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L’ Euro digitale?

La Bce accelera. Al via i primi test di pagamento con le più importanti aziende del settore. Roberto Catanzaro (Nexi): "Se si farà, pagheremo con gli euro digitali in modo simile a come oggi paghiamo con le carte"

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Cinque aziende selezionate e cinque simulazioni di pagamento, da realizzare entro il 2023. La Banca Centrale Europea fa un altro passo verso l’euro digitale. La data di entrata in funzione, secondo la tabella di marcia, è il 2026. Salvo imprevisti. Per questo l’Eurotower, in fase di sperimentazione, ha selezionato cinque grandi aziende del settore per testare altrettante tipologie di pagamento con euro digitale. Tra queste, l’italiana Nexi: “Porteremo il nostro contributo sul fronte dell’accettazione dei pagamenti in digital euro con il Pos” spiega Roberto Catanzaro, Chief Strategy & Transformation Officer dell’azienda e membro del Digital Euro Market Advisory Group: “Il funzionamento sarà sostanzialmente uguale a oggi, quando paghiamo con la carta al negozio”. Da Francoforte dunque accelerano, anche perché l’Ue sconta un certo ritardo nello sviluppo della sua Cbdc rispetto, ad esempio, allo yuan digitale emesso all’inizio dell’anno dai cinesi.

Ma in gioco, quando si parla di valute digitali emesse dalle banche centrali (Cbdc), non c’è solo la geopolitica. Qua si tratta soprattutto di favorire un’ulteriore inclusione finanziaria dei cittadini dell’Eurozona. Il piano, che dovrebbe realizzarsi nel giro di quattro anni, prevede l’emissione di un alter ego digitale dell’euro che vada progressivamente a sostituire parte delle transazioni in contanti fisici. Di lati positivi ce ne sono diversi: dalla digitalizzazione del continente fino alla lotta all’evasione fiscale. Il progetto dell’euro digitale, avviato nel luglio 2021, ora è pronto per la fase di sperimentazione.

Nell’ambito di questa, la Bce ha di recente selezionato cinque aziende per sviluppare e testare una possibile interfaccia utente per i pagamenti in euro digitali. Lavorando a stretto contatto con il team dell’Eurotower, si legge nel comunicato ufficiale, le aziende si focalizzeranno ognuna sullo sviluppo di una specifica interfaccia. La spagnola CaixaBank si occuperà di pagamenti peer-to-peer online. I francesi di Wordline faranno lo stesso ma a livello fisico. Ci sarà spazio anche per i pagamenti via e-commerce, dove ovviamente non si poteva non chiamare Amazon. Infine, lo sviluppo dei pagamenti via Pos: la European Payments Initiative e l’italiana Nexi.

“Siamo stati scelti tra oltre cinquanta aziende – spiega ad HuffPost Roberto Catanzaro di Nexi – perché nel mondo dei servizi per i merchant, dell’accettazione dei pagamenti, ci sono poche aziende europee che hanno la nostra scala. Abbiamo clienti che vanno dai grandi retailer fino ai piccoli negozi, fisici e e-commerce”. I numeri in effetti parlano chiaro: Nexi è presente in 25 paesi e serve il 65% dei cittadini europei, per un totale di 160 milioni di carte di pagamento gestite e 2,4 milioni di merchant serviti. “Ci occuperemo di sviluppare il pilota per l’accettazione dei pagamenti in digital euro con il Pos. Il funzionamento? Sarà sostanzialmente lo stesso dei pagamenti che oggi vengono effettuati con carta: il merchant definisce l’importo da pagare sul Pos, basta schiacciare un tasto e il gioco è fatto”.

Ancora ci sono molte incertezze sulla forma e l’ampiezza che otterrà – se si farà – la criptovaluta della Bce. Ma secondo Catanzaro una cosa è certa: “Il pagamento con euro digitale dovrà essere un’esperienza molto vicina ai sistemi attuali. Meno sconvolgiamo le abitudini delle persone e più sono le possibilità che si affermi come un mezzo diffuso e popolare”. Per immaginarci come saranno i pagamenti con l’euro del futuro, basta pensare a quello che già abbiamo con strumenti tecnologici già in uso sui nostri smartphone: “Stiamo parlando di qualcosa di simile a Apple o Google Pay. Attivi il wallet fornito dalla tua banca, in questo caso contenente euro digitali, e lo avvicini al terminale per completare il pagamento. Un tasto e il gioco è fatto. Ecco su cosa stiamo lavorando”.

Questa fase di sperimentazione – l’investigation phase – si concluderà ufficialmente a ottobre 2023. A quel punto la Bce valuterà il tipo di infrastruttura (centralizzata o decentralizzata), le possibili conseguenze sul mercato e se sono necessarie modifiche alla legislazione attuale. Solo a quel punto verrà deciso se procedere con lo sviluppo vero e proprio della moneta digitale. È sottinteso, però, che difficilmente l’euro digitale non vedrà la luce. Soprattutto considerando che nel mondo sono già operative o in fase di avanzata sperimentazione altre monete digitali emesse da banche centrali: lo yuan della Repubblica Popolare Cinese in particolare.

Il progetto di euro digitale, d’altronde, servirà a preservare la sovranità europea. Concetto ribadito a più riprese da Fabio Panetta, componente italiano del Comitato esecutivo della Bce: “Bisogna considerare – avvertiva Panetta lo scorso gennaio – l’eventualità che soluzioni di pagamento digitali non europee e tecnologie gestite da operatori esteri possano assumere un ruolo dominante nel nostro mercato dei pagamenti al pari di quanto già avviene in alcuni segmenti come le carte e i pagamenti online”. Senza considerare, tra l’altro, l’enorme vantaggio che i paesi emettitori di Cbdc potrebbero ottenere nei pagamenti transfrontalieri: “Le Cbdc offrirebbero benefici in termini di scalabilità di efficienza, liquidità e sicurezza, favorendo l’attrattività della valuta a livello internazionale”. Ecco spiegato perché piacciono così tanto agli sfidanti di dollaro ed euro.

Fonte: Huffpost.it

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