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Torna la febbre da materie prime: investimenti (e prezzi) non correvano così dal 2008

Torna la febbre da materie prime: investimenti (e prezzi) non correvano così dal 2008

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materie-prime-768x402La febbre sui mercati delle materie prime è di nuovo alta. Il comparto, reduce da anni di pesanti ribassi, nel 2016 sta registrando una performance che ha dell’incredibile: il Bloomberg Commodity Index, che rispecchia l’andamento di 22 prodotti, da ieri è in bull market, avendo recuperato oltre il 20% dai minimi di gennaio, quando era sceso a livelli che non si vedevano da 13 anni.
Nel corso del 2016 l’indice ha guadagnato il 12%, meglio di qualunque altra class: i mercati azionari globali sono in rialzo di poco più del 2%, quelli obbligazionari di circa il 6%. Un avvio d’anno così scoppiettante non si era mai visto, con la sola eccezione del 2008, quando il petrolio si era spinto fino a sfiorare 150 dollari al barile, un record storico (salvo poi precipitare in autunno con la crisi finanziaria).
Di pari passo stanno di nuovo crescendo gli investimenti. Dopo tre anni di flussi netti negativi, il patrimonio gestito nel 2016 è aumentato di 60 miliardi di dollari, stima Barclays, a 220 miliardi. All’inizio a trainare erano gli Etf su oro e petrolio, ma di recente – osserva la banca – l’attenzione è tornata anche sugli indici. Merito forse proprio delle buone performance, oltre che di una minore correlazione con altri asset, che favorisce la diversificazione del portafoglio.
Come nel 2008, anche oggi il petrolio sta dando un contributo importante ai rialzi. Il barile ha recuperato più dell’85% dai minimi pluriennali di gennaio e ieri il Brent ha aggiornato il massimo da 7 mesi, a 50,83 $/barile, sostenuto da un ulteriore aggravarsi della situazione in Nigeria, dove ci sono stati nuovi sabotaggi a oleodotti. Il Paese africano ha già perso almeno 500mila barili al giorno di produzione, neutralizzando l’effetto del ritorno sul mercato dell’Iran dopo le sanzioni.
Le relazioni nell’Opec si sono in apparenza rasserenate al vertice di giovedì scorso, ma nel weekend le politiche commerciali dell’Arabia Saudita hanno confermato che la competizione rimane forte: Saudi Aramco nei listini di luglio ha alzato i prezzi per Asia e Stati Uniti, dove la domanda è forte, ma li ha abbassati in Europa, verosimilmente per sfidare i barili iraniani.
Non è solo il petrolio comunque a far correre il comparto delle materie prime. Superstar nel 2016 è in realtà la soia, vittima del maltempo che ha devastato i raccolti in Argentina: la farina di soia è in rialzo del 58% da inizio anno, i semi del 33%, più o meno come il Brent.
Hanno guadagnato oltre il 20% anche lo zucchero e lo zinco, mentre oro e argento registrano rialzi di poco inferiori. Proprio ieri il metallo giallo è risalito a 1.250 $/oncia, spinto dal nuovo cambio di aspettative sulle politiche monetarie della Fed, dopo il dato di venerdì, che ha mostrato il più basso numero di nuovi occupati da 5 anni negli Usa in maggio. Il dollaro, tornato a indebolirsi, sta favorendo tutte le commodities, che sono quotate nella divisa americana. Ma i rialzi – ad esempio sul minerale di ferro e la vergella di acciaio – stanno tornando anche in Cina, dove sembrava che i regolatori fossero riusciti a spegnere gli eccessi speculativi che alimentavano una bolla di mercato.

Fonte: lamescolanza.com

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