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Chi è Tim Draper, il miliardario venture capitalist della Silicon Valley

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Abbiamo intervistato uno dei più celebri finanziatori di startup americani: ha qualcosa da dire sulla tecnologia e soprattutto sulla politica e l’imprenditoria europea

(foto: Mauro Aprile Zanetti)

Uno dei veterani di più grande successo del venture capital della Silicon Valley, Tim Draper (Draper Associates – Draper University), è intervenuto qualche giorno fa al Computer History Museum di Mountain View. L’occasione era l’apertura dello European Innovation Day che Mind The Bridge ha organizzato quest’anno in collaborazione con EIT Digital, sviluppando il format di SEC2SV (Start Up Europe Comes To Silicon Valley). Un percorso di scambio tra Europa e Silicon Valley, e anche di formazione per le migliori scale-up selezionate in Europa – vale a dire le potenziali aziende “unicorno” del settore tecnologico, che potrebbero scalare il loro business a livello globale, sfondando la barriera della valutazione economica di 1 miliardo di dollari.

Il programma SEC2SV, che si sviluppa per dieci giorni tra San Francisco e Silicon Valley, è finanziato dalla Commissione Europea per indagare anche alcuni dei temi centrali in materia di business e tecnologia, e nella fattispecie la questione del rapporto tra innovazione e regolamentazione fra le due sponde dell’Atlantico.

Chi esprime meglio lo spirito pioneristico della Silicon Valley rispetto a quello del Vecchio Continente è per l’appunto Tim Draper – un vero fiume in piena, dalla retorica a tratti degna dei toni del futurismo italiano. Reduce da un recente viaggio in Europa, Draper ha qualcosa da dire sulla tecnologia e soprattutto sulla politica e l’imprenditoria.

Qual è la sua impressione dopo il recente viaggio in Europa?

Non è possibile che gli Europei con la forza del loro cervello vogliano continuare a ripetersi tutti i giorni il rosario dell’impossibile, dell’essere realistici, e del rimanere umili quando potrebbero contribuire a rivoluzione con più audacia l’establishment delle principali industrie dei loro rispettivi paesi, creando lavoro e nuove opportunità invece di fare emigrare i loro migliori cervelli. Posso solo dire agli Europei di incoraggiare gli imprenditori e di essere pronti a combattere le incombenze per cambiare il sistema. Se cominci dicendo: “usciamo, andiamo a fare qualcosa di strano”, allora la gente ti verrà dietro per fare qualcosa; invece di continuare a parlare alla gente, dicendo: “siamo ragionevoli, vediamo se possiamo sistemare le cose qui a casa”.

Su cosa sta puntando ora?
Adesso in Silicon Valley sto cercando di creare un ecosistema globale con Draper University: un’università per imprenditori che vengono da tutto il mondo qui per creare insieme nuovi business. A questi viene fornita una formazione con modalità bizzarre per trasformarli in veri imprenditori, che abbiano quella verve e quella determinazione che li porterà a rivoluzionare l’industria di riferimento. Abbiamo anche lanciato una competizione globale per giovani imprenditori per permettere a chiunque dipresentarci anche via Skype la loro idea da 1 miliardo di dollari. Voglio riproporre questo ecosistema di istruzione nel mondo, perché non si tratta soltanto di esportare imprenditorialità e venture capital, ma di come istruiamo la gente verso la giusta direzione. Bisogna far sì che la gente sappia guardare al futuro e non al passato; come la porti a immaginarsi lo scenario tra 15 anni, quando avremo auto volanti e senza pilota, e ogni cosa che ti serve può arrivarti in un’ora? Al di là di sapere se vivremo altri 50 o 100 anni, il mondo sarà necessariamente diverso. È lì che voglio arrivare: creare la capacità visionaria in ognuno per poterselo immaginare e meglio disegnarlo. Quando sento parlare ancora imprenditori con un piano a 6, 12 o 18 mesi, realizzo che questi non capiscono che il potere e l’establishment li schiaccerà.

