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Infrastrutture e logistica: Turchia accordi bilaterali con l’ Italia

Il terzo vertice intergovernativo tra Italia e Turchia conclusosi pochi giorni fa ha prodotto, oltre alla ricucitura dei rapporti deterioratisi dopo le uscite di Draghi dello scorso anno a proposito del sofagate, nove accordi bilaterali che mirano a raggiungere già nel 2022 un interscambio commerciale fra i due paesi pari a 25 miliardi di dollari.

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Tra gli argomenti oggetto delle intese, insieme allo scambio di informazioni sulle tecnologie legate alla difesa la difesa, le Pmi, il riconoscimento delle patenti di guida e una maggiore collaborazione per quel che riguarda la protezione civile e lo sviluppo sostenibile, vi sono quelli legati all’alta velocità ferroviaria. Infatti, in occasione degli incontri svoltisi ad Ankara, il Ceo di Alstom Italia, Michele Viale, ed il ministro dei trasporti, Adil Karaismailoglu, hanno concordato la fornitura alla Turchia da parte della multinazionale francese, di 96 treni ad alta velocità modello “Pendolino Avelia” prodotti negli stabilimenti di Savigliano (Cuneo) per un valore di circa 2 miliardi di euro. Successivamente con la firma del memorandum of understanding, verranno definiti dettagli e tempistiche per giungere alla firma vera e propria dell’accordo, che contiene tra l’altro la possibilità di arrivare in futuro sino a 200 treni. Alstom, presente in Turchia da oltre 60 anni, già fornisce veicoli ferroviari, sistemi di transito per metropolitane e tram, unitamente alla tecnologia di segnalamento e controllo dei treni; infatti nel febbraio del 2021 ha completato e messo in servizio per l’amministrazione delle Ferrovie dello Stato Turche (TCDD), un sistema di interlocking che copre i 328 km delle linea Eskisehir-Kutahya-Balikesir. La presenza italiana nel settore trasporti era già consolidata dal 2017 allorché all’apertura dell’autostrada sotto il Bosforo, il tunnel Eurasia, contribuì per la supervisione dei lavori e la revisione del progetto Italferr, società di ingegneria del Gruppo FS.

Il piano turco per i trasporti e la logistica

Le connessioni infrastrutturali sono uno delle leve con cui la Turchia vuole fare perno per ricoprire un ruolo centrale. In tale direzione il Piano generale dei trasporti e della logistica, i cui lavori preparatori si sono conclusi nell’aprile di quest’anno, rappresenta uno strumento molto importante per determinare le priorità degli investimenti nel settore dei trasporti con una prospettiva che guarda al 2053 e che per il Ministro dei Trasporti Karaismailoglu, ha un significato un importante per il rilancio su scala mondiale delle infrastrutture e delle comunicazioni turche. Nell’ambito di questa strategia trentennale, la Turchia investirà 197,9 miliardi di dollari nel trasporto e nelle comunicazioni ferroviarie, stradali, marittime e aeree. Si prevede inoltre che tali sforzi contribuiranno ad aggiungere oltre 1 trilione di dollari al PIL e 1,36 trilioni di dollari alla produzione, oltre a creare occupazione per 27,7 milioni di persone. Il piano aiuterà così a trasferire l’onere del trasporto terrestre sulle ferrovie. Tra gli obiettivi poi vi sono tutti quegli stimoli in grado di favorire la produzione ad alto valore aggiunto, sviluppare la logistica e migliorare i corridoi, in modo da facilitare l’accesso a nuovi mercati e giungere alla creazione di filiere autonome dimostratesi, soprattutto in questo periodo di crisi, cruciali per l’economia europea e per troppo tempo sottovalutate. Non manca anche nell’ambizioso piano di sviluppo il riferimento ad un sistema che risponda ai bisogni della società, unendo alla crescita economica, la sostenibilità ambientale. Da questo punto di vista già ad inizio anno il governo del Regno Unito ha accettato di fornire alla Turchia 2,1 miliardi di euro di finanziamenti ecologici per un progetto di ferrovia elettrica ad alta velocità. In una simile cornice i treni occupano un ruolo determinante visto che la previsione al 2053 è quella di realizzare 8.554 km di linee ferroviarie, di cui 6.425 km rapide, 1.474 km di linee convenzionali, 393 km di linee ad alta velocità e 262 km di linee ferroviarie ad altissima velocità capace di raggiungere i 400 km/h tra Ankara ed Istanbul. È inoltre prevista la realizzazione della linea di 1.179 km tra Kapıkule – Ankara- Mersin tra il 2023 e il 2029. Una tratta fondamentale nella via centrale della Via della Seta del ferro fra Cina ed Europa così come la linea di 1.097 km tra Ankara – Zengazur (Azerbaigian) i cui lavori verranno avviati nel 2029. La presenza di Alstom in Turchia non rappresenta dunque una novità, e forte delle diverse partecipazioni nei progetti di ammodernamento della rete infrastrutturale del paese, potrà senz’altro rappresenta un partener importante per finalizzare i target del piano.

