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SI VIS PACEM!

SI VIS PACEM!

SI VIS PACEM! di Antonio Bettelli dal Centro di Analisi Politica e Geopolitica “loStatodellecose” ® https://www.centrostudimb2.eu/lostatodellecose

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SI VIS PACEM!
di Antonio Bettelli

dal Centro di Analisi Politica e Geopolitica “loStatodellecose” ® https://www.centrostudimb2.eu/lostatodellecose/

 

La parole della pace sono spesso velate da utopia; la pace, nondimeno, rimane l’unica ricerca possibile, e mai si dovrebbe giungere al paradosso di evocare la guerra come via per porre termine alle controversie tra Stati terzi. Per l’ordinamento costituzionale della nostra Repubblica, la guerra è un atto di difesa. Lo recita con chiarezza l’articolo 11 dalla Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo per la risoluzione delle controversie internazionali […]”. Ciò comporta che lo Stato italiano ha il dovere di essere modello di  non belligeranza e, al tempo stesso, difensore, anche mediante deliberati atti di guerra, del proprio popolo e del proprio territorio.

Chiunque oggi comprende che il concetto di difesa della Nazione sia esteso oltre i confini statuali e che le alleanze politico-militari alle quali il nostro Paese appartiene sottintendano impegni di partecipazione proiettati oltre i limiti dello spazio fisico nazionale, anche nei casi in cui a essere messo in pericolo sia il nostro sistema di valori (le numerose missioni all’estero per la sicurezza internazionale ne sono testimonianza). Accade, allora, che a fronte dell’aggravarsi della situazione in Europa i riferimenti alla possibilità di un confronto militare esteso stiano diventando via via più frequenti; con essi, anche i timori dell’impreparazione del nostro apparato militare.

Ho sempre sostenuto che la Difesa nazionale sia materia così complessa da esigere sensibilità di alto profilo in chi abbia la responsabilità politica e di gestione dello strumento militare. La Difesa è un tema di per sé esposto alla dicotomia tra esigenze reali e percezione di queste ultime, e solo a chi governa, dunque, spettano i provvedimenti per assicurare all’organizzazione militare sia la disponibilità dei mezzi necessari sia la preparazione tecnica e morale del personale. I tre aspetti, materiale, tecnico e morale, hanno vincoli di reciprocità: a poco servirebbe disporre di mezzi adeguati alle esigenze d’impiego senza la congrua consistenza di capacità e morale di donne e uomini in uniforme, così come la mera etica del servizio non assicurerebbe l’assolvimento dei compiti militari. Il recente appello del Capo di Stato Maggiore della Difesa a sostegno dei reclutamenti mette in luce solo una delle molte criticità.

Ai segnali di allarme circa la preparazione dello strumento militare (la storia ancora una volta si ripete) si aggiungono le reazioni, spesso scomposte, del pacifismo più ideologizzato. Anche il pacifismo, al pari della corretta “militarità”, dovrebbe esprimersi prevalentemente attraverso le decisioni della politica di governo.

Per individuare le giuste decisioni, in momenti così fragili, occorre allora appellarsi ai principi della Costituzione. Preparare dunque la Difesa della Nazione in armonia non solo con la reale minaccia, ma soprattutto con i principi fondanti del nostro Stato. In quest’analisi, i cui tempi sono oggi divenuti rapidi, è importante altresì rammentare che non tutte le Nazioni amiche hanno a fondamento della loro politica militare il principio di non belligeranza. Talune, infatti, ammettono l’uso della forza militare in conformità a criteri di sicurezza molto ampi, non solo ovunque, ma finanche a scopo preventivo. Allinearci senza spirito critico con quelle posizioni sarebbe una grave omissione, etica e di diritto.

Per fare chiarezza servono sia la visione illuminata della politica più alta, evocata dai principi costituzionali, sia la fermezza nel non cedere al richiamo di popoli culturalmente orientati al confronto militare. Vi sono gli accordi internazionali, è vero, ma essi sono stati ratificati dall’Italia per esclusivo principio difensivo. A noi italiani spetta adesso il dovere di avvalorare i vincoli di Alleanza: non per la guerra, ma per la pace!

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