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Venezia: Fincantieri ricorre al Tar per gara della manutenzione del Mose

Venezia: Fincantieri ricorre al Tar per gara della manutenzione del Mose

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Un paio di settimane fa c’era stata la prima schermaglia, con una richiesta di accesso agli atti. Giovedì la guerra ha avuto inizio: Fincantieri ha infatti depositato un ricorso al Tar contro la decisione del nuovo provveditore ad interim Fabio Riva di sospendere l’aggiudicazione della gara da 64 milioni di euro per la manutenzione del Mose.

La cronistoria

Il bando era stato pubblicato il 4 luglio scorso, con un tempo stringatissimo per partecipare, visto che scadeva il 22 successivo. Fincantieri – a capo di un gruppo che comprendeva anche Nautilus, Kostruttiva e il consorzio Odos – era stata l’unica partecipante, con un ribasso del 4 per cento sui lavori e del 19 per cento per la progettazione del piano di manutenzione, che era parte della gara. La commissione aveva aperto la busta il 27 luglio, poi c’era stato un altro incontro il 4 agosto. Il 24 settembre, dopo quasi due mesi di silenzio, Fincantieri aveva deciso di scrivere al ministero delle Infrastrutture e al Provveditorato per chiedere l’aggiudicazione definitiva, lamentando che fossero trascorsi i 30 giorni canonici. Lo stesso giorno Riva aveva replicato che il termine era però stato interrotto il 31 agosto, quando lui stesso aveva chiesto dei chiarimenti al Rup della gara: atto però di cui Fincantieri ha lamentato di essere stata all’oscuro. La nota in realtà era arrivata via Pec al colosso della cantieristica il 29 settembre, nello stesso giorno in cui Riva aveva però firmato la sospensione della gara. «Questa amministrazione è venuta a conoscenza di un’indagine avviata dalla procura regionale presso la Corte dei Conti del Veneto successivamente all’indizione del bando, volta ad accertare lo stato dei luoghi che ospitano l’opera», aveva scritto.

La perizia tecnica

L’inchiesta è quella nel cui ambito proprio nei giorni scorsi è stata depositata la perizia tecnica dell’esperto francese Nicolas Larchésecondo cui le cerniere hanno sì dei segni di corrosione, ma non gravi al punto da pregiudicare il funzionamento del Mose. «Le opere non sono ancora finite e non c’era alcuna urgenza di intervenire – sottolinea Riva – ho ritenuto corretto sospendere in quanto probabilmente le condizioni del bando saranno da modificare». In realtà diceva ben altre cose il suo predecessore Cinzia Zincone, sospesa ad agosto dopo l’apertura di un paio di procedimenti disciplinari: il primo per aver pagato alcune aziende «scavalcando» il Consorzio Venezia Nuova in concordato, il secondo per un’intervista in cui aveva definito «inutile» la figura del commissario straordinario Elisabetta Spitz. «La stessa tenuta delle opere alle bocche è a rischio se non si interviene con le prime manutenzioni», aveva scritto Zincone al ministro Enrico Giovannini il 13 maggio scorso. Per questo aveva deciso di revocare la gara 53, che riguardava solo la corrosione ed era arenata da un paio d’anni, e bandire quella del 4 luglio. Ma anche su questo si era aperto un fronte con Spitz, che il 19 luglio aveva a sua volta scritto al ministero, criticando l’iniziativa «assunta autonomamente da parte del Provveditorato, senza alcun coordinamento con la scrivente, vanificando l’impegno fin qui profuso e causando uno spreco di risorse», elencando una decina di punti contestati e chiedendo la «revoca o annullamento». Tra le contestazioni di Fincantieri, anche la legittimità della nomina di Riva, dopo lo stop della Corte dei Conti. Ma il dirigente replica di essere autorizzato a firmare gli atti da una delega del ministero delle Infrastrutture.

Fonte: Corriere Venezia- Mestre

 

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