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Metaverso: potremmo andare in banca senza alzarci dalla sedia

Il ceo di Armundia, fintech milanese specializzata in innovazione bancaria: “La consulenza sarà sempre più da remoto. Si risparmierà tempo, carta e denaro. Ma le buone e vecchie filiali non scompariranno”. Il nodo compliance

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Andare in banca, senza neanche alzarsi dal divano. In futuro sarà possibile grazie anche a progetti come l’Armundia Immersive Advisory, un prototipo di metaverso per la consulenza bancaria, finanziaria e assicurativa sviluppato da Armundia Group e dall’Università dell’Aquila. L’idea è quella di ridisegnare, grazie alle tecnologie disponibili, la customer journey in una direzione che sia sempre più integrata tra realtà fisica e digitale. Un mondo ibrido, dove banker e clienti si possono incontrare in stanze virtuali, tramite avatar, collegandosi da qualsiasi device (mobile o fisso), senza essere costretti a recarsi in filiale. “Le tecnologie e la volontà per arrivare a questo tipo di rapporto tra istituto e clientela ci sono tutte” spiega ad Huffpost Gianluca Berghella, Ceo di Armundia Group, “ma il problema resta la compliance. L’ostacolo principale che si pone davanti alla scommessa chiamata ‘metaverso’ sono i dati e l’identità”. Tradotto: il metaverso entrerà definitivamente nelle nostre vite solo quando esisterà una carta d’identità digitale – speculare a quella cartacea – da utilizzare nel metaverso con pieno valore giuridico.

“Oggi la tecnologia ci permette di sperimentare idee che fino a pochissimi anni fa erano a malapena immaginabili”. Riassume così, l’amministratore delegato di Armundia Group – fintech specializzata nel fornire strumenti per la digital transformation a banche e assicurazioni – il senso di Armundia Talkinn 2022, evento milanese dedicato al mondo dell’innovazione in ambito bancario. Protagonista dell’edizione di quest’anno, alla presenza di esponenti di spicco del mondo bancario – da Mediolanum a Intesa San Paolo –, è stata la presentazione di un prototipo di metaverso – l’Armundia Immersive Advisory – specificatamente dedicato alla consulenza bancaria, finanziaria e assicurativa. Al cliente basta dotarsi di visori di realtà virtuale. Con quelli può entrare, grazie a un avatar, in uno spazio architettonico virtuale e incontrare il banker – impiegato o direttore che sia – grazie a quella che diventerà sostanzialmente una filiale sul metaverso. Consulente e cliente possono svolgere una sessione di advisory agevolata da tutta una serie di funzioni innovative, come ad esempio la traduzione simultanea in qualsiasi lingua.

Certo, le banche ‘fisiche’ non scompariranno. Ma potranno rafforzare il rapporto con la clientela grazie a questa innovazione: il banker potrà mostrare, visualizzare e modificare immagini, grafici e modelli tridimensionali personalizzati a seconda delle esigenze, per poi costruire, sempre insieme al cliente, la proposta di investimento o copertura assicurativa più vicina agli obiettivi e al profilo di rischio. Si potranno inserire modellazioni 3d del patrimonio detenuto, grafici sul portafoglio, presentazioni interattive sulle strategie di investimento, statistiche e previsioni di rendimento. Tenere un assessment assicurativo per suggerire al cliente quali sono gli strumenti più adeguati al suo profilo. “Il valore aggiunto – dice Gianluca Berghella di Armundia Group ad Huffpost  non è soltanto nella localizzazione virtuale, ma anche nella possibilità di accedere a un’infinità di informazioni, in maniera decisamente più efficiente rispetto al reporting classico oggi prodotto in forma cartacea”. Insomma, musica per le orecchie di qualsiasi consulente, non solo bancario: si risparmia tempo, carta e si rende il processo decisamente più efficiente nonché facile da personalizzare.

Ma quindi, se il metaverso bancario diventerà realtà, potremo andare in filiale senza alzarci dal divano? “Sostanzialmente sì. Fino a qualche anno fa, questo era un traguardo sostanzialmente inimmaginabile. Poi con la pandemia abbiamo potenziato nettamente la remotività da filiale: essere come davanti allo sportello bancario, ma da remoto, e conservando comunque tutti i criteri di sicurezza. Un risultato del genere lo abbiamo raggiunto dopo cinque anni di lunga e complicata sperimentazione. Ora, l’obiettivo è porre le basi per un sistema totalmente flessibile e scalabile, sicuramente valido anche per altri modelli di servizio del comparto bancario”.

Sui tempi di realizzazione, però, Berghella resta cauto. Non è una questione di sviluppo tecnologico, come si potrebbe pensare. “In questo momento – conclude Berghella – va ancora buttata giù una parete, a nostro avviso molto sottile: quella della compliance. Ci sono ostacoli che siamo riusciti a superare, come ad esempio il riconoscimento facciale. Ma il tema resta sempre lo stesso: bisogna riuscire a collegare integralmente, soprattutto a livello giuridico, l’identità fisica di una persona con quella digitale. A quel punto avremo davanti a noi praterie di opportunità, non solo sul metaverso”. La scommessa del metaverso passa quindi dalla chiave di volta dei dati e dalla possibilità di utilizzare dati e identità in una dimensione che non sia esclusivamente quella fisica. Arrivare a utilizzare l’identità a livello digitale, esattamente come facciamo con la nostra carta d’identità cartacea. La società è pronta, la tecnologia è pronta. “Serve però una forte volontà politica su scala internazionale”.

Fonte: Huffpost.it

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