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L’alluminio? E’ oro per le aziende italiane. Ne ricicliamo il 73,6%

L’alluminio? E’ oro per le aziende italiane. Ne ricicliamo il 73,6%

Fonte: Buone notizie.it L’alluminio è un metallo che, attraverso il suo riciclo, si può riutilizzare all’infinito senza perdere le sue proprietà. E

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Fonte: Buone notizie.it

L’alluminio è un metallo che, attraverso il suo riciclo, si può riutilizzare all’infinito senza perdere le sue proprietà. Ed è proprio in virtù di questa sua caratteristica che viene considerato prezioso in ambito industriale. L’Italia – che nel corso degli anni ha già mostrato grandi capacità nel riciclare tale materiale – oggi si attesta come primo produttore europeo.

Basti pensare che l’anno scorso – limitandosi ai soli imballaggi – è riuscita a riciclare il 73,6 percento delle 60.200 tonnellate immesse sul mercato. Una cifra che tra l’altro soddisfa, con anticipo, gli standard che l’Europa ha fissato per il prossimo futuro.

Un materiale di uso comune, frutto d’un lavoro complesso

Quando si parla di riciclo dei materiali, l’alluminio rientra di diritto fra i grandi protagonisti di tale pratica, assieme al vetro e alla plastica. Lo si estrae da una roccia sedimentaria, la bauxite, attraverso un elaborato processo di isolamento, finché diventa metallo fuso e poi solidificato. Bisogna però far distinzione tra il prodotto di tale processo – detto “alluminio primario” – e l’alluminio derivante dal riciclo di rottami e imballaggi, chiamato “secondario”.

Nonostante in Italia vi fossero, in passato, delle cave di bauxite, la maggior parte proveniva da altre zone del mondo, come il Sudamerica, l’Africa e l’Australia. Fino al 2012, lo stabilimento dell’Alcoa situato a Portovesme – in Sardegna – era l’unico centro dedicato alla produzione di alluminio. In seguito alla sua chiusura, venne rilevato da un’azienda italiana, la Sider Alloys. Oggi essa ha in programma di far ripartire – nel giro di un anno e mezzo – l’attività produttiva.

Alluminio, raccolta differenziata e riciclo

Il Belpaese, però, non deve preoccuparsi per il fatto di produrre poco alluminio primario. La cosa più importante è infatti riciclarlo, essendo più redditizio e rispettoso dell’ambiente. È possibile recuperare l’alluminio dalle autodemolizioni, dagli infissi, dalle serrande e dalle biciclette – ma anche dalle lattine, dalle vaschette e dalle bombolette. E – soprattutto riguardo a queste ultime – un ruolo fondamentale per il Penisola lo ha avuto il sistema della raccolta differenziata.

Se infatti l’Italia – in un’ottica complessiva – ogni anno produce più di 900.000 tonnellate d’alluminio riciclato, il miglior risultato lo ottiene proprio nel recupero delle lattine, con un riciclo del 91,6%. Ciò è favorito dal fatto che nel Paese le bevande in lattina si consumano perlopiù a casa, al bar, nei ristoranti e nelle strutture ricettive – finendo di conseguenza nella raccolta differenziata. Quanto al recupero e riciclo di rifiuti, dunque, l’Italia si conferma un territorio di ottime pratiche.

Il ruolo dell’alluminio nella transizione ecologica

Naturalmente le industrie considerano l’alluminio un materiale appetibile anche per ragioni tecniche. In sostanza, a parità di volume esso pesa circa un terzo rispetto al rame e all’acciaio. Per questo gran parte dei mezzi di trasporto di ultima generazione hanno componenti in alluminio; un esempio sono le navi, le biciclette, i treni, i tram, i vagoni della metropolitana e i telai delle auto. In più l’alluminio si impiega nella meccanica e nell’edilizia.

Ma c’è di più. Secondo gli studi realizzati nel settore della pianificazione ambientale, la richiesta di alluminio a livello mondiale è destinata ad aumentare, entro il 2030, quasi del 40%. Ciò ha a che fare con il ruolo sempre più importante che l’alluminio avrà nella costruzione dei veicoli elettrici.

La transizione ecologica nel settore dei trasporti, infatti, implicherà un aumento del processo di elettrificazione dei mezzi di trasporto. E la loro fabbricazione – proprio per le succitate virtù del materiale – richiederà un crescente impiego di componenti in alluminio. Se si considera poi la rilevanza acquisita da un altro settore – quello fotovoltaico –, si comprende ancor meglio il “peso” che avrà l’alluminio nella creazione di strumenti ecocompatibili. Difatti, va ricordato che i pannelli solari, per l’88%, sono fatti di alluminio.

I progetti di miglioramento del riciclo dei rifiuti a livello europeo

Alla fine dello scorso anno, il vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, ha presentato la proposta per un nuovo regolamento relativo allo spreco degli imballaggi. Tale regolamento, tra le altre cose, prevedrebbe l’introduzione del sistema di deposito cauzionale obbligatorio per le bottiglie di plastica e le lattine d’alluminio. Si tratta di quello che in Italia, un tempo, veniva chiamato “vuoto a rendere” – e che oggi è in uso in diversi Stati europei. In pratica, quando si acquista una bevanda, si paga un piccolo sovrapprezzo per il suo contenitore; il quale, poi, viene riconsegnato ottenendo il rimborso di tale sovrapprezzo.

Nel Belpaese (dove il deposito cauzionale è abbastanza raro), la proposta ha suscitato qualche perplessità. Secondo gli studi di settore, il deposito cauzionale produrrebbe, in Italia, effetti rilevanti soprattutto sulla raccolta dei contenitori in plastica. Vi sarebbero dei benefici anche per la raccolta del vetro, mentre per l’alluminio l’incremento sarebbe minimo. Già oggi infatti – anche senza il “vuoto a rendere” – l’Italia riutilizza l’alluminio meglio di altre nazioni.

L’obiettivo, nell’ambito dell’Unione europea, resta quello di ottimizzare – a livello collettivo – le strategie per combattere lo spreco dei materiali usati per fabbricare imballaggi e contenitori. Nella pratica del riciclo – in termini percentuali – l’Italia già soddisfa i parametri europei fissati per il 2025 e il 2030. Un sereno confronto fra le scelte compiute da ogni singolo Paese, in un’ottica sempre più green, servirà per traghettare la produzione industriale nel futuro, mettendo al primo posto il nostro pianeta.

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