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L’editing genetico potrebbe combattere la predisposizione per l’alcolismo

Riprogrammare il cervello per diminuire il rischio di diventare dipendenti dall'alcol e soffrire di conseguenza anche di disturbi legati all'ansia: questo il nuovo trattamento proposto da un team di ricercatori americani

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Uno studio appena pubblicato su Science Advances dai ricercatori dell’Università dell’Illinois, a Chicago, sostiene che agire su una determinata regione del cervello potrebbe diminuire il rischio di cadere nella spirale dell’alcolismo negli adulti, e precisamente in chi ha abusato in età adolescenziale del binge drinking, espressione usata per indicare l’assunzione di molte bevande alcoliche nel giro di pochissimo tempo. Non solo, lo stesso procedimento potrebbe diminuire anche la possibilità di soffrire di gravi disturbi legati agli stati ansiosi.

Per farlo, spiegano i ricercatori, bisogna ricorrere all’editing genetico, capace di “cancellare” la predisposizione di una persona a sviluppare questi disturbi.

Nei nuovi esperimenti, per ora condotti solo su modelli animali, i ricercatori hanno provato a capire se questi effetti di riprogrammazione epigenetica possano essere “invertiti”, utilizzando una tecnica chiamata Crispr-dCas9 per manipolare processi di acetilazione e metilazione del gene Arc. Nel dettaglio, è stato osservato nei roditori adulti esposti precedentemente all’alcol che quando dCas9 è stato utilizzato per promuovere l’acetilazione degli istoni, processo che consente ai fattori di trascrizione di legarsi al dna, l’espressione del gene Arc si è normalizzata. E, di conseguenza, gli indicatori di ansia e consumo di alcol sono diminuiti. L’ansia, come raccontano i ricercatori, è stata misurata con test comportamentali, ad esempio monitorando l’attività esplorativa in un labirinto, mentre il consumo di alcol è stato misurato osservando la quantità di liquido consumato quando ai roditori è stata presentata la scelta di bottiglie contenenti acqua e diverse concentrazioni di alcol (3%,7% e 9%).

Questo nuovo studio, concludono gli esperti, sottolinea l’importanza dell’età adolescenziale come periodo chiave dello sviluppo cerebrale e come il binge drinking durante tutto questo periodo può aumentare il rischio non solo del disturbo legato all’abuso di alcol, ma anche di disturbi psichiatrici, come appunto l’ansia. La ricerca, quindi, non solo migliora la nostra comprensione sui meccanismi biologici alla base di queste relazioni, ma propone nuove possibilità su come queste condizioni potrebbero essere trattate. “Il binge drinking degli adolescenti è un serio problema di salute pubblica e questo studio non solo ci aiuta a capire meglio cosa succede in un cervello in via di sviluppo quando è esposto ad alte concentrazioni di alcol, ma soprattutto ci dà la speranza che un giorno avremo trattamenti efficaci per malattie complesse come l’ansia e il disturbo da consumo di alcol”, conclude Pandey.

Fonte: Wired.it

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