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Detriti spaziali: ecco come gli Stati Uniti corrono ai ripari

La Federal Communications Commission (Fcc) degli Stati Uniti e la Nasa stanno adottando nuove misure per ridurre l’enorme quantità di satelliti defunti che stanno intasando lo spazio intorno alla Terra

Detriti spaziali: ecco come gli Stati Uniti corrono ai ripari

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Il governo degli Stati Uniti sta correndo ai ripari sul tema dei detriti spaziali.

La Federal Communications Commission (Fcc) degli Stati Uniti e la Nasa stanno adottando misure per ridurre l’enorme quantità di satelliti defunti che stanno intasando lo spazio intorno alla Terra.

Ci sono migliaia di pezzi di spazzatura spaziale che girano intorno alla Terra a più di 17.000 miglia orarie, minacciando i satelliti operativi e persino le persone in orbita.

All’inizio di settembre, la Fcc, autorità federale statunitense delle telecomunicazioni, ha proposto di aggiornare le linee guida sui detriti spaziali. La proposta dell’agenzia richiederebbe ai satelliti che terminano la loro missione o passano attraverso la regione dell’orbita terrestre bassa, definita dalla Nasa come qualsiasi cosa con un’altitudine tra i 300 e i 2.000 km, di deorbitare il prima possibile entro cinque anni, invece dei 25 anni previsti attualmente.

Il 29 settembre l’autorità americana ha votato 4-0 per adottare le nuove regole, ha riportato giovedì Reuters.

Gli esperti ritengono che la nuova scadenza di cinque anni proposta dalla Fcc per rimuovere la spazzatura spaziale sia un grande passo. Ma va abbastanza lontano? Il monitoraggio della spazzatura spaziale sta diventando più complicato poiché il numero di oggetti erranti e il loro rischio di collisione aumenta solo, sottolinea Quartz.

Tutti i dettagli.

COSA SONO I DETRITI SPAZIALI

Le attività umane lasciano troppi satelliti morti e frammenti di macchinari scartati nell’orbita terrestre. La spazzatura spaziale ingombra le orbite e rappresenta una minaccia urgente per il tempo, la sicurezza, le comunicazioni e altri satelliti.

I NUMERI DELL’ESA

Sono oltre 30.000 i detriti spaziali in orbita identificati e regolarmente monitorati per evitare collisioni, ma i modelli statistici stimano che potrebbero essercene addirittura più di un milione con dimensioni superiori al centimetro, e il loro numero è in continuo aumento. È quanto emerge dall’ultimo rapporto annuale sullo stato dell’ambiente spaziale (Annual Space Environment Report) stilato dall’Agenzia spaziale europea (Esa) nel 2022.

IL “CONTRIBUTO” DI SPACEX (E NON SOLO) ALLA SPAZZATURA SPAZIALE

Negli ultimi tempi il tema della spazzatura spaziale è salito alla ribalta.

Nel novembre 2021 un test militare russo compiuto nello spazio ha lasciato in orbita migliaia di pericolosi frammenti. Nello specifico, un missile lanciato da Mosca ha distrutto un satellite ma ha anche innescato una pioggia di detriti che ha costretto i membri dell’equipaggio della Iss, la Stazione spaziale internazionale, a cercare riparo e prepararsi a una possibile evacuazione.

Ne è un esempio anche l’allarme scattato nei primi giorni di maggio 2021 per il rientro incontrollato sulla Terra del secondo stadio del razzo spaziale cinese CZ-5B (Long March 5B). Quest’ultimo ha messo in orbita il “Tianhe-1”, primo modulo della nuova Stazione spaziale cinese Tiangong-3, rientrato nell’atmosfera terrestre sull’Oceano Indiano alle 4.15 (ora italiana) del 9 maggio 2021, in un’area vicina alle isole Maldive, dopo aver tenuto per giorni col fiato sospeso l’intera popolazione mondiale, Italia compresa.

Nel frattempo, anche la compagnia spaziale privata SpaceX ha ricevuto critiche per il rischio di detriti orbitali presentato dalla sua costellazione Starlink in rapida crescita. La società di Elon Musk si difende sostenendo che i suoi satelliti possono manovrare autonomamente per evitare collisioni.

