvia a riferimenti identitari forti.
La Brexit è generata da queste pulsioni indotte dalle nuove tecnologie di rete, non è un fenomeno economico, ma un’espressione di un senso di identità insopprimibile, troppo facilmente liquidato, che poi è stato sempre presente nella storia della Gran Bretagna. Queste pulsioni si manifestano un po’ in tutta Europa specialmente nei Paesi di fresca libertà e di dimensioni più piccole.

L’unificazione europea è stato un processo tipico della paura del nemico nella guerra fredda, così come simmetricamente l’esplosione dell’URSS ha liberato identità nazionali che stavano insieme solo per forza no certo per libera aggregazione.
E l’impatto economico? Gli unionisti hanno preconizzato la fine dell’Inghilterra, come ai tempi del fascio, i liberisti brindano a una ritrovata autonomia e libertà e a futuri destini di sviluppo dell’area londinese.
Se guardiamo alle cifre relative gli scambi commerciali, l’Italia ha ben poco da temere, esportando in UK non più di 28 miliardi di $ su 500 complessivi, un po’ più del 5% delle esportazioni totali, meno che negli USA, e addirittura importando solo 10 miliardi di $ su 470 complessivi, il 2%.
Noi esportiamo macchinari, moda e cibo e certamente sono prodotti di PMI che saranno tassati e quindi penalizzati, ma facilmente reindirizzabili in altri Paesi.
UK che come l’Italia ha scambi con la UE del 60% del totale e viene subito dopo di noi come volumi di import – export, con bilancia commerciale in forte deficit, dovrà porsi qualche problema di sostituzione di circa 300 miliardi di $ di esportazioni verso UE, ma potrà sedersi al tavolo dei grandi del mondo, Cina, USA, India con grandi tradizioni mercantili, culturali e di immagine. La UE nel suo complesso si vedrà tassare con dazi le sue esportazioni in UK pari a circa 400 miliardi di $. In UE le PMI sono 10 volte mediamente più grandi delle nostre e perciò hanno fiato per resistere sia in termini di capitali che di marketing verso altre aree economiche.
Molto dipenderà comunque dal processo effettivo di esecuzione della Brexit, che non sembra rapido e durante il quale i perfetti negoziatori inglesi cercheranno come hanno sempre fatto con l’Europa di ottenere la libera circolazione delle merci e della finanza e di non avere nessun altro vincolo politico o regolamentare come piace tanto ai tedeschi, che fanno sembrare la UE come la vecchia URSS agli occhi dei liberisti britannici. Se gli accordi rimarranno di libera circolazione come nell’EFTA o con la Norvegia, il danno sarà ancora più limitato.

Nel complesso il tema economico non sembra grave come invece quello politico e culturale , che sarà senz’altro seguito da altri Paesi oggi nella UE, come quelli centroeuropei di VIsegrad, e forse anche dai Baltici fortemente identitari per ragioni di storiche pressioni polacco-russe sulla loro stessa sopravvivenza, per non parlare dell’Austria o delle stessa Francia.

di Prof. Massimo Merlino

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