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A PROPOSITO DI GUERRA, ARMAMENTI, ENERGIA

A PROPOSITO DI  GUERRA, ARMAMENTI, ENERGIA

A PROPOSITO DI GUERRA, ARMAMENTI e ENERGIA di Paola Bergamo dal  Centro di Analisi Politica e Geopolitica “loStatodellecose” ® Con l'intervento di

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A PROPOSITO DI GUERRA, ARMAMENTI e ENERGIA
di Paola Bergamo dal  Centro di Analisi Politica e Geopolitica
loStatodellecose®

Con l’intervento di oggi, presento al pubblico che mi segue su “Bankimpresanews”, la prima di una serie di riflessioni su fatti politici e di geopolitica in atto sullo scacchiere mondiale, dall’Osservatorio Globale del nostro Centro di Analisi Politica e Geopolitica “loStatodellecose”  ( https://www.centrostudimb2.eu/lostatodellecose/)

“Politica, pacifismo sono fatti di “parole”; guerra, militarismo, sono fatti di crudo realismo.” Durante la guerra fredda, le potenze mantennero la pace anche con dispositivi militari, arsenali atomici deterrenti, uso “equilibrato” del terrore e guerre per procura. Karl Marx, disse: “la guerra nasce da determinazioni economiche e sociali, svolge un ruolo che trascende la volontà degli uomini al potere che l’hanno dichiarata”, Carl Von Clausewitz scrisse: “la guerra è  la politica perpetrata con altri mezzi…è quindi uno strumento politico, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi”. Le due affermazioni si integrano. S’impone una riflessione su risorse economiche/energetiche, risorse belliche, etica e cultura militare. In Europa Occidentale la situazione sociale non è così inadeguata rispetto ai bisogni della collettività, ma parte dell’economia persegue il crudo realismo della guerra come strumento per rigenerare i propri mercati. Gli investimenti in difesa, tecnologia, equipaggiamenti militari hanno alto ROI: un euro investito dà un ritorno di quasi 3 euro. Ci armeremo di più, riconvertendo in parte l’industria secondo un’economia di guerra, con annessi e connessi, presupponendo cospicua forza economica, lavoro specializzato e idonee risorse energetiche. L’Italia per Costituzione ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; nel 2004 ha sospeso, non abolito, la leva militare che potrebbe venir estesa anche alle donne (parità di genere). L’Italia ha ottime forze militari professioniste. Turbano le parole di Cavo Dragone “Servono almeno 10.000 soldati in più” correlate a quelle di Macron circa l’invio di truppe in Ucraina perché la NATO ha natura difensiva. Ma sul piano etico-militare, schieratici pro Ucraina aggredita, è palese che la forza che ora scarseggia è il capitale umano bellico. Lo scenario, non auspicabile, è un’escalation, specie dopo l’attentato al Crocus City Hall di Mosca, nome all’occidentale pur se Putin ci rinfaccia stile di vita, valori, in una “crociata moralizzatrice” di cui la Russia si pretende paladina.  La NATO si rafforza a Est e c’è d’ augurarsi non si realizzi mai lo scenario d’attacchi simultanei russi sui fronti dall’Artico alle profondità europee, all’Oceano Atlantico e Mar Nero. Gli USA c’invitano a investire di più in Difesa e l’Europa post pandemica, frenata l’economia tedesca per crisi energetica legata ai fatti d’Ucraina, vive uno stallo economico, sociale, energetico, culturale che non risparmia le Forze Armate. La nostra Costituzione è chiara ma serve un processo di rigenerazione e definizione di “cultura militare”. In Italia c’è necessità di mezzi, di saperne fare uso adeguato: alcune capacità sono state perdute, non più provate sul campo. Ciò accade mentre l’Europa è presa dal Green Deal.  Con questi scenari è difficile intensificare la produzione di armi/munizioni senza una adeguata forza lavoro a meno che s’impieghino i migranti che “sfuggirebbero” ai nuovi lager in terra d’Europa. L’industria bellica necessita di grandi risorse energetiche e orizzonte temporale. Si cessi ogni ideologismo: le “rinnovabili” non garantiscono energia sufficiente, affidarsi ad una sola fonte, l’elettrica, equivale a vulnerabilità strategica. Il nucleare assicurerà transizione ecologica e implementazione dei nostri sistemi bellici e di sicurezza.

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