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La European Defence Agency ed i limiti all’ autonomia strategica dell’ UE

Ad aprile USA e UE hanno siglato un importante accordo amministrativo, il cui obiettivo sarebbe rafforzare ulteriormente la cooperazione transatlantica in ambito militare e, nello specifico, in quello logistico-informativo. Tale partenariato strategico, reso necessario dal conflitto attualmente in corso in Ucraina, presenta tuttavia alcuni limiti significativi, in particolare la questione dell’autonomia dell’UE nei confronti di Washington.

La European Defence Agency ed i limiti all’ autonomia strategica dell’ UE

La European Defence Agency  La European Defence Agency (EDA), creata nel 2004, può essere considerata un vero e proprio hub strategico per quanto r

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La European Defence Agency 

La European Defence Agency (EDA)creata nel 2004, può essere considerata un vero e proprio hub strategico per quanto riguarda l’industria della difesa: di particolare importanza è la cosiddetta Coordinated Annual Review on Defence (CARD), che identifica possibili aree di cooperazione in merito alle capacità difensive dei Paesi aderenti. Inoltre, a partire dal 2017, l’EDA (assieme al Servizio Europeo per l’Azione Esterna) svolge la funzione di segretariato della Permanent Structured Cooperation (PESCO), una sorta di “enhanced cooperation regime” per pianificare, sviluppare ed investire in progetti congiunti di natura militare, migliorando così la prontezza operativa delle forze armate dei Paesi membri: dunque un progetto europeo particolarmente rilevante, soprattutto considerando il fatto che, in seguito all’aggressione russa dell’Ucraina, gli stati europei si sono trovati a dover completamente ripensare alla propria architettura di sicurezza.

Per meglio comprendere l’importanza dell’EDA è assolutamente necessario inserirla all’interno di un discorso più ampio, vale a dire l’idea di autonomia strategica tanto inneggiata da Emmanuel Macron. In sintesi, con questa espressione si fa riferimento al desiderio (più che all’effettiva capacità) degli stati europei di rendersi quanto più indipendenti possibile da Washington, dal punto di vista militare, economico, energetico e politico. Questo vuol dire, di conseguenza, essere in grado di provvedere autonomamente alla propria sicurezza qualora la NATO, o gli USA, non siano in grado di farlo.

L’accordo EDA-USA

Ecco quindi che, perlomeno da questa prospettiva, il recente accordo siglato tra Jiří Šedivý (amministratore delegato dell’EDA) e William LaPlante (Sottosegretario USA per l’Acquisizione e la Ricerca) appare un controsenso: l’UE intende diventare sempre più indipendente dall’alleato americano eppure, in assenza di un esercito comune, necessita costantemente della sua approvazione e del suo supporto. Infatti, Pentagono ed EDA potranno d’ora in poi partecipare alle rispettive riunioni; inoltre gli USA avranno voce in capitolo anche nelle sessioni del Comitato Europeo di Standardizzazione della Difesa.

Tali consultazioni includono una maggiore regolamentazione delle sostanze chimiche e l’impatto del cambiamento climatico, nonché questioni relative alla supply-chain e alla mobilità militare: tanto l’UE quanto gli USA, infatti, intendono semplificare quell’insieme di procedure burocratiche che rallentano notevolmente l’invio di soldati, armi, munizioni ed equipaggiamento militare verso aree di crisi in prossimità dei confini europei (in primis l’Ucraina, dove il supporto occidentale è a dir poco fondamentale). A tal proposito si segnala la decisione dell’European Defence Fund di destinare circa 9 milioni di euro al cosiddetto Secure Digital Military Mobility System (SDMMS), creato con l’obiettivo di snellire il complesso sistema di autorizzazioni necessario per lo spostamento delle truppe da un paese all’altro e, allo stesso tempo, impiegare in maniera più efficace le numerose dual-use infrastructures (beni e tecnologie applicabili tanto al settore civile quanto a quello militare). L’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di difesa, Josep Borrell, ha infatti affermato che uno degli obiettivi dell’accordo è “sviluppare sistemi digitali condivisi da tutti gli Stati membri”; mentre Lloyd Austin non esclude che questo iniziale ambito di cooperazione potrebbe ulteriormente svilupparsi in futuro.

Conclusioni

Per provare ad immaginare concretamente quali potrebbero essere le conseguenze di questo accordo, bisogna tenere a mente che, in realtà, l’EDA collabora non solo con paesi extra-UE (Svizzera, Norvegia, Serbia e Ucraina), ma anche con l’Organization for Joint Armament Cooperation (OCCAR) e la European Space Agency (ESA). Si tratta di accordi di natura prevalentemente governativa, non industriale. Nello specifico caso considerato, quindi, il fatto che USA e UE abbiano deciso di dialogare in maniera più diretta non significa che i primi verranno coinvolti direttamente nei circa 60 progetti della PESCO: un importante dettaglio da considerare in tal senso è che, almeno per il momento, tale cooperazione non si estende alla Ricerca e Sviluppo (R&D). Questo, a sua volta, implica che l’accordo si limiti sostanzialmente alla condivisione mirata di informazioni, soprattutto di carattere logistico.

Ciò non toglie che il concetto di autonomia strategica continui a restare più un’utopia che un progetto concretamente realizzabile: le cause principali vanno individuate nella mancanza di una definizione comune di minaccia (a cui spesso si fa riferimento con l’espressione “cacofonia strategica”), nell’assenza di un esercito comune e, soprattutto, sulle implicazioni che esso avrebbe sulla sovranità degli stati europei. In sostanza servono ingenti capitali da investire e una volontà politica comune ma, visto che attualmente mancano entrambe, l’unica soluzione rimane affidarsi ai propri partner d’oltreoceano.

Fonte: Geopolitica.info

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