HomeHabit & Renewable Energies

La nuova frontiera dell’ eolico: torri galleggianti in mare

In mare aperto si sviluppano campi offshore per catturare l'energia del vento. In Cina si progetta una turbina alta 242 metri

La nuova frontiera dell’ eolico: torri galleggianti in mare

Rinnovabili: boom di investimenti nel 2015
Banks lent $2.6tn linked to ecosystem and wildlife destruction in 2019 – report
Se il boom delle e-bike spinge l’economia

Si chiama MySe, è una turbina eolica offshore alta 264 metri – in pratica come il grattacielo Rockefeller Plaza di New York – con una potenza di ben 16 megawatt, che sarà in grado di dare energia a circa 20mila abitazioni per 25 anni risparmiando al pianeta 1,6 miliardi di tonnellate di CO2. E la sua realizzazione è prevista in Cina entro il prossimo anno. Sintomo di come i parchi eolici offshore con fondamenta nel fondale marino facciano ormai parte del mix energetico in diverse parti del mondo.

Questa condizione limita anche lo sfruttamento del vento che è più intenso ad altezze e latitudini maggiori. Ecco che il futuro dell’eolico offshore sembra essere galleggiante. L’ultima frontiera è proprio quella di emanciparsi dal fondale. Nel flottante, infatti, le turbine consentono lo sfruttamento dell’energia del vento in luoghi, lontani dalle coste, prima inaccessibili per la profondità del fondale. Si stima che questo tipo di tecnologia – che vuole raggiungere le acque oceaniche periferiche fino a mezzo miglia – crescerà rapidamente: la società di certificazione Dnv Gl prevede che entro il 2050, con 250 gigawatt installati, rappresenterà un settore di grandi dimensioni.

Una sfida tecnologica (ed economica)

Il punto cruciale di questa tecnologia si snoda su due direttrici: l’altezza e la profondità. Sulla carta infatti le turbine galleggianti, non solo potrebbero superare quelle offshore di oggi, ma arrivare a toccare altezze fino a oltre 300 metri – ovvero quanto la Tour Eiffel – producendo elettricità per tre volte superiore all’eolico terrestre. Questo sarebbe possibile grazie ai risultati ingegneristici di oggi, che arrivano dopo di decenni di prototipi.

Come fa notare The Economist, al momento si possono analizzare quattro modelli flottanti: semisommergibile (si basa su un triangolo d’acciaio galleggiante con pesi in due parti che bilanciano la turbina), ad asta (la turbina galleggia in posizione verticale), a gamba in tensione (utilizza una struttura a forma di stella marina ancorata al fondo dell’oceano che mantiene verticale la turbina) e su chiatta (una sorta di cornice vuota che si riempie d’acqua impedendo l’oscillazione della turbina).

Tuttavia in questi progetti non va trascurata la sostenibilità economica. Alcuni esperti di energia rinnovabile, spiega la Bbc, rimangono scettici sul fatto che gli alti costi delle turbine eoliche offshore galleggianti scenderanno abbastanza da competere con le altre tecnologie di energia pulita. Attualmente l’elettricità che generano è spesso quasi due volte più costosa delle turbine eoliche vicine alla costa e tre volte quella delle turbine eoliche onshore. Se da un lato queste turbine flottanti sarebbero più facili da manutenere, è altrettanto vero che la durata di vita degli impianti si riduce a causa della natura corrosiva dell’ambiente marino.

Ma, anche la facilità di manutenzione, tuttavia, si complica all’aumentare dell’altezza. Un gruppo chiamato Floating Wind Joint Industry Project (Fwjip), fa notare che le turbine eoliche si stanno avvicinando ai limiti fisici di ciò che può essere gestito in mare, poiché la strumentazione disponibile – per esempio nell’industria petrolifera – è pensata per il peso e non per l’altezza. Per questo, si stanno sviluppando ulteriori tecnologie basate sul sollevamento e l’arrampicata – simili alle gru utilizzate a terra per i grattacieli – che potrebbero adattarsi alla manutenzione dell’energia eolica galleggiante. Come, per esempio, sta facendo Sensewind in Inghilterra. Ma questo, ancora una volta, andrebbe a gravare sul costo di questa energia.

