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Come si manifesta la Fomo, ovvero la paura di essere tagliati fuori

Il continuo desiderio di essere connessi per non sentirsi esclusi. Cosa sappiamo del fenomeno sempre più diffuso ed esacerbato dai social media

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Vivere con il costante terrore di essere esclusi e con la sensazione di perderci momenti felici che scandiscono, invece, la vita degli altri: si chiama Fomo.

Acronimo di Fear of missing out, letteralmente “paura di essere tagliati fuori”, questa sindrome, di cui ha parlato recentemente anche Victoria De Angelis dei Måneskin, indica appunto una forma d’ansia eccessiva dovuta al continuo desiderio di “essere connessi”, sempre in contatto con le attività che svolgono gli altri e la paura di esserne esclusi. Un desiderio, spiegano dall’Istituto europeo dipendenze, che nasce da un bisogno di relazione del tutto umano, di sentirsi parte di un gruppo, di comunicare e di stare con l’altro all’interno di un ambito circoscritto. Si ha la percezione, tuttavia, che le opportunità di interazioni sociali siano molto più divertenti di quello che si sta facendo in quel momento, generando così uno stress profondo e minando fortemente l’autostima.

Un fenomeno, ovviamente, sempre più diffuso ed esacerbato dai social media, perché le piattaforme permettono di essere a conoscenza costantemente dei frammenti di vita degli altri, momenti molto spesso che appaiono felici ed entusiasmanti. “La Fomo è strettamente connessa con la dipendenza da smartphone in quanto questo specifico device, che ormai ci accompagna ovunque, ci permette di avere sempre l’opportunità di controllare i nostri social (Facebook, Twitter, Instagram, WhatsApp) e le nostre mail, di essere sempre raggiungibili in qualsiasi ora e in qualsiasi contesto noi siamo”, spiegano dall’istituto, precisando che chi sperimenta la Fomo è ossessionato dall’idea di essere sempre aggiornato e sempre in contatto con le relazioni di tipo virtuale.

Le persone che sperimentano la Fomo, infatti, non si staccano mai dal loro device, lo portano sempre con sé, non rischiano mai di essere senza caricabatterie ed entrano in ansia se si ritrovano in un posto dove non c’è rete. “I device – concludono gli esperti – fanno parte della nostra epoca e della nostra vita, ci appartengono, tuttavia rischiamo di sviluppare un rapporto ambiguo con i social network, per questo motivo occorre sempre mantenere alta la consapevolezza del bisogno emotivo che ci porta a utilizzarli, dello spazio che occupano nella nostra vita e dal valore e importanza che gli attribuiamo”.

Fonte: Wired.it

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