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Intelligenza artificiale e giornalismo: due facce della stessa medaglia

Intelligenza artificiale e giornalismo: due facce della stessa medaglia

Fonte: Buone Notizie.it Nell’ultimo decennio l’intelligenza artificiale (AI) sta spopolato nei più svariati settori e ambiti lavorativi, ma non sol

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Fonte: Buone Notizie.it

Nell’ultimo decennio l’intelligenza artificiale (AI) sta spopolato nei più svariati settori e ambiti lavorativi, ma non solo. Oggigiorno video-games e software, cellulari ed elettrodomestici, settore auto e trasporti, ambiti sanitari, servizi finanziari, e qualsivoglia strumento elettronico la adoperano. È entrata a pieno regime anche nel campo del giornalismo, generando diverse reazioni degli addetti ai lavori. Marco Pratellesi, giornalista che ha lavorato per il Corriere della Sera e all’Espresso, ora vicedirettore di Oggi, afferma: “Lasciamo i lavori ripetitivi all’Intelligenza artificiale, e il valore aggiunto ai giornalisti”.

Breve storia dell’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale, definita come la capacità di una macchina di ragionare, apprendere e risolvere problemi alla stessa stregua della mente umana, combina grandi quantità di dati mediante precise istruzioni (algoritmi) che vengono apprese dalla macchina in modo automatico. Nasce nella seconda metà del ‘900, quando la neonata informatica, contemporaneamente alla produzione dei primi elaboratori elettronici, si stacca dalla matematica e acquisisce la consapevolezza di analizzare il grado di “intelligenza” di una macchina (1950, Test di Turing).

Le prime AI nascono come piccoli sistemi problem-solver, semplici software in grado di risolvere problemi (prettamente geometrici e matematici), ma incapaci di contestualizzare e interpretare quesiti in ambienti reali e al di fuori del loro campo di “informazione”. L’evoluzione e la svolta di questi sistemi base avviene quando il neurofisiologo Warren McCulloch, e il matematico Walter Pitts, applicano delle reti neurali artificiali (ANN-artificial neural network), reti molto simili a quelle del cervello umano, che imitano il modo in cui i neuroni biologici si inviano segnali.

Queste tecnologie hanno fatto passi da gigante, arrivando fino ai giorni nostri a emulare la logica di ragionamento dell’essere umano ed entrando a pieno titolo nella vita quotidiana. Il 10 febbraio 2022 l’Almanacco dell’innovazione, Italian Tech di la Repubblica, fa sapere che: “Il 10 febbraio 1996, in un centro congressi di Philadelphia, per la prima volta un computer (IBM Deep Blue) ha battuto il campione del mondo di scacchi (Garry Kasparov) in una partita con un tempo da torneo”.

Intelligenza artificiale e giornalismo oggi

È una tecnologia in rapida evoluzione che sta avendo un impatto sempre maggiore sulle nostre vite e viene utilizzata in una vasta gamma di applicazioni e settori. Nel campo medico è adoperata per migliorare la diagnosi, per analizzare immagini mediche e per sviluppare modelli predittivi che coadiuvano i medici a identificare i pazienti a rischio di malattie cardiache o di cancro. Nel campo della finanza l’intelligenza artificiale viene utilizzata per analizzare flussi finanziari, per sviluppare algoritmi di trading e per automatizzare le attività di back-office. Sta spopolando in tantissimi altri settori come l’automotive, il commercio e la domotica, ed è entrata a pieno titolo anche nel campo della comunicazione, dell’editoria e del giornalismo.

Il giornalismo, già provato dal passaggio dalla carta al web con l’avvento di internet, dai social network, dall’information overloading (sovraccarico di notizie) e dalla news avoidance (fuga dalle notizie), è costretto ancora una volta a reinventarsi e a stare al passo con la tecnologia. Un report del 2023, della giornalista Alessia Pizzi (consulente del progetto “Osservatorio sul giornalismo digitale”), pubblicato sul sito dell’Ordine dei Giornalisti-Consiglio Nazionale, pone una domanda: “Intelligenza artificiale: sogno, realtà o incubo del giornalismo?

L’applicazione in ambito giornalistico di queste tecnologie, definite GAI (l’intelligenza artificiale generativa), mettendo da parte scenari catastrofici in cui le capacità umane saranno spazzate via da robot dotati di AI, sembrerebbe possibile, e forse anche vantaggiosa. Il timore di molti giornalisti che questi strumenti sostituiscano o sottraggano professionalità al settore è per lo più infondato. Anzi, secondo Nicola Grandis, AD di Asc27 (tra le più innovative startup italiane del settore AI), l’intelligenza artificiale: “È molto potente, ma non corriamo alcun rischio che possa prendere il sopravvento sull’uomo”.

Il futuro dell’intelligenza artificiale nel giornalismo

È realistico pensare che le nuove tecnologie applicate al giornalismo potrebbero minare il comparto e far diminuire il numero dei posti di lavoro, erodendo la credibilità del settore. Ma è altresì fondamentale comprendere che i “robot-journalism” potranno sostituire “redattori umani”, ma solo nelle mansioni più ripetitive e noiose: come la scansione e la raccolta di grandi quantità di dati; nella scelta delle immagini; nella traduzione di lunghi testi; e nella pratica del fact-checking (rilevazione di notizie false).

Tuttavia l’uso dell’intelligenza artificiale generativa nel giornalismo non può essere presa sottogamba, ma deve essere costantemente pilotata dal giornalista. I testi generati dalla macchina spesso presentano troppi errori e sono ricchi di pregiudizi e concetti scontati. Generano notizie che già esistono, esponendo il giornalista a rischio di plagio. Un altro rischio che si corre è quello dell’impossibilità di risalire alla fonte dell’informazione fornita da un’intelligenza artificiale generativa, e quindi di non poterne verificare la veridicità.

Avvalendosi di queste tecnologie, il giornalista, risulterebbe più libero di dare spazio alla sua creatività e alla sua coscienza. In futuro l’intelligenza artificiale giocherà un ruolo sempre più rilevante nel giornalismo

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