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Emergenza idrica e alluvioni, Cap pronta a offrire il suo know how

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A Milano convegno internazionale su gestione suolo e risorse idriche, territori e istituzioni europee a confronto

Gli investimenti sulle infrastrutture del sistema idrico italiano sono aumentati del 55% tra 2012 e 2015, passando da circa 960 mln di euro a quasi 1,5 mld, ma non basta. Da qui ai prossimi dieci anni, secondo l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, servirebbero 65 miliardi di investimenti per intervenire su servizi a volte obsoleti a volte del tutto assenti. L’esigenza riguarda più ambiti, dal tema della dispersione idrica a quello del rischio idrogeologico, che ha visto il Paese affrontare di volta in volta emergenze legate a frane, esondazioni e allagamenti.

Per esplorare le diverse esperienze a livello europeo oggi si è tenuto a Milano un convegno internazionale, organizzato dal gruppo Cap e centrato sul tema della ‘resilienza territoriale’ applicata alla gestione idrica e a quella del suolo. “Dall’acqua non bisogna difendersi, ma bisogna cercare di adattare il territorio ai cambiamenti climatici con una capacità progettuale che forse, fino a oggi, è mancata”, ha sottolineato Alessandro Russo, presidente di Cap. Il gruppo è impegnato in diversi progetti per la gestione delle acque piovane e in questo campo ha stanziato circa 80 mln per il quadriennio 2016-2020, di cui 42 mln circa per la realizzazione di vasche volano e sfioratori.

“Il nostro lavoro – ha spiegato Russo – ci ha permesso in questi anni di conoscere molto bene il territorio dell’area metropolitana di Milano, di progettare reti nuove, di depurare sempre meglio l’acqua. E’ chiaro che oggi serve uno sforzo in più perché i cambiamenti climatici che stiamo osservando ci impongono di ripensare a tutto il sistema urbanistico dell’area metropolitana di Milano e così al rapporto tra il gestore del servizio idrico, dei canali, i territori e i comuni. In quest’ottica, la città metropolitana potrà avere un ruolo di primo piano e noi siamo a disposizione per portare il nostro contributo e le nostre conoscenze”.

Al convegno hanno partecipato sindaci e importanti esponenti delle istituzioni locali, tra cui il vice sindaco di Milano, Anna Scavuzzo, e l’assessore all’ambiente della Regione Lombardia, Claudia Maria Terzi. Entrambe hanno sottolineato come serva “maggior condivisione” tra gli enti per portare avanti i progetti sul sistema idrico. “Abbiamo bisogno di trasformare l’emergenza in capacità progettuale e fare sistema, non è più possibile pensare di affrontare i problemi comune per comune, ente per ente”, ha sottolineato Scavuzzo.

L’importante è non dare per scontato che i Paesi più sviluppati non abbiano bisogno di migliorare i propri servizi idrici. Oriana Romano, analista politica dell’Ocse impegnata in progetti legati alla gestione dell’acqua, ha portato al convegno i risultati di un’inchiesta su 48 città dei Paesi più sviluppati in cui si evince che l’obsolescenza delle infrastrutture e l’inquinamento delle acque sono più diffuse di quanto si pensi ma “prima di lavorare sulle infrastrutture bisogna lavorare sulle istituzioni perché la crisi dell’acqua è soprattutto una crisi di governance: i ruoli – ha spiegato – sono troppo frammentati tra le istituzioni”.

Gli ostacoli alla governance sull’acqua riguardano staff deficitari nelle amministrazioni per il 65% delle città, ma anche la mancanza di fiducia da parte dei cittadini, in parte non disposti a pagare tariffe più alte per servizi idrici migliori. Eva Bufi, direttore esecutivo di PPP for cities, un’iniziativa delle Nazioni Unite, ricorda però che “una cattiva governance sull’acqua pesa di più sui cittadini dal punto di vista delle tasse”.

fonte  adnkronos

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