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In un’antica pergamena è apparso qualcosa di straordinario

Hanno trovato la prima mappa del cielo notturno, realizzata dall'astronomo greco Ipparco di Nicea: era nascosta in un'antica pergamena.

In un’antica pergamena è apparso qualcosa di straordinario

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Gli studiosi lo hanno cercato per secoli, ma senza risultati. E, alla fine, lo hanno ritrovato nell’ultimo posto a cui avrebbero mai pensato: finalmente è stato rinvenuto l’antichissimo catalogo delle stelle dell’astronomo Ipparco di Nicea, la prima vera e propria mappa del cielo notturno mai realizzata al mondo e considerata perduta fino ad oggi. Si tratta di una scoperta straordinaria, possibile grazie allo studio di una pergamena medievale proveniente da un monastero situato in Egitto.

In un’antica pergamena la prima mappa del cielo notturno

Per secoli i ricercatori hanno speso tempo ed energie per cercare la mappa delle stelle realizzata da Ipparco di Nicea, considerato uno dei padri dell’astronomia moderna. E ormai, a dirla tutta, avevano perso le speranze: la consideravano perduta. Ma ecco all’improvviso una svolta sensazionale: studiando un manoscritto proveniente dal monastero greco-ortodosso di Santa Caterina, che si erge nella penisola del Sinai in Egitto, tra le 146 foglie dell’antica pergamena ne hanno trovate alcune che nascondevano un segreto.

Il primo ad accorgersi della particolarità di queste pagine era stato lo studioso biblico Peter Williams, dell’Università di Cambridge. Nel 2012 si era dedicato proprio allo studio del manoscritto, il Codex Climaci Rescriptus, una raccolta di testi siriaci scritti tra il X e il XI secolo d.C di proprietà del Museo della Bibbia di Washington. Il professor Williams aveva notato che alcune pagine erano state in realtà riscritte su un testo precedente e ancor più antico, raschiato via per riutilizzare le foglie. Diciamo che anche i monaci medievali spesso dovevano “risparmiare” sulla carta!

Ipparco di Nicea, padre dell’astronomia moderna

Lo studio pubblicato sul Journal for the History of Astronomy afferma che la precedente attribuzione a Eratostene non era del tutto errata. In effetti nove delle 146 pagine del manoscritto contengono materiale astronomico che, stando alla datazione al radiocarbonio e considerato lo stile di scrittura, con molta probabilità è stato trascritto tra il V e il VI secolo. Ci sono i miti sull’origine stellare di Eratostene, appunto, e parti di un celebre poema del III sec. d.C. (Fenomeni).

Ma scavando più a fondo e studiando con attenzione il testo “sottoscritto” (quello raschiato via), il team di ricerca è riuscito a stabilire mediante alcuni dettagli inconfondibili che si trattasse proprio delle coordinate stellari raccolte da Ipparco. Le misurazioni sono di una precisione strabiliante, considerato che si tratta delle prime mai realizzate e messe per iscritto. Un metodo inedito per il tempo, che segna il passaggio dall’astronomia antica, quella basata esclusivamente sull’osservazione del cielo, a quella moderna, che unisce all’osservazione calcoli utili per mappare e definire l’esatta posizione dei corpi celesti visibili nel cielo.

La scoperta “arricchisce la nostra immagine” di Ipparco, ha affermato il professor Evans. Lo studio e l’analisi del manoscritto non sono ancora conclusi, ma una certezza c’è ed è inequivocabile: potremo far luce su un evento cruciale nello sviluppo della civiltà occidentale, quella “matematizzazione della natura” che ha portato gli studiosi a un nuovo approccio nello studio dell’Universo, con l’obiettivo di misurare, calcolare, prevedere fenomeni.

Fonte: Libero Tecnologia.it

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