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Rapporto Consob su sostenibilità e imprese: il 69% delle società quotate utilizza le Dichiarazioni non Finanziarie

Per Consob le Dichiarazioni non finanziarie sono un adempimento che può introdurre meccanismi per “una progressiva trasformazione culturale”. Con un impatto anche sulla remunerazione degli AD

Rapporto Consob su sostenibilità e imprese: il 69% delle società quotate utilizza le Dichiarazioni non Finanziarie

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I temi della sostenibilità sono entrati a far parte sempre più stabilmente dei processi decisionali delle aziende a partire dai consigli di amministrazione e l’impatto si vede anche sulle remunerazioni degli amministratori delegati delle società italiane, nei road show, nei Piani strategici delle società.
Sono alcune delle considerazioni emerse dal Rapporto 2021 sulla rendicontazione non finanziaria delle società quotate italiane, con il quale Consob esamina per il quarto anno le dichiarazioni non finanziarie (Dnf) che le quotate sono tenute a presentare annualmente in base al Dlgs 54/2016 di recepimento della Direttiva 2014/95/EU.
L’analisi riguarda, tra le altre cose, i comportamenti che possono segnalare progressi nel processo di trasformazione culturale legato alla considerazione dei fattori ESG (Environmental, Social and Governance) nella definizione di modelli di business, strategie aziendali e modelli di corporate governance. Il Rapporto Consob mostra che nel corso del 2021 hanno pubblicato una Dichiarazione non finanziaria , 151 società quotate, rappresentative del 69% del listino e del 97% circa della capitalizzazione di mercato a fine 2020. Fra queste sono comprese anche 2 società che hanno redatto il documento su base volontaria.

Consob: l’adempimento porta a una trasformazione culturale

La dichiarazione non finanziaria occupa un posto di rilievo nei piani di comunicazione delle grandi aziende, chiamate a fare la loro parte per migliorare la sostenibilità ambientale, l’inclusione e l’equità sociale puntando a fare impresa in modo più etico e circolare, senza sacrificare il profitto, ma restituendo alla comunità di riferimento, ai consumatori, ai dipendenti una quota del valore realizzato sotto forma di un uso più rispettoso delle materie prime e dell’energia, di progetti di inclusione sociale e crescita personale. Quella che nel mondo anglosassone viene definita Corporate Social Responsibility.
Spesso le aziende vedono nella capacità di comunicare il proprio impegno verso temi rilevanti per la collettività un’ottima opportunità per ingaggiare non solo i clienti finali ma anche i business partner, gli investitori e i dipendenti.

Per Consob è un adempimento che può introdurre meccanismi per “una progressiva trasformazione culturale innescata dalla considerazione della sostenibilità nel processo decisionale aziendale riconducibile a tre fasi: Consapevolezza, Capacità e Coinvolgimento”, dice nel Rapporto.

In sede Ue oltre tutto è stata già prevista per i prossimi anni l’introduzione di un Report di sostenibilità, che comporterà un allargamento sensibile delle società obbligate a presentare la propria carta di identità ai fini Esg (environmental, social, governance). Si calcola che in futuro l’obbligo correrà per circa 2-3mila società italiane, a partire in modo scaglionato dal 2024.

L’analisi di materialità utilizzata da tutte le società

Sono molto variegate le soluzioni adottate dalle società per integrare la Dnf, ma emerge più consistente la cosiddetta analisi di materialità (ovvero quella che permette di individuare gli aspetti legati alla sostenibilità più rilevanti per l’azienda, oltre che per i suoi stakeholder) che è stata svolta da tutte le società al fine della redazione della Dnf, dice la Consob: l’analisi di materialità è stata aggiornata rispetto al 2020 in 120 casi. Nell’ambito dell’aggiornamento e al fine di mappare i temi più rilevanti, le società hanno coinvolto gli organi interni in 116 casi (114 nel 2020) e, in particolare, il top management in 83 casi (74 nel 2020).

Coinvolto l’intero consiglio di amministrazione con specifiche linee guida

In questa analisi sempre più spesso viene coinvolto l’intero consiglio di amministrazione: indicato da 51 società a fronte di 39 nel 2020, mentre il numero di emittenti che ha erogato induction sui temi ESG ai membri dell’organo di amministrazione è aumentato da 32 a 53.

