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Analisti: Intesa è una delle banche che rendono di più in Europa, almeno il 9%

Secondo i calcoli di Morgan Stanley e Kwb, il ritorno cumulativo al 2025 fra cedole e buyback è di oltre il 42% della capitalizzazione di mercato, uno dei valori più alti in Europa. Dbrs Morningstar: piano prudente, non tiene conto del futuro rialzo dei tassi

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Gli analisti hanno espresso oggi pareri tutti positivi sui conti e sul piano industriale 2022-2025 di Intesa Sanpaolo. Equita Sim (Buy, target price 2,9), sottolinea per il 2022 la proposta di ritorno per gli azionisti per un totale di 4,9 miliardi, costituito da 1,5 miliardi di cedole (7,72 centesimi per azione) di saldo dividendi 2021 dopo l’interim pagato lo scorso novembre (7,21 centesimi) cui si aggiungerà un buyback di 3,4 miliardi. Il pagamento del buyback, pari al 6% della capitalizzione di mercato, che verrà effettuato nel corso del 2022, “è la principale sorpresa rispetto alle nostre attese, che non avevano assunto alcuna ulteriore remunerazione oltre al pagamento del dividendo”, scrive la Sim milanese.

KBW (Outperform, 2,7 euro) spiega che il piano è migliore del consenso sulla distribuzione del capitale in quanto punta a oltre 22 miliardi per il periodo 2021-25 rispetto al consenso a per 20,6 miliardi (incluso l’acconto sul dividendo già pagato a fine 2021). Il ritorno cumulativo a fine piano fra cedole e buyback è di oltre il 42% della capitalizzazione di mercato, pari quest’anno “al 9% calcolando il dividendo rimanente da pagare dopo l’acconto di novembre 2021 e il riacquisto relativo agli utili dello scorso anno.

Nicola De Caro, analista di Dbrs Morningstar, mette in evidenza che  Intesa ha riportato risultati solidi nel 2021, con un utile netto sui dodici mesi di circa 4,2 miliardi, con un incremento del 28% rispetto al 2020, o del 19% escludendo l’impatto dell’acquisizione di Ubi Banca e la svalutazione dell’avviamento nel 2020. La performance del 2021 è stata “supportata da un significativo incremento delle commissioni nette, da un’adeguata gestione dei costi e dalla riduzione delle rettifiche su crediti”. Le commissioni nette, invece, si sono attestate ad un “livello record nel quarto trimestre del 2021 e complessivamente nell’anno, supportate da un buon andamento di Asset Management, Bancassurance e servizi bancari tradizionali”. Il cost-to-income ratio si è attestato al 52,5% nel 2021, in riduzione di circa 1,6 punti percentuali rispetto al 2020.

Il costo del rischio per il 2021 è risultato pari a 59 punti base, in riduzione rispetto ai 97 punti del 2020 che scontavano l’aumento di rettifiche dovute all’emergenza pandemica. Tuttavia, il 2021 “risente dell’impatto cospicuo di rettifiche one-off nel quarto trimestre, dovute all’accelerazione del piano di de-risking della banca, che hanno rappresentato circa il 60% delle rettifiche totali, pari a 34 punti base”, prosegue Dbrs Morningstar. Ciò ha consentito ad Intesa di raggiungere dei livelli di Npl ratio lordo e netto del 3,2% e 1,5% rispettivamente a fine dicembre, destinati a ridursi ulteriormente nei prossimi trimestri al completamento delle cessioni previste per 5 miliardi di Npl, i cui costi sono stati completamente spesati nel 2021.

Il nuovo Business Plan di Intesa, prosegue Nicola De Caro, prevede un utile netto di 6,5 miliardi nel 2025, con un incremento di circa il 54% rispetto a 4,2 miliardi del 2021 (o del 24% escludendo le rettifiche su crediti straordinarie), che implica una crescita annua composta (Cagr) 2021-2025 di circa il 12%. Ciò si tradurrebbe in un Return on Tangible Equity (Rote) del 14%, in aumento rispetto al 9% del 2021. Il piano prevede distribuzioni di utili superiori a 22 miliardi, basati su un pay-out ratio del 70% in arco piano 2021-2025, in linea con i livelli attuali, e riacquisto azioni proprie di circa 3,4 miliardi nel 2022. Stante i livelli maggiore di utile netto previsto, ciò implicherebbe un livello maggiore di distribuzione agli azionisti rispetto ai 19 miliardi distribuiti negli anni 2014-2021.

Dbrs Morningstar ritiene che le assunzioni di base del piano siano “prudenti, specialmente in termini di tassi d’interesse con un Euribor medio ad 1 mese negativo (-0,5%) costante in arco piano. Pertanto, Intesa potrebbe sfruttare eventuali upside derivanti da un incremento dei tassi”. Nell’arco del piano, Intesa prevede di mantenere un Npl ratio netto inferiore all’1% secondo la definizione Eba, “che pone la banca allo stesso livello dei best in class in Europa”. La banca punta ad ottenere un risparmio costi complessivo di circa 2 miliardi grazie ad una riduzione dell’organico e delle filiali, supportato “da ingenti investimenti in ambito tecnologico volti ad una riqualificazione delle competenze e l’istituzione di una digital bank”. Il contributo di ricavi commissionali e assicurativi è atteso ad un livello pari a circa il 57% dei ricavi totali a fine piano, mentre la banca ha stabilito circa 115 miliardi di impegni ai fini Esg, soprattutto finalizzati alla gestione di rischi climatici e alla transizione ecologica, oltre che per iniziative ad impatto sociale.

Autonomous (Outperform, 3,15 euro) ritiene che i 6,5 miliardi di euro di utile netto atteso nel 2025 implicano “significativi miglioramenti del consenso”. Il piano presuppone una crescita (Cagr) prudente sul fronte dei ricavi del 2%, ma uno sviluppo dei costi migliore del previsto (-0,8% Cagr).

Per gli analisti del Santander (Outperform, 2,7 euro) i 22 miliardi di euro dovrebbero essere considerati il limite minimo piuttosto che il limite massimo, pari ad un rendimento del 12,4% fra cedola e buyback.

Fonte: Milano Finanza

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