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CLIMA, LA VERITÀ ALLA LUCE DEL SOLE

CLIMA, LA VERITÀ ALLA LUCE DEL SOLE

Con Gentile Concessione del Nuovo Giornale Nazionale.it Il Presidente della Repubblica è costituzionalmente super partes e ha come regola fondante

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Con Gentile Concessione del Nuovo Giornale Nazionale.it

Il Presidente della Repubblica è costituzionalmente super partes e ha come regola fondante del suo agire la Costituzione. All’articolo 87 è scritto: “Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale”.

In buona sostanza il Presidente della Repubblica non deve essere di parte e non lo deve essere, soprattutto, in materie sulle quali non esiste certezza alcuna e riguardo alle quali la scienza è divisa.

Nel caso specifico, non ha alcun fondamento di certezza l’opinione che l’innalzamento della temperatura del pianeta sia dovuto all’attività antropica. Opinione dalla quale deriva un’ideologia climatica che ha pesantissime ricadute sulla vita delle persone.

Sarebbe pertanto interessante che il Presidente della Repubblica, che non è uno scienziato, ma un giurista e, pertanto, non ha competenze specifiche in materia di clima, dopo aver espresso alcune sue opinioni, anche sottoscrivendo documenti ufficiali, invitasse al Quirinale due chiarissimi professori italiani i quali sono di diverso avviso e, assieme ad altri 1.500 scienziati di tutto il mondo, ritengono che il clima terrestre dipenda dall’attività solare, così come è stato per milioni di anni.

I due professori sono Franco Prodi e Antonio Zichichi. Il primo è stato ricercatore del CNR dal 1967 al 1987 negli istituti che si occupano di ricerche atmosferiche e ha approfondito i suoi studi presso il Centro Nazionale per gli studi atmosferici degli Stati Uniti D’America.   Tornato in Italia, ha conseguito la libera docenza in Meteorologia nel 1971, ed è stato docente di Fisica, Termodinamica e Geofisica all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia dal 1970 fino al 1987, quando ha ottenuto la cattedra di Fisica dell’atmosfera all’Università di Ferrara. Fino al 2008 ha diretto l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (ISAC) del CNR. Nel corso della carriera, è stato anche direttore dell’Osservatorio sui Fenomeni Grandinigeni di Verona (1970-1975) e dell’Istituto sullo Studio della Fisica dell’Alta e Bassa Atmosfera (FISBAT) di Bologna (1985-1993). I suoi principali campi di ricerca sono stati la fisica delle nubi[ e delle precipitazioni, con particolare riguardo alla formazione della grandine e la fisica dell’aerosol atmosferico, della quale ha studiato soprattutto il trasporto in atmosfera delle polveri del deserto. Altri temi dei quali si è occupato comprendono i bilanci di radiazione, la radarmeteorologia dei temporali grandigeni, le previsioni di nowcasting, la microfisica delle nubi e la meteorologia da satellite.

Il secondo, laureato in Fisica ha lavorato presso il Fermilab di Chicago e il CERN di Ginevra, dove ha diretto il gruppo di ricerca che osservò per la prima volta l’antideutone in contemporanea con un team americano dell’Alternating Gradient Synchrotron.

Ordinario di fisica superiore dal 1965 al 2006 alla Facoltà di Scienze dell’Università di Bologna, ha guidato il gruppo di fisici bolognesi durante i primi esperimenti sulle collisioni materia-antimateria presso i laboratori nazionali di Frascati. È stato presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nicleare dal 1977 al 1982 e nel 1978 è stato presidente anche della Società Europea di Fisica.

Nel 1980 è cominciata la costruzione dei Laboratori nazionali del Gran Sasso, dei quali Zichichi è stato uno dei principali fautori e ideatori. Dal 1986 è a capo del “World Lab”, un’associazione che sostiene i progetti scientifici in paesi del terzo mondo, fondata nel 1973 da lui e da Isidor Isaac Rabi.

Nel 1963 Zichichi  ha fondato a Erice il Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana, comprendente 123 scuole postuniversitarie in tutti i campi della ricerca scientifica moderna, che distribuisce anche borse di studio a studenti meritevoli. Insieme con Isidor Isaac Rabi e un gruppo di altri scienziati, Zichichi ha fondato nel 1973 a Erice l’organizzazione internazionale World Federation of Scientists (Federazione mondiale degli scienziati), creata per affrontare le emergenze planetarie attraverso la collaborazione internazionale in campo scientifico.

