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Il titolo Monte dei Paschi di Siena torna in borsa

Il titolo Monte dei Paschi di Siena torna in borsa

La Commissione Nazionale per la Società e la Borsa (Consob) ha disposto la riammissione a quotazione sul Mercato Telematico Azionario dei titoli M

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La Commissione Nazionale per la Società e la Borsa (Consob) ha disposto la riammissione a quotazione sul Mercato Telematico Azionario dei titoli Monte dei Paschi di Siena a decorrere dal 25 ottobre 2017. Il capitale sociale dell’istituto senese è pari a 15.692.799.351 euro e risulta composto da 1.140.290.072 azioni ordinarie. Il periodo di adesione all’offerta ha inizio oggi 31 ottobre 2017  e  terminerà il 20 novembre. Il titolo Monte dei Paschi di Siena dunque torna alle contrattazioni a Piazza Affari dopo dieci mesi di sospensione, dalla fine dello scorso anno, e  rappresenta per la banca l’inizio di una nuova era ma riapre anche le ferite di una numerosa schiera di risparmiatori che nell’ultimo triennio hanno subito corpose perdite investendo il proprio denaro su azioni e/o obbligazioni subordinate dell’istituto senese. In questi mesi tuttavia la natura dell’istituto è profondamente cambiata, grazie ad una profonda pulizia di bilancio e ad un aumento di capitale. La banca si ripresenta sul mercato con una composizione dell’azionariato e una struttura patrimoniale radicalmente diversi rispetto allo scorso 22 dicembre (ultimo giorno effettivo di quotazione in Borsa) a causa dell’impatto dell’aumento di capitale “precauzionale” da 8,3 miliardi di euro sottoscritto nel mese di agosto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e dai titolari di obbligazioni subordinate convertite in azioni. Le categorie di azionisti sono tre, con i rispettivi prezzi di carico radicalmente diversi. L’azionista di maggioranza è attualmente il MEF (69% circa del capitale sociale), seguito dagli ex titolari di obbligazioni subordinate (28,5% circa) e, infine, dai vecchi azionisti (2,5% circa). Il patrimonio netto tangibile della banca (patrimonio netto meno avviamento) è oggi pari a circa 11,3 miliardi di euro, di cui 8,3 miliardi derivanti dall’aumento di capitale sociale e 3 miliardi pari al patrimonio antecedente l’aumento stesso dopo le corpose svalutazioni dei crediti deteriorati imposte dalle Autorità di Vigilanza. Il prezzo di carico della partecipazione di maggioranza del MEF è di circa 7 euro per azione (considerando anche l’acquisto a 8,65 euro di una componente derivante dal ristoro di un’emissione obbligazionaria), mentre il prezzo di conversione in azioni delle obbligazioni subordinate è di 8,65 euro (il corrispondente prezzo di carico è funzione del prezzo di acquisto di ciascuna obbligazione convertita in azioni); infine, i vecchi azionisti subiranno una diluizione (e quindi una perdita) del 98% circa del loro investimento, non essendo stato loro riservato il diritto di partecipare all’aumento di capitale.

Partendo da un’analisi di natura macroeconomica, il contesto attuale è decisamente favorevole al settore bancario italiano, come confermato dalle ottime performance borsistiche dei principali istituti di credito nell’anno in corso. Nonostante le manovre degli ultimi anni a volte persino coercitive da parte delle Autorità di Vigilanza europee, le maggiori criticità sembrano in gran parte superate: sono state salvate le quattro banche regionali e le due venete, la ricapitalizzazione precauzionale di BMPS promette una soluzione definitiva attesa a lungo, Unicredit ha effettuato un corposo aumento di capitale, UBI Banca ha anch’essa adempiuto ai voleri della BCE e il livello generale dei crediti deteriorati del sistema bancario italiano è in flessione.  Guardando in prospettiva, lo stato generale di salute delle principali economie mondiali e il processo di graduale rialzo dei tassi favoriscono la crescita del margine di interesse delle banche e, di conseguenza, contribuiscono ad alimentare il credito a famiglie e imprese all’interno di uno scenari o di crescita organica e non monetaria. Attualmente i multipli medi delle banche italiane nel panorama europeo sono favorevoli sotto il profilo rischio/rendimento: ad esempio, il rapporto medio tra capitalizzazione e patrimonio netto tangibile si aggira intorno al 60% a fronte di una media europea del 150% circa. Analizzando nello specifico il titolo BMPS, la banca si ripresenta in Borsa con la peculiarità di essere l’unico istituto al mondo con zero sofferenze e con i residui crediti deteriorati (incagli e crediti scaduti) pari a circa 13,5 miliardi di euro lordi, già svalutati di oltre il  70%, ovvero pari a circa 4 miliardi netti. Il patrimonio netto tangibile della banca, come sopra ricordato, è pari a 11,3 miliardi di euro e, inoltre, la stessa potrà beneficiare in futuro di crediti fiscali pari a circa 2 miliardi di euro a causa delle perdite generate negli esercizi passati; tale beneficio è condizionato alla generazione in futuro di risultati netti positivi. Il piano industriale presentato alle Autorità di Vigilanza prevede il ritorno all’utile nel 2018 (le ultime svalutazioni peseranno nel bilancio 2017) e, più in particolare, un utile netto di circa 600 milioni di euro nel 2019. Occorre anche evidenziare alcune peculiarità che caratterizzano l’istituto senese in questo particolare periodo storico. La banca, grazie alle garanzie pubbliche collegate alla presenza del MEF come azionista di maggioranza, beneficerà di tassi di finanziamento sul mercato pari ai corrispondenti tassi dei titoli di Stato più un differenziale (spread) di circa lo 0,5% sotto forma di costo per aggiungere la garanzia pubblica alle singole emissioni.

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