Se è vero che lei è più interessato alle start up che mirano a una “disruption”, in quale settore punterebbe?
Innanzitutto bisogna essere consapevoli che quando un imprenditore osa veramente sconvolgere la filiera tradizionale di un mercato con un prodotto rivoluzionario (vedi Uber, Airbnb),  dovrà prepararsi ad affrontare grandi problemi e numerosi inconvenienti da parte del potere e dell’establishment. Io finanzio e supporto solo quegli imprenditori che si prendono il rischio per un risultato straordinario; quelli che vanno contro le grandi industrie che forniscono un pessimo servizio a costi alti. E qual è la più’ grande industria che fornisce pessimo servizio a costi altissimi? L’azienda che per eccellenza andrebbe sconvolta, a parte la sanità, l’istruzione, il farmaceutico, la finanza e tutte quelle che sono fissate in un modo e pertanto non aperte al vero cambiamento? La politica! Oggi è il sistema che offre grandi opportunità di rivoluzione per un imprenditore, perché potrebbe essere molto più efficace; potrebbe essere decisamente meno costoso; potrebbe avere dati molto migliori, potrebbe eseguire un programma più adeguato ai cittadini. È il caso della tecnologiablockchain (un format inventato per il bitcoin come soluzione al problema di creare un database sicuro e ampiamente distribuito, NDR), che è l’esempio dell’efficienza per la politica: è imparziale, giusto e onesto, trattando tutti alla stessa maniera; economico e molto efficiente. Questo è il miglior modo di governare con onestà. Le giurie potrebbero intervenire molto meglio con internet senza doversi trovare in un posto e in un momento preciso. Sta cambiando ogni cosa, il che significa innanzitutto che i governi devono competere per la gente, per gli affari e il denaro. E l’ho visto parlando con molti primi ministri in Europa.

he idee vi siete scambiati con i vari primi ministri in Europa?

Ognuno mi ha chiesto come avrebbe potuto attrarre più investimenti o più imprenditorialità, considerando anche quanto vicini e facili da raggiungere sono i paesi dell’Unione Europea; invece di assistere per l’appunto a un esodo perché nessuno vuole più rimanere, visto che nessun governo si è ancora attrezzato a creare la piattaforma adeguata per operare politicamente. Così ho condiviso con loro alcune mie idee. Prenderei appunti dal primo ministro dell’Estonia (Taavi Roivas, classe 1979, il più giovane primo ministro europeo, NDR), perché dopo essere venuto alla Draper University ha spiegato come: solo avendo istituito la firma digitale, l’Estonia ha risparmiato il 2% del PIL; con il voto digitale tutti i giovani hanno potuto votare molto più facilmente; con l’identità digitale il crimine è sceso e il business è cresciuto. Mi ha dato la terza carta di residenza virtuale in Estonia, sebbene non fossi lì in quel momento. Il messaggio è tuttavia chiaro e forte; e ora il software è attivo, la residenza digitale funziona, e io ho potuto iscrivermi in un sistema equivalente al blockchain, chiudendo un affare con un’azienda che si chiama Funderbeam, che è in Estonia. E oggi abbiamo firmato il documento digitalmente con il governo. Questa è una grande rivoluzione! Immaginate quante altre carte potrei evitare in questo modo! Ho indicato il modello Estonia ad altri primi ministri. È in questa direzione che i governi ora devono imparare a competere contro i servizi di bassa qualità e i costi troppo alti. È in questo modo che potete attrarre talenti e imprenditori.

Cosa consiglierebbe ai politici e ai giovani startupper dell’Europa?
Se volete veramente costruire il futuro, buttate giù il sistema attuale, il più possibile pacificamente e in modo gentile.
Dico ai politici: non soffocate gli imprenditori con regolamentazioni su regolamentazioni; lasciateli sperimentare almeno fino a che l’80esima auto-volante e senza pilota non si sia schiantata, e magari si spera non si schianti nemmeno!
Dico agli imprenditori: non permettete ai vostri governi di regolamentare l’innovazione prima che sia sperimentata.
Europei, pensate in questi termini: permettete alla gente di cominciare freschi, permettete che le cose accadano. E se ci sarà fallimento, va bene così. Il fallimento va bene, lasciatelo accadere. Lasciate cuocere a fuoco lento il fallimento, così la gente può meglio determinare in quale direzione procedere.

wired.it

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