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Nuovo Btp, richieste per oltre 65 miliardi, quasi 5 miliardi dalle banche collocatrici

Il Tesoro ha concluso, via sindacato, la seconda emissione dell'anno dopo quella di febbraio. Rendimento dello 0,96%, al rialzo sul governativo decennale precedente collocato a febbraio

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Il Mef ha chiuso il collocamento di un nuovo Btp decennale, con scadenza a dicembre del 2031, che sostituirà come benchmark l’emissione di agosto 2031 con una cedola dello 0,6% (rende lo 0,92%). Le richieste da parte del mercato sono per oltre 65 miliardi di euro, di cui 4,55 miliardi per conto del consorzio di banche collocatrici, a fronte di un collocamento finale di 10 miliardi di euro.  A operare come bookrunners oggi sono Bnp Paribas, Credit Agricole Cib, Goldman Sachs Europe, Hsbc e Banca Imi Intesa Sanpaolo.

L’annuncio è stato dato ieri dal Tesoro e subito il rendimento del governativo decennale è salito di 2 punti base. L’operazione sindacata ha visto il rendimento viaggiare in avvio attorno a 9 punti base sopra quello del governativo in circolazione per poi scendere a 6 punti grazie alla foete domanda: il valore di reoffer è stato di 99,923, il rendimento del 96%.

Come ricordano gli analisti di Unicredit, si tratta della seconda emissione con questa lunghezza nel 2021 dopo il collocamento via sindacato (agosto 2031) effettuato lo scorso febbraio quando il Mef emise 10 miliardi di debito e 4 miliardi di BtpEi con scadenza a maggio 2051. Secondo le attese degli economisti della banca milanese, oggi il Tesoro avrebbe potuto ampliare l’operazione a 12 miliardi di euro. Interpolando la curva dei rendimenti con il decennale (cedola 0,6%) e il titolo al 2032 (cedola 1,65%), le attese degli analisti erano di un fair value dello 0,94% (più basso di quanto avvenuto nel corso della giornata) per il nuovo decennale alla fine del collocamento, ovvero 3 punti base sopra il benchmark precedente (2031).

“Nel corso degli ultimi mesi”, ha spiegato a milanofinanza.it Giacomo Alessi, analista di Marzotto Sim, “abbiamo assistito ad un repentino rialzo dei tassi di interesse dovuto principalmente alle spinte inflattive di importazione statunitense”. Il decennale italiano, dopo aver fatto registrare il proprio minimo storico in termini di rendimento “durante la seconda metà di febbraio allo 0,45% è velocemente balzato fino all’1,15% di metà maggio”, ha aggiunto l’esperto. Attualmente il livello “sembra essersi stabilizzato in area 0,9% con la possibilità di stringere ulteriormente grazie anche al movimento del Bund”. Per Alessi a fine asta il rendimento del nuovo titolo dovrebbe dovuto attestarsi allo 0,98%.

Secondo gli strategist sui tassi della banca giapponese Mizuho, l’Italia avrebbe potuto raccogliere da 8 a 10 miliardi di euro tramite il collocamento sindacato di nuovi Btp a dieci anni. Anche in questo caso Mizuho vedeva in mattinata il fair value del nuovo bond italiano da tre a quattro punti base sopra il rendimento dell’attuale benchmark all’agosto 2031.

Sull tutela dei governativi dell’Eurozona da parte della Bce, che dovrà esprimersi giovedì, è tornato oggi Mfs IM. Sebbene l’emissione di titoli di Stato nell’Eurozona nel terzo trimestre sia destinata a diminuire rispetto al secondo trimestre e il miglioramento delle prospettive economiche potrebbe anche tradursi in disavanzi inferiori alle attese per alcune delle principali economie dell’area, la Banca centrale europea farà del suo meglio per proteggere il mercato dai timori sul tapering. Lo ha scritto oggi Annalisa Piazza, analista di ricerca sul reddito fisso per conto di Mfs Investment Management.

“Escludiamo che la Bce sia pronta a lasciare che il mercato abbia paura di un tapering”, ha spiegato Piazza. Mfs IM prevede che gli acquisti di Francoforte nell’ambito del Programma di acquisto di emergenza pandemica nel terzo trimestre saranno ancora descritti come “significativamente più alti” rispetto all’inizio del 2021.

Fonte : www.milanofinanza.it

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