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Somalia: la strage continua

Somalia: la strage continua

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Non si arresta l’ondata di atti terroristici in Somalia. Anche oggi la polizia somala rende noto che tre persone sono rimaste uccise e cinque ferite in un attentato. L’esplosione è avvenuta nel distretto Dayniile parte occidentale di Mogadiscio.

La bomba piazzata sul ciglio di una strada, pare aveva come obiettivo un veicolo del vice sindaco della capitale somala, Ali Yare ma ad essere colpiti sono stati per lo più studenti che tornavano a casa da scuola.

Nessun gruppo ha ancora rivendicato la responsabilità dell’esplosione ma i primi indiziati resta sempre il gruppo al-Shabaab, legato ad al-Qaeda.

Sabato scorso, invece, due esplosioni hanno devastato Mogadiscio1 causando circa 120 morti e 300 feriti; a detta del presidente Hassan Sheikh Mohamud, il numero è destinato ad aumentare. L’attacco è stato rivendicato dagli islamisti di Al-Shabaab.

Nel giro di pochi minuti i sono susseguite due esplosioni causate da altrettante autobombe nel centro della capitale somala.

Un automezzo carico di esplosivo è stato fatto esplodere nelle vicinanze del ministero dell’istruzione. Pochi minuti dopo si è verificata un’altra esplosione nella stessa zona di fronte ad un ristorante affollato. Alle esplosioni sono seguiti colpi di arma da fuoco contro il ministero.

Gli attacchi sono avvenuti nei pressi del trafficato incrocio di Zobe. Nello stesso luogo, all’incrocio K5, che è fiancheggiato da uffici governativi, ristoranti e chioschi un camion pieno di esplosivo è esploso il 14 ottobre 2017, uccidendo 512 persone e ferendone più di 290. L’attacco più mortale del Paese sempre ad opera di Al-Shabab.

Domenica scorsa, 23 ottobre, c’era stato un altro attacco, questa volta ad un hotel nel centro della città portuale di Kismayo, nel sud della Somalia. L’assalto è iniziato in tarda mattinata quando un’auto esplosiva ha prima speronato l’ingresso dell’Hotel Tawakal e poi, il commando armato, ha aperto il fuoco uccidendo nove civili e ferendone altri 47. Gli agenti di sicurezza hanno ucciso tre degli aggressori e un quarto è morto nell’esplosione della bomba.

Ad agosto, sempre il gruppo jihadista, ha lanciato un attacco di 30 ore con armi da fuoco e bombe contro l’ hotel Hayat di Mogadiscio, uccidendo 21 persone e ferendone 117.

Il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud, eletto a maggio, si è impegnato dopo l’assedio di agosto a condurre una “guerra totale” contro il gruppo. I combattenti risposero uccidendo importanti leader di clan in un apparente tentativo di dissuadere il sostegno a quell’offensiva governativa.

Proprio sabato si stava svolgendo a Mogadiscio un meeting tra il presidente, il primo ministro e altri alti funzionari in cui si è discusso di sicurezza della capitale.

Gli alleati internazionali della Somalia tra cui le Nazioni Unite, la Turchia e la forza dell’Unione africana incaricata di aiutare le forze somale ad assumere la responsabilità della sicurezza entro la fine del 2024, hanno condannato gli attacchi. La missione dell’UA ATMIS, su Twitter, ha dichiarato che “questi attacchi sottolineano l’urgenza e l’importanza critica dell’offensiva militare in corso per degradare ulteriormente Al-Shabaab”.

La Turchia, in una nota del ministro degli esteri ha dichiarato: “siamo profondamente rattristati nell’apprendere che molte persone hanno perso la vita e sono rimaste ferite negli attacchi terroristici che hanno avuto luogo oggi (29 ottobre) a Mogadiscio, in Somalia. Condanniamo questi atroci attacchi terroristici nei termini più forti possibili”.

Gli Stati Uniti hanno rischierato le loro truppe di terra in piccoli numeri in Somalia nel maggio 2022. Sul finire del 2020 il segretario alla Difesa statunitense ad interim Miller, aveva presentato il piano sul ritiro dei soldati Usa dalle missioni all’estero voluto da Trump. Oltre al ritiro totale dei soldati dall’Afghanistan e dall’Iraq il progetto prevedeva anche il ritiro delle truppe americane dalla Somalia. Pochi mesi dopo la gran parte delle truppe è stata ridistribuita su altri territori quali Gibuti e Kenya, dove gli Usa hanno delle basi aeree dalle quali lanciano missioni contro Al-Shabaab.

Il personale statunitense ha addestrato e sostenuto le forze somale, comprese le sue forze speciali, in operazioni antiterrorismo.

Diverse negli ultimi mesi sono stati gli attacchi americani ad obiettivi del gruppo jihadista. L’ultimo quello del 23 ottobre scorso quando in coordinamento con il governo somalo, l’AFRICOM ha condotto un raid aereo in difesa dell’esercito, vicino a Buulobarde, contro Al-Shabaab. Due terroristi sono rimasti uccisi e nessun civile coinvolto.

All’inizio dell’estate, il presidente Joe Biden è stato sollecitato dal segretario alla Difesa, L.Austin, a mantenere un contingente fisso in Somalia per “consentire una campagna più efficace contro al-Shabaab, che si è rafforzato e costituisce un pericolo maggiore”.

Non dimentichiamo che nella limitrofa Etiopia il conflitto del Tigray (vedi Etiopia, il conflitto e la catastrofe umanitaria dimenticata) rischia di avere conseguenze ben oltre i propri confini visto che anche l’esercito etiope è impegnato nella lotta contro Al-Shabaab in Somalia.

La Somalia rimane fondamentale per il contesto di sicurezza in Africa orientale e strategicamente importante anche per l’Italia vista la sua posizione geografica.

Fonte: Difesaonline.it

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