I due professori, come è facile capire, possono essere una sicura risorsa di conoscenza delle reali dinamiche climatiche.

Sarebbe interessante che il Presidente della Repubblica si avvalesse di queste professionalità italiane, così come sarebbe più che mai opportuno che il Parlamento istituisse una commissione che mettesse a confronto, alla “luce del sole”, le varie posizioni, facendo uscire il Paese dall’asfissiante ossessiva pubblicità dei media che ha raggiunto il ridicolo e anche il pericolo psicologico.

In molte pubblicità, qualsiasi cosa intendano proporci, fosse anche l’acqua minerale, lo fanno per salvare il pianeta e combattere la CO2, nuovo Satana da esorcizzare.

Un sano confronto sui dati, sulla realtà, fuori dall’ideologia climatica e dalle idiozie che si avvalgono del solito ritornello: resilienza, ecocompatibilità, ecc. sarebbe quanto mai utile, soprattutto se fatto in sedi istituzionali.

Franco Prodi non ha mancato di affermare che, dire, come viene detto a ripetizione, che il 98% del cambiamento climatico è colpa dell’uomo, è una bufala: “Questa percentuale – ha detto Prodi – non è calcolabile con le conoscenze attuali del sistema fisico del clima”.

Il cambiamento, secondo Prodi, “dipende dal sole, dall’astronomia, dall’effetto gravitazionale degli altri pianeti, dai componenti dell’atmosfera che possono essere naturali e antropiche. Il sistema clima è complessissimo”.

Dello stesso parere è Antonio Zichichi. In un’intervista a La Verità afferma: “La scienza non ha l’equazione del clima, dunque non può dire quale sia l’incidenza del comportamento antropico sul clima, ma ha però la certezza che bisogna combattere l’inquinamento planetario”.

Eccoci giunti al punto fondamentale: la scienza non ha l’equazione del clima.

Se è così, tutte le affermazioni sulle colpe dell’attività antropica sono pure opinioni, che diventano ossessiva propaganda ideologica voluta per scopi che nulla hanno a che fare con la salvaguardia del pianeta e molto con gli affari di finanza e multinazionali, nonché con la paranoia di alcuni miliardari.

Il Parlamento farebbe un’opera di trasparenza se invitasse in audizioni pubbliche gli scienziati a esporre le loro teorie, consentendoci di apprendere la sola verità oggi chiara: la scienza sul sistema fisico del clima non ha certezze.

Se la scienza non ha certezze non ne hanno sicuramente i social, soprattutto in quanto facilmente manipolabili.

Wikipedia, ad esempio, per quanto utile, è uno dei tanti strumenti utilizzati dall’establishment liberale statunitense e dalla Cia per intraprendere una “guerra dell’informazione”.

A dichiararlo è stato il co-fondatore del sito, Larry Sanger, al giornalista Glenn Greenwald

Parlando al podcast “System Update” di Greenwald, Sanger si è lamentato di come il sito che ha contribuito a fondare nel 2001 sia diventato uno strumento di “controllo” nelle mani dell’establishment liberale di sinistra, tra cui annovera la Cia, l’Fbi e altre agenzie di intelligence americane.

“Abbiamo prove che, già nel 2008, i computer della Cia e dell’Fbi sono stati utilizzati per modificare Wikipedia”, ha affermato Sanger.

L’attività della Cia e dell’Fbi su Wikipedia è stata resa pubblica per la prima volta nel 2007 da uno studente di programmazione di nome Virgil Griffith. Lo studente ha sviluppato un programma chiamato WikiScanner in grado di tracciare la posizione dei computer utilizzati per modificare gli articoli di Wikipedia e ha scoperto che la Cia, l’Fbi e una miriade di grandi aziende e agenzie governative stavano eliminando dall’enciclopedia online delle informazioni incriminanti.

I computer della Cia sono stati utilizzati per rimuovere il conteggio delle vittime della guerra in Iraq, mentre l’Fbi ha rimosso le immagini aeree e satellitari della prigione statunitense di Guantanamo Bay a Cuba. La Cia ha modificato centinaia di articoli, comprese notizie sull’allora presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, sul programma nucleare cinese e sulla marina argentina.

“Gran parte dell’intelligence e della guerra dell’informazione è condotta su siti web come Wikipedia”, ha dichiarato Sanger.