Il cantiere Europa

Tuttavia molte aziende sono pronte a investire in queste tecnologie per l’energia pulita. In Europa, oggi, si contano 116 parchi eolici offshore in 12 Paesi. Il 40% della capacità è nel Regno Unito, ma nuovi attori stanno entrando in scena strizzando proprio l’occhio al flottante: si stima infatti un un potenziale sfruttabile con questa tecnologia di 150 gigawatt entro il 2050.

La scorsa estate, dopo anni di lavori si è conclusa l’installazione di tutte le turbine eoliche del parco galleggiante di Kincardine Offshore Wind, a 15 chilometri dalla costa di Aberdeen, in Scozia. La potenza complessiva dell’intero sistema è di 50 megawatt, tanto da dare energia pulita a circa 55mila abitazioni in un anno. Al momento, si tratta del più grande al mondo nel suo genere. Ma c’è chi è già pronto a superare questo record, che prima di Kincardine spettava sempre alla Scozia col parco galleggiante di Hywind da 30 megawatt. La spagnola Iberdrola, tramite la controllata Scottish Power Renewables, e la anglo-olandese Shell hanno annunciato di unire le forze nell’eolico offshore galleggiante in Scozia partecipando alla prima tornata di gare d’appalto per la generazione di energia eolica offshore.

Intanto, anche in Germania, si lavora a un progetto di parco eolico offshore galleggiante da 257 megawatt. Si chiama Arcadis Ost 1 e di recente ha raggiunto il closing finanziario, avendo raccolto circa 570 milioni di euro da parte di nove finanziatori. Il parco eolico sarà situato nelle acque territoriali tedesche del Mar Baltico, a nord-est dell’isola di Rügen. In Portogallo, invece, il progetto WindFloat Atlantic dovrebbe produrre energia sufficiente per 60mila case e a un anno dalla sua attività sembra superare le aspettative. In Italia, il primo parco eolico flottante dovrebbe sorgere in Sicilia, per mano della danese Copenhagen Offshore Partners, a circa 60 chilometri dalla costa nel tratto di mare che separa la Tunisia da Mazara del Vallo (Trapani).

Oriente vs Occidente

Insomma, se l’Europa procede a gonfie vele verso il flottante, gli Stati Uniti scontano un gap non solo col vecchio continente, ma anche con la Cina e l’Asia. Eppure, qualcosa si muove. Infatti, dopo anni di rinvii, nel 2021 è stato approvato il progetto per realizzare il primo grande parco eolico offshore sul modello di quelli europei. Il progetto in questione è Vineyard Wind 1 di Copenhagen Infrastructure Partners e di Avangrid Renewables, parte del gruppo Iberdrola. Il nuovo parco eolico sarà dotato di ben 84 turbine per una potenza complessiva di 800 megawatt e sorgerà sull’Oceano Atlantico, a 24 chilometri dalle coste dell’isola di Martha’s Vineyard, Massachussetts. Qui si pensa di utilizzare le turbine GE Haliade-X, della General Electric, che sfiorano i 260 metri di altezza.

Tuttavia, l’azione statunitense è parte di un piano molto più ampio del presidente degli Stati Uniti Joe Biden che ha l’obiettivo, entro nove anni, di soddisfare i bisogni energetici di dieci milioni di case, tagliando 78 tonnellate di emissioni carboniche annue. E anche di fronteggiare la Cina sul comparto tecnologico ed energetico. Infatti, già nel 2018 Pechino ha dominato la classifica dell’eolico offshore installando più turbine in mare di qualsiasi altro paese, battendo anche il prima delle nazioni europee in questo settore. E ad oggi il Dragone sta guardando proprio alle potenzialità del flottante.

Restando in Asia, Total e Green Investment Group hanno annunciato di iniziare a lavorare su un progetto eolico galleggiante da 500 megawatt al largo della costa della Corea del Sud entro il 2023. Parallelamente il governo di Seul ha annunciato che investirà circa 1 miliardo di euro nella prima fase del progetto per sviluppare un parco eolico galleggiante di 6 gigawatt al largo di Ulsan. Insomma, quella di cercare l’energia del vento in mare aperto, sembra una strada tracciata più o meno a tutte le latitudini con grosse possibilità di scalabilità economica e crescita tecnologica.

Fonte: Wired.it

Commenti