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Pannelli fotovoltaici lanciati in orbita, che rinviano sulla Terra l’ energia

ne cinese Pannelli fotovoltaici lanciati nello spazio, che inviano sulla terra l'energia prodotta. La nuova sperimentazione cinese Il produttore Longi, insieme con diversi organi statali, ha iniziato la collaborazione per creare centrali fotovoltaiche spaziali, in grado di inviare sulla Terra l'energia sotto forma di microonde

Pannelli fotovoltaici lanciati in orbita, che rinviano sulla Terra l’ energia

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Il campo delle energie rinnovabili sta subendo una spinta incredibile, ed uno dei maggiori player di settore è certamente la Cina, non solo come produzione, ma anche come livelli di adozione. Ora proprio un’azienda cinese, LONGi, si appresta ad iniziare una nuova sperimentazione per portare il campo del fotovoltaico a un nuovo livello.

In poche parole, LONGi vuole lanciare nello spazio dei pannelli fotovoltaici, creando una sorta di centrale di generazione orbitante, per poi rispedire sulla Terra sotto una qualche forma l’energia generata. Il progetto prende il nome di LONGi Green Energy Future Energy Space Laboratory, e inizia ora la fase iniziale di studio.

Il progetto vede la collaborazione dello Stato cinese, tramite la China Space Foundation, oltre al contributo degli scienziati cinesi della Xidian University nella provincia dello Shaanxi. I pannelli fotovoltaici in orbita avrebbero ottimi tassi di produzione, come già avviene su ogni struttura spaziale alimentata da fotovoltaico, per poi convertire l’energia in microonde, da sparare sulla Terra in direzione di una stazione ricevente, come quella che si vede nella foto qui sopra. A terra si procederebbe poi alla riconversione in elettricità.

Proprio i membri del team universitario hanno realizzato un prototipo in scala di come dovrebbe funzionare il tutto, con solo un unico problema: la tecnologia attuale permette di trasmettere l’energia nell’aria per soli 55 metri. La speranza è ovviamente che la ricerca possa portare nuovi sviluppi, ma nel frattempo LONGi testerà i materiali replicando in laboratorio le condizioni dello spazio orbitale.

Le difficoltà tecniche non solo le uniche da superare, ci sono anche quelle economiche. Attualmente un lancio con un vettore SpaceX costa circa 35-45 milioni di dollari, per trasportare in orbita un carico utile dal peso limitato, ed i lanciatori cinesi non hanno costi molto diversi. Vale davvero la pena cercare di produrre energia in orbita, con le perdite dovute alle conversioni di trasporto, con questi costi di realizzazione? Quel che è certo è che la ricerca spaziale porterà innovazioni nel mondo comune, come accade da sempre, ma un’applicazione diretta di questo studio appare complicata.

Fonte: auto.hwupgrade.it

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