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Il risveglio dell’Italia: il Piano Mattei

Il risveglio dell’Italia: il Piano Mattei

Enrico Mattei  è  tornato  sulla  scena  dell'economia  italiana,  storicamente  e  culturalmente  la  sua  opera  ha  cambiato  l'Italia dal profondo

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Enrico Mattei  è  tornato  sulla  scena  dell’economia  italiana,  storicamente  e  culturalmente  la  sua  opera  ha  cambiato  l’Italia dal profondo.  Da mesi si parla”d’un piano Mattei”; che da poco è stato approvato al Senato e la cui struttura potete trovare qui NormalSegreteria (senato.it)

L’Italia, con un occhio sempre più attento verso la cooperazione internazionale, ha lanciato quindi un’iniziativa pionieristica per rafforzare i legami con il continente africano: il “Piano strategico Italia-Africa: Piano Mattei”, comunemente noto appunto come “Piano Mattei”. Questo documento programmatico strategico mira a una collaborazione multidimensionale, abbracciando una vasta gamma di settori chiave per lo sviluppo sostenibile.
Il Piano Mattei non è un approccio “taglia unica”. Prevede strategie territoriali specifiche per differenti aree dell’Africa, adattandosi alle esigenze e alle caratteristiche d’ogni regione. La durata prevista del Piano è quadriennale, con la possibilità di aggiornamenti anche prima della scadenza, permettendo così una risposta agile e attuale alle sfide e alle opportunità emergenti.
Per garantire un impatto efficace, le amministrazioni statali italiane sono chiamate a conformare le loro politiche pubbliche al Piano Mattei. Questo assicura che le iniziative a livello nazionale siano allineate con gli obiettivi del Piano, creando una sinergia tra i vari settori d’intervento ma sullo sfondo abbiamo una crisi di debito privato (non italiano) in arrivo, debito tossico creato da prestiti bancari a cui si vuol riparare con il meccanismo di stabilità modificato. Il MES  è stato originariamente creato come un fondo per salvare gli stati in difficoltà finanziaria, simile al Fondo Monetario Internazionale. Tuttavia, la riforma lo trasforma in un “Fondo salva-banche”. Questo significa che il MES può intervenire direttamente per ricapitalizzare le banche in difficoltà (di fatto un qualcosa di non permesso in UE), senza passare attraverso gli stati a cui appartengono.
Secondo questa analisi, se le banche, in particolare quelle tedesche o francesi (in crisi e a rischio default, secondo la BCE ), ricevono aiuti dal nuovo MES, il debito pubblico di questi paesi (che sono Francia e Germania) non ne risentirebbe. Questo si discosta dall’approccio precedente, dove gli stati si indebitavano con il MES per poi ricapitalizzare le loro banche, aumentando il loro debito pubblico.
Il MES sarebbe in grado d’agire come un prestatore di ultima istanza (non possibile per gli stati, 2600 miliardi di totale sono pochi) per il sistema bancario , offrendo una rete di sicurezza senza richiedere garanzie. Questo ruolo non è esteso agli stati, ma solo al settore bancario privato.
La riforma del MES fa parte d’una strategia più ampia, dove la Germania cerca di proteggere il proprio sistema bancario e di trasformare il MES in un Fondo Europeo Salva-banche.
Non condivisione dei rischi sovrani, sempre avversata dalla Germania, ma la condivisione delle perdite bancarie, la speculazione prende nota.
La Germania (che ha barato per 900 miliardi ), mentre ci impone la riduzione del debito attraverso il default distruttivo, difende a tutti i costi il suo sistema bancario, in gravi difficoltà, Berlino favorevole anche ad un sistema europeo d’assicurazione dei depositi: da una parte si preoccupa di salvare le sue banche, e dall’altra i suoi risparmiatori. Nello stesso tempo blocca eventuali iniziative italiane, soprattutto bilaterali.
Il sistema-Italia viene usato come detonatore, badate bene che l’ ostaggio della speculazione finanziaria non è l’Italia. Sono le banche tedesche e le loro filiali americane, sotto vigilanza della Fed. Gli Usa aspettano Trump per farle saltare in aria e senza nuovo Mes entro il 2024 la Germania rischia.
Berlino ha imposto nuovamente un patto di stabilità iniquo ma oggi ha incassato un no da parte di Roma al suo progetto di salvaguardia.
L’Italia ha un sistema bancario sano, non ha esposizioni tossiche e ha debito privato basso, 9000 miliardi di patrimonio (che si vuole attaccare) e può coprire il proprio debito pubblico (2/3 in mano italiana, sarebbe saggio acquistare l’ultimo terzo) che con il nuovo Mes sarebbe esposto a speculazione feroce (nel mentre i soldi dei risparmiatori italiani sarebbero utilizzati per salvare le banche altrui, invece servono per lo sviluppo di piani nell’interesse nazionale, come quello dedicato ad Enrico Mattei).
Il COPASIR nel 2022 suggeriva in una relazione: “a fronte d’una produzione domestica di gas “marginale” di 3 miliardi di metri cubi di gas, che rappresenta solo il 4% dell’approvvigionamento, l’Italia ha importato 73 miliardi di metri cubi di gas da altri paesi, 30 miliardi dei quali direttamente dalla Russia sull’Africa (dall’Algeria alla Libia, dal Congo all’Egitto), purché però si attui un modello di partnership che assicuri stabilità, pace e sviluppo ai Paesi fornitori che vanno stabilizzati. Il protagonismo ostile e assertivo di potenze come la Cina e la Russia, che da tempo coltivano mire espansionistiche e coloniali in Africa, destabilizza i fornitori, i quali diminuiscono la produttività con annessi problemi di prezzo. Poter invece usufruire di gas riconducibile all’Eni è un vantaggio innegabile che permette al nostro Paese di tenere una posizione di forza”. Tale citazione dimostra quanto sia fondamentale agire con un Piano vero e proprio, ne va il futuro del nostro Paese a livello economico e geostrategico.
Alla luce di tutto questo come potrà attuarsi il Piano Mattei? In realtà il governo tiene il massimo riserbo mediatico per un motivo: teme sabotaggi interni ed esterni. La riuscita del Piano porterebbe a tre obiettivi: controllo dell’immigrazione, ripresa economica da primi della classe in Europa e spostamento dell’asse strategico dal Nord al Sud d’Europa. Uno scacco matto.
Ossigeno per le industrie italiane (anche le Pmi) che potrebbero operare all’estero con lo scudo del Piano Mattei (soprattutto in Libia o Niger) creando una vera e propria rete economica che porterebbe il Mediterraneo ad avere un ruolo geostrategico diverso, soprattutto in termini energetici e di baricentro commerciale con i porti italiani in prima linea.
Un attore come l’Italia garantisce più equilibrio per gli Usa, non ha un passato coloniale come Londra e Parigi e non ha affari profondi con la Cina (come la Germania), potrebbe diventare un cardine del nuovo assetto occidentale con funzioni “ponte” con Mosca, mondo arabo e Pechino.
Una strategia globale vitale per un Paese, il nostro, che dal 1992 si muove solo in ambito europeo e sempre o quasi dietro ai placet di Berlino e Parigi. Patto di stabilità prima e MES poi, sono dei paletti che possono bloccare sul nascere iniziative come il Piano Mattei che guardano all’interesse nazionale e riportano la nostra nazione ad essere attiva sul palcoscenico internazionale, riconquistando un ruolo perso dopo il 1992, è tempo d’osare.

Marco Pugliese

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