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Come è stata costruita la Statua della Libertà? Storia e curiosità del simbolo di New York

Forse non tutti sanno che la Statua della Libertà, simbolo degli Stati Uniti, è stata in realtà costruita dai francesi, e che prende ispirazione da una colossale statua che si trova in Italia. Oggi vi raccontiamo la sua storia e altre curiosità inaspettate.

Come è stata costruita la Statua della Libertà? Storia e curiosità del simbolo di New York

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La Statua della Libertà è il simbolo di New York nonché uno dei monumenti più famosi al mondo. Si trova al centro della baia di New York, proprio di fronte Manhattan, sulla piccola Liberty Island, in una posizione che le permette di dare il benvenuto a chiunque arrivi in città via mare.

La Statua della Libertà con alle spalle lo skyline di New York

Come è stata costruita la Statua della Libertà?

La trovata di costruire una gigantesca statua che simboleggiasse l’ideale di libertà degli Stati Uniti non venne a un americano, bensì a un francese. Dovete sapere infatti che la Statua della Libertà nasce a più di 5800 km da New York. Nel 1865 il politico francese Edouard Laboulaye, durante una cena nella sua casa di Versailles, propose di costruire un grande monumento da dare in dono ai fratelli americani, per suggellare, idealmente, il gemellaggio tra le due nazioni nate dalle rivoluzioni.

Frédéric Auguste Bartholdi

La sua era una semplice proposta, che però prese la forma di una statua vera e propria nella testa di Frédéric Auguste Bartholdi, che era lì presente e che nella vita faceva lo scultore. Così, mentre i politici si occupavano della raccolta fondi per finanziare il progetto, Bartholdi iniziò a studiare e documentarsi per capire come si poteva costruire una statua alta decine e decine di metri.

L’ispirazione dal Colosso di San Carlo

La soluzione che gli venne in mente fu quella di realizzare una struttura con un rivestimento in fogli di rame battuto. Ed è qui che entra in gioco un monumento italiano. Bartholdi si recò infatti ad Arona, in Piemonte, dove esisteva già una statua simile, alta 35 metri, la più alta del mondo fino a quel momento. Stiamo parlando del Colosso di San Carlo Borromeo, o Sancarlone, un’opera realizzata tra il 1624 e il 1698 dagli scultori Siro Zanella e Bernardo Falconi su un progetto di Giovan Battista Crespi. La statua del Sancarlone si regge in piedi grazie a un sostegno interno fatto di pietra, mattoni e ferro, mentre l’esterno è costituito da lastre di rame, molto sottili e leggere, che sono state battute a martello direttamente sulla struttura di supporto e riunite insieme per mezzo di chiodi e tiranti. Il braccio, realizzato nell’atto di benedire, è costituito da una struttura metallica, concepita per resistere ai venti della zona.

Il Colosso di San Carlo

Bartholdi soggiornò alcuni giorni ad Arona per studiare la statua nei minimi particolari, deciso a realizzarne una alta più del doppio e che avrebbe dovuto resistere a venti anche più forti. Per farlo si fece aiutare da Eugène Viollet-le-Duc, un suo ex-professore di architettura, che progettò per lui la struttura interna di mattoni. Sfortunatamente però, Le Duc si ammalò e morì in breve tempo senza lasciare istruzioni su come la struttura interna e il rivestimento esterno in rame si sarebbero dovuti collegare.

L’intervento di Eiffel

A questo punto della storia fa la sua comparsa il nostro caro amico Gustave Eiffel. Eiffel abbandonò subito l’idea della struttura di mattoni, e suggerì invece di utilizzare la stessa tecnica che sarà poi utilizzata per la Torre, quella della struttura reticolare. Lo scheletro della Statua della Libertà è stato quindi costruito con colonne e travi collegate al rivestimento esterno, fatto di pannelli di rame battuto, tramite dei rivetti. Eiffel decise infatti di non utilizzare una connessione rigida tra scheletro e rivestimento poiché questa avrebbe potuto portare a delle tensioni e a conseguenti spaccature sulla superficie. L’utilizzo dei rivetti infatti permette una certa libertà di movimento alle parti che compongono il rivestimento esterno e riduce la tensione generata dalle differenze termiche tra parte esterna, soggetta alle intemperie, e quella interna. Pensate che il rivestimento esterno della Statua della Libertà è composto da oltre 300 lastre di rame, modellate una a una dagli scultori.

Costruzione dei pannelli di rame della Statua della Libertà

Il trasporto in America

Questo nuovo progetto, più smart, permise a Bartholdi e Eiffel di costruire la statua stesso in Francia, per poi spedirla pezzo per pezzo negli Stati Uniti. Cosa che ritornò molto utile anche ai fini della raccolta fondi! Infatti non appena furono realizzate la testa e la famosa mano con la torcia, le due parti furono subito esibite, una a Parigi e l’altra a Philadelphia, in una specie di anteprima sulla statua.

Il 4 luglio del 1884, quasi dieci anni dopo la costruzione della prima lastra di rame, l’opera venne completata e consegnata simbolicamente agli americani, in una solenne cerimonia a Parigi. La statua rimase in Francia fino al gennaio successivo, quello del 1885, quando venne smontata e riposta in oltre 300 casse. Del trasporto negli Stati Uniti se ne occupò la marina militare francese: un’operazione tutt’altro che semplice, dal momento che ci vollero parecchie traversate per riuscire a trasportarla tutta quanta. L’inaugurazione “americana” della statua avvenne però solo il 28 ottobre 1886. Perché questo ritardo? Perché non c’era ancora il piedistallo! Quello dovevano costruirlo gli americani, che però non riuscivano a trovare i fondi necessari. Fu fondamentale, pensate, l’intervento dell’editore Joseph Pulitzer (quello del premio), che attraverso le pagine del suo quotidiano convinse i newyorkesi a credere nel progetto, mostrando loro le immagini di una magnifica statua che illuminava la baia.

Il colore verde della Statua della Libertà non è l’originale

Il colore originale

Lo sapevate che all’inizio la Statua della Libertà era di un colore completamente diverso? Il colore verdastro che vediamo adesso non è l’originale: essendo stata realizzata in rame infatti all’inizio appariva di un colore rossastro. Cosa è successo allora? È successo che il rame, quando viene esposto all’aria per lunghi periodi di tempo, finisce per ossidarsi, formando una patina di alterazione dal caratteristico colore verdino. Tipo la ruggine sugli oggetti di ferro? Non proprio: mentre la ruggine non aderisce più di tanto e si stacca mano a mano (esponendo nuove porzioni del metallo all’alterazione), l’ossidazione del rame resta invece ben salda al metallo, impedendo all’alterazione di intaccare il metallo sottostante. Pensate che l’alterazione della Statua della Libertà, nell’ultimo secolo, ha interessato solamente i primi 0,13 mm di superficie!

Fonte: Geopop.it

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