Uber è l'esempio concreto di come sta cambiando la storia dell'industria automobilistica che in futuro sarà sempre di più legata ai servizi. Si tratta

Uber ci ha visto lungo
Non dobbiamo mai dimenticarci che l’automotive è un settore a basso profitto per le aziende che producono auto. Costruire una vettura costa tanto e oggi, più di quanto accadeva 20 anni fa, le auto sono sempre più tecnologiche ed il ritorno economico per le aziende costruttrici è ridotto. E così, oltre alla delocalizzazione della produzione, alla condivisione dei progetti tecnici -vedi Nissan e Renault– e alle partnership, si parla sempre di più di sharing.

Non dobbiamo poi dimenticare Car2go,- Gruppo Daimler- che conta oggi la più capillare diffusione globale dopo il recente lancio in Cina, DriveNow (gruppo BMW), la neonata Maven (General Motors) e il recente investimento di un milardo di dollari in Didi Chuxing, principale servizio in Cina di car-sharing nonché il più rilevante rivale di Uber.
Addio automobile?
L’automobile di proprietà in senso stretto è quindi un trend che, specie nei grossi centri urbani, andrà sempre più scemando. In futuro le automobili saranno sempre di più condivise e a tal proposito anche l’auto a guida autonoma potrebbe contribuire alla diffusione dello sharing. Uber attualmente ha una capitalizzazione -stimata attorno ai 62 miliardi di dollari- più elevata di un colosso come GM con la differenza però che non possiede nemmeno una macchina.

“Le case automobilistiche hanno capito che, specialmente in un’area urbana, le persone non possiedono una macchina, ma hanno bisogno di utilizzarne una a volte,” ha dichiarato Martyn Briggs, esperto di trasporti di Frost & Sullivan. “Stanno guardando una visione a più lungo termine.”
Recentemente il CEO dell’azienda ha dichiarato che nel futuro della compagnia non c’è nessuna intenzione di costruire una vettura con il proprio brand, ma quella di collaborare con diverse aziende del settore. Fiat Chrysler, stando alle voci che circolano da alcuni giorni, potrebbe essere una di esse.
Fonte: it.ibtimes.com

