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Rapporto Kpmg sulle banche, un sistema in via di guarigione

Pubblicati i dati dell'indagine sul sistema creditizio italiano. Banche più solide, diminuzione dei costi operativi e migliore qualità del credito

Rapporto Kpmg sulle banche, un sistema in via di guarigione

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La narrazione di questo tempo passa dalla storia delle banche e della finanza, così come negli anni Novanta il racconto della società passava dalle aule di tribunale e dal processo alla politica. Il fallimento della banca d’affari Lehman Brothers, avvenuto nel settembre 2008, e le immagini dei dipendenti che a centinaia uscivano dalla sede newyorkese con gli scatoloni in mano, sono già nella storia. Una storia così potente ed evocativa da oscurare anche la nascita in quello stesso anno di Facebook, il social network che rivoluzionerà la comunicazione e la rete.
Se si guarda al Belpaese, le vicende di Banca Etruria e del Monte dei Paschi di Siena, – solo per citare i casi più eclatanti – hanno a loro volta cambiato profondamente il rapporto di fiducia e l’immagine che il risparmiatore italiano aveva del sistema creditizio nostrano. Prima di allora in pochi conoscevano il significato di obbligazione subordinata, credito deteriorato e spread, parole entrate ormai a far parte nel linguaggio comune.
Ma in che condizioni è oggi il sistema del credito in Italia? Il cittadino italiano, che da sempre è un “campione” del risparmio, può iniziare a dormire sonni tranquilli?
La fotografia scattata da Kpmg nell’analisi dei bilanci dei gruppi bancari italiani, rimanda l’immagine di un settore in lento ma costante miglioramento, nonostante il contesto macroeconomico sia ancora incerto.
Il gruppo campione analizzato è composto da 15 istituti bancari italiani che rappresentano circa il 65% dell’intero sistema in termini di totale attivo consolidato. Le banche sono state divise in 4 gruppi: maggiori (istituti nazionali con presenza anche internazionale), grandi (nazionali e interregionali medi), interregionali e regionali piccoli prevalentemente regionali.

MIGLIORA LA QUALITÀ DEL CREDITO

Secondo l’analisi di Kpmg, per il quarto anno consecutivo la dinamica dei crediti deteriorati (sofferenze, inadempienze probabili e scaduti) degli istituti bancari italiani registra un deciso miglioramento e lo stock di crediti deteriorati nell’ultimo anno si è riportato su livelli inferiori a quelli del 2009. Calano i crediti deteriorati lordi che si attestano a quota 109,3 miliardi di euro (-24,7 %), mentre il rapporto tra crediti deteriorati lordi e i crediti lordi verso la clientela è pari al 7,3%, ovvero 2,4 punti percentuali in meno rispetto al 2018. I crediti deteriorati netti ammontano a 49,8 miliardi, le rettifiche su crediti a 9,2 miliardi. Il costo del credito, che è pari allo 0,6%,  non fa registrare variazioni rispetto al 2018 .

LE RISTRUTTURAZIONI RIDUCONO I COSTI OPERATIVI

La razionalizzazione della rete di filiali e la riduzione del numero di dipendenti migliorano i profili di efficienza delle banche che iniziano a beneficiare del forte percorso di ristrutturazione intrapreso dal settore. Rispetto al 2018, calano le spese amministrative che ammontano a 34,9 miliardi (-4,5%) e i costi operativi pari a 36,9 miliardi (-2,6%). Si registra anche un moderato miglioramento (2,6 %) del cost/income, il rapporto tra i costi operativi e il margine di intermediazione, che si attesta al 62,7%. Secondo gli esperti di Kpmg «gli effetti di queste politiche di ottimizzazione si riflettono sui risultati degli istituti anche se i benefici maggiori si osserveranno in modo più consistente nel medio periodo».

BANCHE PIÙ SOLIDE

Sotto il profilo patrimoniale, gli indicatori Cet1 Ratio (13,1%) e Total Capital Ratio  (17,4%), che sono i parametri a cui si fa riferimento per valutare la solidità di una banca, registrano nel 2019 un notevole incremento rispetto all’anno precedente e si attestano ormai stabilmente su livelli ampiamente al di sopra dei requisiti minimi di vigilanza richiesti dal regolatore europeo: 10,07% per il Cet1 ratio e 13,57% per il Total Capital ratio. Segnali positivi arrivano anche dall’andamento del Texas Ratio, indicatore che mostra la capacità di coprire con fondi propri le perdite derivanti dal deterioramento dei crediti, che prosegue il trend di miglioramento avviato nel 2015.

Fonte : www.varesenews.it

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