Popolare Bari, il nuovo temuto caso Carige. Sarà una fusione a salvarla?

La via di salvezza per Popolare di Bari, altra banca anello debole del sistema finanziario italiano, è una fusione? E’ la domanda che si pongono da tempo in tanti, in un contesto tra l’altro in cui il tema del risiko bancario torna protagonista in Europa. (Occhio tra l’altro alle indiscrezioni che vedono protagonista la stessa UniCredit).

E mentre continuano a circolare rumor sui possibili cavalieri che potrebbero salvare le due banche quotate più al centro dei riflettori da inizio anno e non solo (Carige e MPS), due fonti interpellate da Reuters riportano che Popolare di Bari starebbe considerando l’opzione della fusione con altre banche del sud Italia.

Pronto ad aderire alla riforma delle banche popolari lanciata dal governo Renzi nel 2015, l’istituto starebbe puntando a diventare una società per azioni attraverso la creazione di una holding, che manterrebbe lo status mutualistico attuale e di una sub-holding che rappresenterebbe invece la vera società per azioni.

Una delle due fonti ha precisato a Reuters che la banca potrebbe procedere a uno spin off dei suoi crediti deteriorati, creando un veicolo separato, e trasferire i suoi asset in buone condizioni di salute nella sub-holding.

Popolare di Bari è osservata speciale di Bankitalia, sia per la mole di crediti andati a male che zavorrano il suo bilancio, che per la necessità -collegata- di rafforzare la propria solidità finanziaria.

Tuttavia, è stato lo stesso istituto ad ammettere di avere difficoltà a raccogliere mezzi freschi sul mercato.

Nelle ultime ore, è arrivata anche la notizia relativa alla decisione della Corte di Appello di Bari di confermare lo stop delle sanzioni imposte dalla Consob. Così si legge nella nota del tribunale:

“La Corte di Appello di Bari, con provvedimento del 22 gennaio 2019 ha confermato la sospensione delle sanzioni irrogate dalla Consob nei confronti della Banca Popolare di Bari e dei suoi esponenti aziendali”. “Il provvedimento, che conferma quello già adottato dal Presidente della Corte il 16 e il 26 ottobre 2018 ha ritenuto ‘non pretestuosi’ gli argomenti addotti dalla Banca. Il merito sarà discusso nel prossimo mese di marzo”.

Sono giorni sicuramente cruciali per la banca più grande del Mezzogiornocontrollata dalla famiglia Jacobini, con il consiglio di amministrazione che sta valutando il piano presentato dal nuovo amministratore delegato Vincenzo De Bustis, tornato a prendere le redini di Popolare di Bari qualche settimana fa. (a tal proposito, sul caso il settimanale l’Espresso ha pubblicato una inchiesta).

L’obiettivo del piano è duplice: procedere a un rafforzamento patrimoniale e lanciare un nuovo piano industriale.

A tal proposito, secondo alcune indiscrezioni, la banca che è tornata a far parlare di sé anche come possibile prossimo caso bancario dopo Carige starebbe meditando l’emissione di nuove azioni per un valore fino a 300 milioni di euro, e il collocamento di debito subordinato fino a 200 milioni di euro. Un rafforzamento patrimoniale per un valore totale di 500 milioni di euro, dunque, stando alle fonti raccolte dal Messaggero una decina di giorni fa.

Nn’altra fonte di Reuters ha riportato intanto nelle ultime ore che, nella giornata di oggi, il cda di Popolare di Bari si riunirà in via soltanto preliminare, in vista delladecisione finale sul nuovo piano che dovrebbe essere presa il prossimo 30 gennaio.

Inchiesta Espresso su Pop Bari e sul caso De Bustis

Così L’Espresso sul caso Popolare di Bari e sugli intrecci tra politica e banche:

“Un mese fa, la Popolare di Bari, grande banca del Sud che naviga da tempo acque tempestose, ha richiamato in servizio il suo ex direttore generale, multato a settembre dalla Consob. Ci è scappata pure una promozione, mentre un giudice d’appello ha per il momento sospeso l’efficacia del primo verdetto. Vincenzo De Bustis, questa volta con i gradi da amministratore delegato, è così tornato al vertice dell’istituto pugliese che ad aprile del 2015 lo aveva congedato senza troppi complimenti, per altro gratificandolo con una buonuscita vicina al milione di euro. A richiamarlo in servizio è stato Marco Jacobini, patron della famiglia che da decenni tiene in pugno l’istituto pugliese. De Bustis, 68 anni è un banchiere di lungo corso e dalle sette vite. Il suo nome compare nelle cronache di due decenni fa spesso associato a quello dell’allora potentissimo Massimo D’Alema, suo amico personale. L’ascesa del manager era partita dalla Banca del Salento, da cui nel 2000 spiccò il volo verso il vertice del Monte dei Paschi, a lungo riserva di caccia del Pds -Ds-Pd.Una volta lasciata la poltronissima di Siena, dopo alterne vicende professionali l’ex pupillo di D’Alema è approdato nel 2011 alla corte degli Jacobini”.

L’Espresso fa notare con la sua inchiesta che “l’aspetto più paradossale della vicenda è che proprio De Bustis tra il 2013 e i 2015 gestì l’affare che, oltre a innescare l’indagine della Consob, ha provocato gran parte dei guai in cui ora si dibatte la Popolare pugliese. E cioè l’acquisizione della disastrata concorrente abruzzese Tercas. Dopo un primo stop ordinato dalla Commissione di Bruxelles, la complicata operazione è andata in porto con il pieno sostegno di Bankitalia ai primi del 2016 e ha avuto l’effetto di scaricare sul compratore una montagna di spazzatura finanziaria rivelatasi molto difficile da smaltire”.

 

 

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