A RISCHIO EFFETTO KESSLER

L’Esa sottolinea come negli ultimi due anni si sia verificato un “enorme aumento” del numero di piccoli satelliti commerciali in orbita, la maggior parte con peso compreso tra 100 e 1000 chilogrammi. “Se non cambiamo significativamente il modo in cui lanciamo e smaltiamo gli oggetti spaziali, il numero di collisioni catastrofiche nello spazio rischia di aumentare” sottolineano gli esperti dell’Esa.

“Ciò potrebbe portare alla ‘sindrome di Kessler’, una situazione in cui la densità degli oggetti in orbita è così alta che le collisioni tra oggetti e detriti creano un effetto a cascata, ogni incidente genera detriti aumentando la probabilità di ulteriori collisioni. A questo punto, alcune orbite basse della Terra diventeranno del tutto inospitali”.

LA PROPOSTA DELLA FCC STATUNITENSE

Pertanto, negli Stati la Fcc si è impegnata ad aggiornare le regole emanate solo due anni fa per affrontare i detriti spaziali.

“L’ordine, se adottato dai commissari, richiederebbe ai veicoli spaziali che terminano le loro missioni o che passano attraverso LEO lo sgombero del loro veicolo spaziale attraverso il rientro nell’atmosfera terrestre non appena possibile e non più di cinque anni dopo il fine della missione. La regola si applicherebbe ai satelliti lanciati due anni dopo l’adozione dell’ordine e includerebbe sia i satelliti con licenza statunitense sia quelli concessi in licenza da altre giurisdizioni ma che cercano l’accesso al mercato statunitense” spiegava Spacenews.

E il 29 settembre l’autorità federale statunitense delle telecomunicazioni ha votato all’unanimità la proposta per richiedere agli operatori di satelliti in orbita terrestre bassa di deorbitare dai loro veicoli spaziali entro cinque anni dal termine della loro missione, un lasso di tempo molto più breve di quello attualmente richiesto di 25 anni.

COSA STA FACENDO LA NASA

Nel frattempo, il 13 settembre anche l’agenzia spaziale statunitense ha annunciato che finanzierà tre proposte di varie università per comprendere meglio i detriti orbitali e la sostenibilità nello spazio.

NEL VECCHIO CONTINENTE ANCHE L’ESA SI È ATTIVATA

E nel Vecchio Continente anche l’Agenzia spaziale europea (Esa) ha fatto la sua mossa, annunciando all’inizio di quest’anno la sua partnership con Astroscale e OneWeb per lo sviluppo di un veicolo spaziale per catturare i satelliti dismessi nell’orbita terrestre bassa prima del lancio di una costellazione di telecomunicazioni con OneWeb.

COSA STA FACENDO IL NOSTRO PAESE (CON LEONARDO E NON SOLO)

Infine, allo scopo di monitorare questi oggetti e prevenirne le traiettorie, l’Italia, nell’ambito di un accordo di cooperazione fra l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), il Ministero della Difesa e l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), partecipa al consorzio europeo per lo Space Surveillance & Tracking (EU-SST), che osserva i detriti spaziali per fornire avvisi tempestivi ed evitare collisioni con i satelliti, gestendone l’eventuale rientro in sicurezza. In particolare Leonardo, attraverso la sua controllata Vitrociset, lavora da diversi anni a supporto dell’Aeronautica Militare, per l’implementazione della capacità Space Surveillance & Tracking (SST) e della Space Situation Awareness (SSA), sia nell’ambito delle tecnologie radar sia per il software di processamento dei dati.

Inoltre, in occasione della World Satellite Business Week a Parigi, a metà settembre Telespazio (Leonardo 67%-Thales 33%) e NorthStar hanno annunciato partnership per la fornitura di nuovi servizi di sorveglianza spaziale ai governi europei. “La qualità dei dati e la rapida rivisitazione delle informazioni consentiranno a Telespazio di perfezionare la propria capacità di rilevare, tracciare, prevedere, identificare e caratterizzare oggetti e detriti spaziali, attività fondamentali per soddisfare le sofisticate esigenze del mercato, ad esempio nelle applicazioni per la difesa” ha spiegato Luigi Pasquali, ad di Telespazio.

Fonte: Startmagazine.it

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