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Possibile ritorno al modello stand-alone per Mps, Mediobanca resta long su Unicredit

Il titolo Unicredit vira al rialzo e Mps lima le perdite dopo un nuovo minimo storico a 0,97 euro in seguito allo stop delle trattative con il Tesoro. Una nuova operazione M&A per IG ha poche chance, il Tesoro valuterà l'opzione stand-alone, ma richiede un ingente aumento di capitale che difficilmente potrà essere ricavato dal mercato. Inoltre, ha avvertito Mediobanca, l'estensione dell'incentivo Dta a giugno 2022 potrebbe essere a rischio

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Il titolo Unicredit vira al rialzo a Piazza Affari (+0,26% a 11,562 euro) e Mps lima le perdite (-2,43% a 1,046 euro, dopo un nuovo minimo storico a 0,97 euro) in seguito al fallimento delle trattative con il Tesoro sull’acquisto delle attività del Monte, un nuovo grattacapo per il premier, Mario Draghi. “Il fallimento delle negoziazioni per l’aggregazione tra Unicredit Mps porta nuovi problemi all’esecutivo su un dossier che sembrava essere stato chiuso con una soluzione di mercato”, ha commentato stamani Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, per il quale nel breve sarà molto difficile trovare un nuovo acquirente e il Tesoro dovrà richiedere ulteriore tempo (2-3 anni?) alla Commissione Europea per la vendita del Monte (scadenza a fine anno) e procedere con un aumento di capitale (da 2,5/3 miliardi di euro, almeno. Unicredit chiedeva oltre 7 miliardi).

Bper Banca,Paribas, Credit Agricole, Bbva, ipotesi ritenuta improbabile dai più), ritorno al tavolo delle trattative con Unicredit. “Crediamo che il Tesoro stia valutando la fattibilità del modello stand-alone dopo l’insuccesso delle trattative con Unicredit. È una soluzione che sarà valutata con particolare attenzione dal Mef, ma che richiede un ingente aumento di capitale che difficilmente potrà essere ricavato dal mercato sulla scia della perdita di credibilità delle strategie industriali della banca senese”, ha avvertito Diodovich. “Probabile, quindi, una caduta di valore del titolo e dei bond subordinati”, come sta succedendo questa mattina (i bond subordinati scadenze 28 gennaio 2028 e 10 settembre 2030 perdono oltre il 15%).

D’altra parte, “riteniamo che lo scenario di una nuova operazione M&A abbia al momento poche chance perché la possibilità di nuovi acquirenti è molto risicata nonostante le condizioni favorevoli portate avanti dal governo. Le indiscrezioni di stampa avevano portato a pensare a Banco Bpm che, tuttavia, ha smentito la possibilità di una tale operazione. E chiunque si siederà al tavolo delle negoziazioni richiederà le stesse condizioni estremamente favorevoli poste da Unicredit”, ha continuato Diodovich.

Nel risiko bancario non è esclusa la possibilità che il Tesoro e i vertici di Unicredit possano tornare al tavolo delle trattative e trovare un compromesso sulle questioni che hanno fatto saltare l’accordo. Dal punto di vista del mercato, comunque, “i rischi sono elevati per ulteriori ribassi poiché l’aumento di capitale potrebbe essere ingente e difficilmente si troveranno fondi sul mercato. Ulteriore perdita di reputazione per la banca senese con conseguente aumento dei costi per raccogliere capitali sul mercato”, ha rimarcato il senior market strategist di IG Italia per il quale, peraltro, il titolo Unicredit non dovrebbe essere appesantito dal dossier Mps.

Il ceo, Andrea Orcel, infatti, ha cercato di trovare le condizioni favorevoli per l’acquisto e nel momento che è saltato l’accordo guarderà ad altre occasioni per le operazioni straordinarie del gruppo. E Banco Bpm “è il titolo che potrebbe beneficiare di più dal mancato accordo Unicredit- Mps. Non crediamo che l’amministratore delegato, Giuseppe Castagna, possa essere interessato a Mps, mentre aumenteranno le indiscrezioni su un possibile matrimonio tra Banco Bpm e Unicredit”, ha concluso Diodovich.

“L’opzione standalone è lo scenario di base per noi, con l’estensione del decreto Dta fattore chiave per tenere aperte le porte alle opzioni interne”, ha aggiunto Mediobanca, ricordando che Unicredit dovrebbe tenere presto il suo Capital Market Day, probabilmente focalizzandosi sulla strategia di ritorno del capitale pre-pandemia unita a un’ulteriore efficienza e una razionalizzazione delle fabbriche prodotto.

“Riteniamo che il consenso su Unicredit sia troppo basso, quindi vediamo i risultati e il nuovo business plan come catalizzatori positivi”, ha detto la banca d’affari. “Gli sviluppi di ieri potrebbero aver aperto la porta a una fusione tra Unicredit e Banco Bpm, ma gli aspetti finanziari dell’operazione dipenderanno molto dall’estensione del beneficio delle Dta, che il governo ha ora meno incentivi a rinviare”, ha ribadito Mediobanca che sul titolo Unicredit ha un rating outperform e un target price a 15,7 euro. 

Fonte: Milano Finanza

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