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Tim va avanti sulla strategia. Il crollo del titolo? Non imputabile al piano “Free to run”

Tim va avanti sulla strategia. Il crollo del titolo? Non imputabile al piano “Free to run”

Tim. Il crollo del 23,8% in Borsa nella giornata della presentazione alla comunità finanziaria del nuovo Piano industriale 2024-2026

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Tim.

Il crollo del 23,8% in Borsa nella giornata della presentazione alla comunità finanziaria del nuovo Piano industriale 2024-2026 “Free to run” non è imputabile al Piano stesso.

È quanto hanno riferito il ceo di Tim Pietro Labriola e gli advisor ai Consiglieri nella cda straordinario che si è tenuto questa mattina. Attesa a ore una comunicazione al mercato da parte del management a integrazione di quanto già comunicato ossia dei target finanziari per sgombrare il campo dallo “scetticismo” mostrato dagli analisti in particolare sul fronte degli obiettivi di riduzione del debito.

Gli obiettivi del Piano 2024-2026

Il nuovo piano stima una riduzione dell’indebitamento di gruppo, con un rapporto debito/ebitda after lease in calo a 1,6-1,7 volte rispetto a 3,8 volte dei pro-forma al 2023, ricavi in crescita del 3% medio annuo nell’arco di piano dai 14,4 miliardi pro-forma nel 2023, e un ebitda organico after lease in crescita dell’8% medio annuo da 3,5 miliardi pro-forma del 2023.

Volumi di scambi dodici volte quelli normali

I dubbi degli analisti, per quanto leciti, non possono però essere stati la motivazione alla base del clamoroso crollo del titolo in Borsa in particolare nel pomeriggio di giovedì 7 marzo: dopo le perdite registrate in mattinata il picco vero c’è stato infatti nella seconda parte della giornata con volumi di scambi dodici volte quelli normali, come ha riferito in conferenza stampa il ceo Labriola. Situazione solo in minima parte recuperata l’8 marzo: il titolo ha chiuso a +4,8% a 22 centesimi. “Analizzeremo la situazione a sangue freddo” ha detto Labriola ai giornalisti.

Indaga la Consob, c’è Vivendi dietro l’operazione?

La Consob ha avviato un’indagine per capire se dietro l’operazione ci siano “mani forti”: i riflettori sono inevitabilmente puntanti soprattutto su Vivendi che ha svalutato la propria partecipazione – come emerso dalla relazione finanziaria 2023 – di 1,347 miliardi di euro. Vivendi ha il 23,7% del capitale di Tim e a partire dal 31 dicembre 2022 ha cessato di contabilizzare la propria partecipazione con il metodo del patrimonio netto.

FONTE:  https://www.corrierecomunicazioni.it/

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