A proposito di board e sostenibilità, Consob inoltre segnala che nel corso del 2021, tra le 49 società che hanno redatto la Dnf e hanno rinnovato il board, 34 hanno pubblicato linee guida per la nomina del nuovo consiglio di amministrazione o hanno dato indicazioni sulla composizione desiderata del consiglio nell’ambito della relazione illustrativa sulle materie all’ordine del giorno dell’assemblea chiamata a deliberare la nomina del nuovo organo amministrativo.

Secondo Consob “per la prima volta si osserva un riferimento ai temi riguardanti rispettivamente il successo sostenibile e la creazione di valore nel lungo periodo (8 citazioni), le strategie di lungo periodo (oggetto di tre induction) e le remunerazioni sostenibili (5 casi)”.

I temi Esg coinvolgono anche nelle politiche di remunerazione

Un significativo aumento è stato rilevato per il numero di imprese che dichiarano di considerare i temi ESG anche nelle politiche di remunerazione degli amministratori delegati (106 da 63 nel 2020), contribuendo così ad accelerare il processo di trasformazione. Il riferimento a tali fattori riguarda le remunerazioni di breve termine in 97 casi e la componente di lungo termine in 56.
Una propensione più accentuata per l’inclusione dei temi di sostenibilità nella remunerazione dei manager è riscontrabile tra le società di maggiori dimensioni, appartenenti all’indice Ftse Mib (30 casi, pari al 91% dell’indice) o al Mid Cap (27 casi, pari al 73% dell’indice).
Non emergono differenze significative tra settori, considerando che il collegamento tra compensi e fattori ESG si riscontra in 24 emittenti finanziari (49% del settore), 59 industriali (47% del settore) e 23 imprese di servizi (45%).
C’è semmai una differenza più significativa legata al tipo di controllo della società: i compensi sostenibili sono previsti più frequentemente nelle imprese controllate dallo Stato o da enti pubblici e le imprese per le quali non è possibile individuare un ultimate controlling agent (rispettivamente nell’80% e nel 62% dei casi).
La quota della remunerazione di breve periodo legata a fattori ESG è pari in media al 20%, in lieve aumento rispetto al 2020, quando era il 17%. Con riferimento alla remunerazione variabile di lungo periodo, la porzione legata a fattori ESG è pari in media al 18%, oscillando tra un valore minimo del 5% e un massimo del 35%.

Attenzione a diversità, inclusione, smart working, formazione

La sostenibilità non riguarda solo i temi cosiddetti green, ovvero di sostenibilità ambientale, ma anche quelli legati alla governance delle società e ai fattori sociali. Tra questi ultimi i più rilevanti per la remunerazione dell’amministratore delegato, in linea con il 2020, quelli che riguardano i dipendenti sono i più diffusi (diversità e inclusione, smart working, formazione; 44 casi), seguiti dal riferimento alla riduzione del tasso di infortuni sul lavoro (17 casi) e alla customer satisfaction (16 casi). Inoltre per la prima volta vengono segnalate tre società che ancorano la remunerazione alla capacità dell’amministratore delegato di integrare i fattori Esg lungo la catena di fornitura.

I fattori Esg entrano nei road show e nei Piani strategici

Per cogliere l’integrazione dei fattori ESG nella visione aziendale, sono state analizzate anche le sintesi dei Piani strategici presentati agli investitori nei road show e disponibili nella sezione Investor Relation dei siti web delle società. Nel 2021, le sintesi sono state pubblicate da 63 imprese, di cui 30 hanno menzionato alcune considerazioni di business a lungo termine, 16 hanno collegato la strategia agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite e 8, attive nel settore Energia/Oil e Gas, hanno integrato pienamente nella loro comunicazione tematiche che generano valore nel breve e nel lungo termine, descrivendo le connessioni tra questioni finanziarie e non finanziarie.

Crescono l’utilizzo di piattaforme dedicate e l’analisi dei dati

Nell’ambito del processo di identificazione dei temi materiali, 14 società (12 nel 2020) hanno fatto ricorso a piattaforme dedicate all’interazione con gli stakeholders o a software per l’utilizzo di metodologie avanzate di analisi dei dati. Inoltre, 26 emittenti (20 nel 2020) hanno predisposto un apposito sistema informativo di raccolta delle informazioni non finanziarie utili per la redazione del documento. Nel complesso, sono 58 le società che, ai fini dell’individuazione dei temi materiali, hanno esplicitato sia di aver preso in considerazione i punti di vista dell’azienda e degli stakeholders esterni sia le relative modalità di coinvolgimento, seguendo le best practices, in accordo con le indicazioni delle GRI Sustainability Reporting Guidelines e del IIRC Integrated Reporting Framework.

Fonte: Firstonline.it

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