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Il ruolo del Pnrr nella politica climatica del decennio. Scrive Rutigliano

decennio cruciale per la realizzazione di un sistema energetico più sicuro, sostenibile e conveniente ed è necessario un nuovo paradigma di sicurezza energetica

Il ruolo del Pnrr nella politica climatica del decennio. Scrive Rutigliano

Preservare la sicurezza delle forniture nei sistemi energetici di domani non significa mettere in dubbio i tempi della transizione verso l’energia

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Preservare la sicurezza delle forniture nei sistemi energetici di domani non significa mettere in dubbio i tempi della transizione verso l’energia pulita. Occorrono tuttavia strumenti (anche normativi) nuovi che consentano approcci più flessibili volti a garantire, in modi diversificati ma dal comune obiettivo, lo sviluppo di soluzioni innovative, infrastrutture di rete adattabili, potenziate e digitalizzate. L’analisi di Patrizia Rutigliano

Il nostro è un decennio cruciale per la realizzazione di un sistema energetico più sicuro, sostenibile e conveniente ed è necessario un nuovo paradigma di sicurezza energetica nel periodo in cui coesisteranno il declino dei combustibili fossili e l’espansione dei sistemi basati sull’utilizzo di energia pulita. Nel corso delle transizioni energetiche, entrambi i sistemi devono funzionare bene per fornire i servizi energetici necessari agli utenti, man mano che i rispettivi contributi cambieranno nel tempo.

Per questo è fondamentale la disponibilità mostrata dalla Commissione Europea sui termini di utilizzo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, per consentire all’Italia di beneficiare appieno di quei fattori – posizione geografica, quota relativamente alta di rinnovabili e green gas, innovazione e specializzazione tecnologica – che, insieme agli alti livelli d’investimento, privati e pubblici (anche grazie al Pnrr), possono rappresentare sempre più un asset strategico in chiave di politica industriale in questo decennio. Che si concentrino le risorse sui progetti fattibili entro la scadenza del 2026 o le si sposti in parte su altri programmi comunitari, l’importante è non deludere le aspettative degli investitori istituzionali, che possiedono poco meno di un terzo del debito nazionale e la cui velocità di reazione a programmi di transizione vasti e credibili dipende da un insieme di questioni di natura più granulare.

Le catene di approvvigionamento sono fragili, le infrastrutture e la manodopera qualificata non sempre disponibili. Le disposizioni e le scadenze in vigore per gli iter autorizzativi sono spesso complesse e dispendiose in termini di tempo. Procedure chiare per l’approvazione dei progetti, supportate da un’adeguata capacità amministrativa, sono di fondamentale importanza per accelerare il flusso di progetti realizzabili e su cui poter investire, sia per la fornitura di energia pulita che per l’efficienza energetica e l’elettrificazione. Se si pensa che l’autorizzazione e la costruzione di semplici infrastrutture di trasporto lineare, di gas o elettricità, possono richiedere fino a 13 anni a legislazione costante, esprimere capacità amministrativa è fondamentale perché l’energia pulita diventi una gigantesca opportunità di crescita e occupazione e un’importante arena di competizione economica internazionale. Per questo sono fondamentali le riforme, dal nuovo codice appalti alla concorrenza alla giustizia, quando il Pnrr è nato come adesso.

Con la gestione dell’emergenza, il Paese ha avviato la riorganizzazione del proprio sistema energetico in modo più efficiente, ma anche più pulito, spingendo su un incremento di liquidità del Gnl, che andrà a ridurre la dipendenza dai fossili e le emissioni climalteranti e consentirà di spostare i nuovi rigassificatori galleggianti per destinarli ad esigenze di decarbonizzazione di settori industriali pesanti una volta superata l’urgenza. Inoltre, il potenziamento delle infrastrutture di trasporto da Sud si presta a iniziative di sviluppo nella catena del valore dell’idrogeno, anche grazie alle risorse naturali del Nord Africa. Obiettivi e misure che per l’Italia rappresentano un’opportunità per giocare un ruolo strategico come ponte verso le nuove risorse del bacino Sud del Mediterraneo.

L’accordo raggiunto da Parlamento e Consiglio Europeo sull’aumento di rinnovabili al 2030, dal 32% al 42,5% (con l’obiettivo di puntare al 45%), peraltro conferma la determinazione a raggiungere l’indipendenza energetica promossa dal RePowerEu anche tramite un maggior ricorso alle Fer per centrare l’obiettivo di riduzione delle emissioni di anidride carbonica al 55% del Fit for 55, di fatto raddoppiando l’attuale percentuale di rinnovabili in Europa. E l’accordo fissa per la prima volta un obiettivo anche per le industrie manifatturiere che utilizzano idrogeno – il 42% di tutto l’idrogeno utilizzato nell’industria dovrà essere rinnovabile al 2030, per poi salire al 60% entro il 2035.

Preservare la sicurezza delle forniture nei sistemi energetici di domani non significa mettere in dubbio i tempi della transizione verso l’energia pulita. Occorrono tuttavia strumenti (anche normativi) nuovi che consentano approcci più flessibili volti a garantire, in modi diversificati ma dal comune obiettivo, lo sviluppo di soluzioni innovative, infrastrutture di rete adattabili, potenziate e digitalizzate per garantire strumenti a consumatori maggiormente responsabili, connessi e solidali affinché i benefici della transizione siano percepiti ampiamente in tutta la società.

Fonte: formiche.net

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