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Sfide e opportunità dell’automazione e dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro

Cosa si legge in un recente rapporto del McKinsey Global Institute

Sfide e opportunità dell’automazione e dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro

Fonte: Huffpost.it Quali potrebbero essere opportunità e sfide dell'automazione e dell'intelligenza artificiale sul mercato del lavoro? Per cercare

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Quali potrebbero essere opportunità e sfide dell’automazione e dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro? Per cercare una risposta a questa domanda ho dato una sbirciata a un recente rapporto del McKinsey Global Institute che analizza il mercato del lavoro statunitense e la fase, che sta attraversando, di rapida trasformazione nel modo in cui le persone lavorano e nei lavori che svolgono. Secondo questo rapporto, negli ultimi anni, anche a causa della pandemia, si è assistito ad un’accelerazione di tendenze destinate a proseguire fino al 2030.
Tra il 2019 e il 2022 ci sono stati 8,6 milioni di cambiamenti occupazionali, il 50% in più rispetto al triennio precedente. La maggior parte ha riguardato persone che hanno lasciato impieghi nei servizi di ristorazione, vendita e supporto per uffici, per spostarsi in altri settori lavorativi. Questi cambiamenti sono stati favoriti da una serie di fattori che hanno spinto i datori di lavoro ad assumere candidati non tradizionali e formarli sul posto.
Uno dei fattori trainanti di questa evoluzione è l’automazione, con robotica, software e intelligenza artificiale che sostituiscono gli esseri umani in molte attività ripetitive e prevedibili. In particolare, la recente intelligenza artificiale generativa, come ChatGPT, estende le possibilità di automazione a un insieme molto più ampio di occupazioni che coinvolgono interazioni, creatività ed expertise. Si stima che entro il 2030, con l’AI generativa, fino al 30% delle ore lavorate oggi potrebbero essere automatizzate.
I lavori più a rischio sono quelli di supporto per uffici, servizio clienti, ristorazione e produzione, che potrebbero vedere una riduzione complessiva di oltre 9 milioni di posti entro il 2030. Al contrario, professioni come ingegneri, medici, manager, avvocati, anche se vedranno un cambiamento nelle attività svolte quotidianamente, difficilmente saranno completamente automatizzate e anzi continueranno a crescere.
Oltre all’automazione, anche massicci investimenti federali in infrastrutture e transizione ecologica, e trend come l’invecchiamento della popolazione, stanno modificando la domanda di lavoro. Complessivamente si prevedono altri 12 milioni di cambiamenti occupazionali entro il 2030, per un totale di 25 milioni rispetto alle stime precedenti la pandemia.
I lavoratori a basso reddito, con meno competenze digitali e titoli di studio, saranno i più colpiti da questa trasformazione. Le donne hanno il 50% di probabilità in più di dover cambiare lavoro rispetto agli uomini. Saranno fondamentali politiche pubbliche e private per la formazione e riqualificazione della forza lavoro, e un cambiamento nelle assunzioni da parte delle aziende, che dovranno guardare più alle competenze dei candidati che alle loro credenziali.
Nonostante le sfide, l’automazione e l’intelligenza artificiale potranno anche portare ad una maggiore produttività e a lavori più qualificati e interessanti per gli esseri umani. Ad esempio, se le macchine si occupano di compiti noiosi e ripetitivi, le persone possono dedicarsi ad attività creative e che richiedono contatto umano. La chiave sarà gestire con attenzione questa transizione epocale, cogliendone le opportunità e mitigandone i rischi. Il mercato del lavoro americano è molto diverso da quello italiano, ma gli Stati Uniti rappresentano un’interessante finestra sul futuro. Dobbiamo nutrire capacità di adattamento e resilienza di fronte a rapidi cambiamenti nel nostro mercato del lavoro per navigare al meglio la prossima era dell’automazione e dell’intelligenza artificiale.

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