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Smart working. Meno uffici, più tablet , orari flessibili. Il 40% delle Pmi del nordest lo pratica.

Smart working. Meno uffici, più tablet , orari flessibili. Il 40% delle Pmi del nordest lo pratica.

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Meno ufficio, più tablet. Più orari flessibili e luoghi di lavoro esterni alla sede aziendale (o condivisi) per conciliare tempi di vita e di lavoro e migliorare la produttività. Lo Smart Working prende piede in Italia a velocità moderata ma crescente. Più nelle grandi imprese che nelle piccole, come segnala una ricerca del Politecnico di Milano, presentata da Confindustria Padova. E mentre il Ddl oggi al Senato potrebbe incentivare il ”lavoro agile”, si moltiplicano i progetti delle imprese che provano a ripensare il lavoro in un’ottica intelligente, mettendo in discussione i tradizionali vincoli legati a luogo e orario. Lasciando alle persone maggiore autonomia nel definire le modalità di lavoro a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati.       Nel 2015 solo il 6% delle PMI del Nord-Est Italia (Veneto, Friuli V.G., Trentino A.A., Emilia Romagna), ha già avviato dei progetti organici di Smart Working (5% il dato nazionale per le PMI, 17% nelle grandi imprese), introducendo in modo strutturato nuovi strumenti digitali, policy organizzative, comportamenti manageriali e nuovi layout fisici degli spazi. A queste si aggiunge il 24% di PMI che sono in fase ”esplorativa”, si apprestano cioè ad avviare progetti in futuro, e un altro 9% che ha introdotto informalmente logiche di flessibilità e autonomia ma rivolte solo a particolari profili, ruoli o esigenze delle persone.   Quasi quattro PMI su dieci, quindi, stanno andando in modo strutturato o informale verso questo nuovo approccio all’organizzazione del lavoro. Oltre il 60%, però, non ne conosce ancora cultura e modelli organizzativi o non si dichiara interessata. “Lo Smart Working rappresenta un cambio culturale – dichiara Ruggero Targhetta, presidente di Confindustria Padova Sit – significa ripensare l’organizzazione del lavoro e i vincoli legati a luogo e orario per liberare nuove energie dalle persone, lasciando maggiore autonomia a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati. È un nuovo approccio che, grazie alle nuove tecnologie, risponde alle necessità di efficienza e produttività delle aziende promuovendo al contempo la gestione ottimale dei tempi lavoro-famiglia. Ora la sfida del lavoro agile si sposta dai servizi al manifatturiero e può trovare spazio nei nuovi contratti aziendali. È un progetto che rilanciamo in Veneto a imprese e sindacati, nella convinzione che un’organizzazione del lavoro flessibile, volta alla conciliazione di vita professionale e di vita privata, favorisca davvero la competitività delle imprese del territorio”. La diffusione dello Smart Working nelle PMI del Nord-Est – spiega Fiorella Crespi, direttore dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano – risulta limitata come nel resto del Paese. Questo è dovuto principalmente a una cultura organizzativa ancora tradizionale e a una mancata consapevolezza dei benefici ottenibili. Sperimentando gradualmente lo Smart Working e personalizzando le leve di flessibilità sulla base delle caratteristiche dell’azienda e delle esigenze dei propri dipendenti sarà possibile anche per queste realtà innovarsi e valorizzare al meglio il potenziale delle proprie persone”.  “In un mondo in continua e costante trasformazione – dichiara l’assessore regionale Elena Donazzan – intercettare le nuove esigenze del tessuto economico e produttivo è compito dei decisori pubblici, demandati a realizzare e promuovere politiche mirate ad ammodernare l’intero sistema. In questo senso, quando parliamo di Smart Working, dobbiamo pensare a valorizzare nuove forme di lavoro che non possono essere imbrigliate in recinti rigidi e superati”. “Credo che la buona politica abbia il compito di dare una spinta propulsiva al lavoro agile, in una regione, come il Veneto, che vanta eccellenze del settore manifatturiero. Grazie anche alla buona formazione volta a formare e qualificare i professionisti del domani, e con il dialogo costante fra tutti gli attori a disposizione per mettere a fattor comune competenze ed esperienze, sono convinta che questa sarà un’impresa possibile”, spiega. “I benefici del lavoro agile – sottolinea Maurizio Del Conte, giuslavorista dell’Università Bocconi e presidente dell’Anpal – sono noti: maggiore soddisfazione dei dipendenti, che possono gestire meglio i tempi di lavoro e l’organizzazione della vita familiare, riduzione dell’assenteismo, aumento della produttività, riduzione dei costi. Con il lavoro agile si va oltre il modello di telelavoro, consentendo alle imprese di organizzare e valutare la prestazione del lavoratore secondo modelli innovativi, nel rispetto delle tutele fondamentali del lavoratore”.  “Il Ddl presentato dal Governo è costituito da un articolato snello, con lo scopo di agevolare la diffusione di questa modalità di lavoro, risolvendo i problemi emersi, legati soprattutto ai trattamenti normativi e retributivi e alla copertura assicurativa contro gli infortuni. Il Governo segue da vicino il Ddl e l’andamento veloce dei lavori parlamentari induce a prevedere tempi rapidi per l’approvazione definitiva”, conclude.

Fonte : giornalepartiteiva.it

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