All’inizio di quest’anno, il proprietario di X (ex Twitter) Elon Musk ha rilasciato una serie di documenti che mostrano come gli ex dirigenti della piattaforma abbiano colluso con l’Fbi per rimuovere i contenuti che l’agenzia voleva nascondere, assistito le campagne di influenza online dell’esercito americano e censurato “le narrazioni anti-ucraine ” per conto di più agenzie di intelligence statunitensi.

Il Ceo di Meta, Mark Zuckerberg, ha anche ammesso che Facebook, la più grande piattaforma di social media sulla Terra, ha censurato informazioni accurate che danneggiavano la campagna elettorale del presidente Joe Biden del 2020 su richiesta diretta dell’Fbi.

Dopo la canea dei virologi sarebbe utile risparmiare ai cittadini la propaganda terroristica sul clima che, in alcuni articoli e programmi raggiunge il ridicolo.

Molto interessante, al contrario, la provocazione di Antonio Zichichi sull’inquinamento che, guarda caso, è davvero un attacco al pianeta ma sul quale i media mainstream stanno zitti.

Sull’argomento non è necessario avere uno strumento di calcolo sofisticato: basta guardare fuori dalla finestra.

A Roma, ad esempio, basta guardare gli incendi delle immondizie e quelli dei cassonetti.

 

A Vienna basta dare un’occhiata al Danubio blu.

Girando per fiumi e rogge è facile vedere scarichi industriali che gettando di tutto nelle acque.

Nel Pacifico c’è un’isola di plastica.

 

Sull’inquinamento, questo sì antropico, la propaganda tace.

Dulcis in fundo: l’ecomafia.

Come ogni anno dal 1994, in collaborazione con le forze dell’ordine,  Legambiente ha aggiornato il quadro delle attività della criminalità ambientale in Italia, sempre molto attiva, come evidenziano i numeri di Ecomafia 2023. 

“I reati contro l’ambiente – scrive Legambiente – restano ben saldi sopra la soglia dei 30.000, esattamente sono 30.686, in lieve crescita rispetto al 2021 (+0,3%), alla media di 84 reati al giorno, 3,5 ogni ora. Crescono anche gli illeciti amministrativi che toccano quota 67.030 (con un incremento sul 2021 del +13,1%): sommando queste due voci – reati e illeciti amministrativi – le violazioni delle norme poste a tutela dell’ambiente sfiorano quota 100.000 (97.716 quelle contestate, alla media di 268 al giorno, 11 ogni ora)”.  

Ciclo illegale del cemento, reati contro la fauna e ciclo dei rifiuti sono le tre principali filiere su cui nel 2022 si è registrato il maggior numero di illeciti.

A farla da padrone quelli relativi al cemento illegale, (dall’abusivismo edilizio agli appalti) che ammontano a 12.216, pari al 39,8% del totale, con una crescita del +28,7% rispetto al 2021.

Seguono i reati contro la fauna con 6.481 illeciti penali (+4,3% rispetto al 2021) e 5.486 persone denunciate (+7,6%). 

Scende al terzo posto il ciclo illegale dei rifiuti con una riduzione sia del numero di illeciti penali, 5.606, (−33,8%), sia delle persone denunciate (6.087, −41%), ma aumentano le inchieste in cui viene contestata l’attività organizzata di traffico illecito di rifiuti (268 contro le 151 del 2021).

Crescono anche gli illeciti amministrativi (10.591, +21,4%) e in misura leggermente minore le sanzioni, che sono state 10.358, pari al +16,2%. 

Al quarto posto, dopo il terribile 2021, i reati legati a roghi dolosi, colposi e generici (5.207, con una riduzione del – 3,3%). In aumento i controlli, le persone denunciate (768, una media di oltre due al giorno, +16,7%) e i sequestri (122, con un +14%).

Censite da Legambiente dal 1° agosto 2022 al 30 aprile 2023 ben 58 inchieste su fenomeni di corruzione connessi ad attività con impatto ambientale: il numero e il peso dei Comuni sciolti per mafia (22 quelli analizzati nel Rapporto, a cui si è aggiunto il recentissimo scioglimento di quello di Rende, in provincia di Cosenza), e la crescita dei clan mafiosi: dal 1994 ad oggi sono 375 quelli censiti da Legambiente. Il fatturato illegale delle diverse “filiere” analizzate nel Rapporto.

a Cura di Silvano Danesi

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