Le infrastrutture come strumento di proiezione internazionale e consenso interno

Se già nel concetto di profondità strategica, Davutoglu aveva intuito quale potesse essere il nuovo ruolo del paese all’indomani della fine della guerra fredda, con Erdogan l’idea che la Turchia rappresenti un blocco terreste (e non solo) che va dai Balcani al Caucaso passando per il Medio Oriente, in grado di riscoprire una propria autonomia, passa anche dai progetti infrastrutturali. Come è stato opportunamente evidenziato da Filippo Verre, la leadership di Recep Tayyip Erdogan si basa in maniera significativa sullo sviluppo di moderne infrastrutture, sia per l’accrescimento del consenso interno che in ragione di uno storico divario che fin dai tempi della Sublime Porta, ha rappresentato un vero e proprio tallone d’Achille. Secondo l’ex sindaco di Istanbul la Turchia, infatti, non si accontenta di ciò che ha in possesso, bensì vuole il posto che merita nel nuovo ordine politico ed economico anche attraverso investimenti come quelli per rinnovare ed incrementare i trasporti. Con questa lente vanno lette le sue dichiarazioni in occasione della presentazione del Piano, con cui la Turchia mira a diventare una superpotenza logistica in una geografia che va da Londra a Pechino, dalla Siberia al Sud Africa. Sotto tale punto di vista, la portualità e la logistica rappresentano risorse strategiche decisive per mantenersi competitivi nel Mediterraneo. D’altronde come dimostrato anche nel Liner Shipping Connectivity Index dell’Unctad, le connessioni turche sono cresciute in maniera importante facendo registrare una presenza sempre maggiore di compagnie nei porti anatolici oltre alla capacità di accogliere grandi navi e servire più destinazioni. Uno dei bracci operativi della strategia portuale turca nel Mediterraneo è rappresentato dal colosso Yilport Holding che ha in concessione aree portuali a Mairsaxlokk (Malta) e a Taranto in Italia. Una realtà protesa all’espansione, dunque, forte anche del nuovo concetto Mavi Vatan- Patria Blu espresso dall’ammiraglio Gurdeniz e totalmente sposato da Erdogan il quale, giova ricordarlo, è intenzionato a costruire un canale artificiale, simile a quello di Panama o di Suez, che collegherà il Mar di Marmara al Mar Nero; il Kanal Istanbul tagliando la parte europea ad ovest rappresenterebbe secondo il Governo un investimento molto intelligente, visti gli introiti che si incasseranno sul passaggio delle navi, a differenza dello Stretto naturale del Bosforo, uno dei tratti di mare più trafficati e di complessa navigazione al mondo con oltre 40.000 navi all’anno e che potrà essere così decongestionato e più sicuro. Il faraonico progetto rappresenta solo l’ultimo di quelli intrapresi da Erdogan dal 2013, quando annunciò investimenti per 200 miliardi di dollari in 10 anni, con obiettivo 2 trilioni di dollari di Pil entro il 2023, anno di ricorrenza del centesimo anniversario della fondazione della moderna repubblica turca.

Fonte: Geopolitica.info

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