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Turismo ‘green’ e servizi ecosistemici, la natura vale miliardi di dollari l’anno

Turismo ‘green’ e servizi ecosistemici, la natura vale miliardi di dollari l’anno

L’Italia è il primo Paese in Ue per la tutela della biodiversità
Capitale naturale: non c’è ricchezza economica senza Natura
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il 22 maggio la Giornata Mondiale della Biodiversità

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Difendere la biodiversità è un vero e proprio investimento economico perché gli ecosistemi forniscono una serie di servizi quotidiani e gratuiti, dalla rigenerazione dei suoli alla fotosintesi, dai regimi idrici alla composizione chimica dell’atmosfera. Per il team di economisti ecologici guidati da Robert Costanza, tra i primi ad aver valutato il valore economico dei servizi ecosistemici, la somma dei servizi offerti dalla natura crea un valore di circa 145.000 miliardi di dollari annui, circa il doppio del Pil mondiale.

Molte specie, se protette dal bracconaggio e dalla distruzione degli habitat, rappresentano un volano di sviluppo per l’indotto economico che possono produrre. Come nel caso del turismo, fattore fondamentale per lo sviluppo del 90% dei Paesi ricchi di biodiversità, ma in gravi situazioni economiche. Qualche esempio? Ogni esemplare di leone vale almeno 500.000 dollari l’anno, calcolando gli investimenti in indotto turistico nel Parco di Amboseli, in Kenya. Nel Parco Nazionale della foresta di Bwindi, in Uganda, l’osservazione di un solo gorilla dei 400 esemplari presenti nel parco da parte dei turisti frutta almeno 100.000 dollari l’anno.

In quest’unica area protetta, il turismo generato dall’osservazione dei gorilla di montagna produce un reddito annuo di 15 milioni di dollari. Nel Parco del Virunga, nella Repubblica Democratica del Congo, il valore di un solo esemplare sale addirittura a 450.000 dollari l’anno. I gorilla rappresentano per Uganda, Ruanda e Repubblica Democratica del Congo un’importante fonte di reddito, stimata in almeno 20 milioni di dollari all’anno (oltre 14 milioni di euro).

Secondo una ricerca commissione dal Wwf all’istituto Dalberg per il Parco del Virunga, se l’ecoturismo legato alla presenza dei gorilla fosse gestito al meglio, il parco potrebbe potenzialmente produrre un’economia di 235 milioni di dollari l’anno. Simile analisi è stata condotta nell’ambito di una ricerca pubblicata su Scientific American e secondo la quale un elefante vale 76 volte più da vivo che da morto.

In Kenya, Tanzania, Zambia e Sud Africa un elefante produce in un anno un ritorno economico di 23.000 dollari che, se calcolato per la vita media di un elefante, raggiunge un totale di 1,6 milioni di dollari. In Tanzania la fauna selvatica rappresenta il 90% delle entrate turistiche che è a sua volta la quarta industria del Paese (che, però, è teatro di una delle più drammatiche stragi di elefanti degli ultimi anni).

Senza dimenticare il mare: i benefici economici dei sub attratti, lungo i reef degli arcipelaghi, dall’osservazione degli squali grigi della barriera corallina delle Maldive, vale 3.300 dollari all’anno. A Palau, invece, un singolo squalo di barriera può contribuire per quasi 2 milioni di dollari, nel corso della sua vita, all’economia dell’isola, come risulta da una ricerca dell’Istituto Australiano di Scienze Marine e della University of Western Australia.

Secondo il rapporto del Wwf “Reviving the Ocean Economy: the case for action”, gli oceani e la loro biodiversità generano benefici economici di almeno 2.500 miliardi di dollari l’anno. Nel 2008, secondo l’International Fund for Animal Welfare, 13 milioni di persone hanno generato – a livello mondiale – un fatturato complessivo di 2,1 miliardi di dollari per attività di whale watching, l’osservazione dei cetacei nel loro ambiente naturale, dando lavoro così a 13.000 persone.

E in Italia? Forse non tutti sanno che anche le nostre cernie rappresentano un’autentica risorsa. Da una valutazione fatta per difetto qualche anno fa, la presenza di tre cernie, rispettivamente del peso indicativo di 12, 16 e 18 kg, diventate motivo di immersione per centinaia di sub a Teja Liscia, nell’Area Marina Protetta di Tavolara, Molara, Punta Coda Cavallo, ha generato un indotto turistico in dieci anni superiore ai 110.000 euro. Le 16mila immersioni fatte nel 2009 nell’Area Marina Protetta di Tavolara hanno prodotto, nel 2009, un fatturato di 23 milioni di euro, come emerge dall’analisi dell’Università di Sassari.

In Italia secondo il rapporto Ecotour sul Turismo Natura del 2014, il turismo naturalistico nelle strutture ricettive all’interno delle aree protette ha superato quota 100 milioni di presenze, con un fatturato di oltre 11 miliardi di euro. E’ il caso di ricordarlo, soprattutto in vista della Giornata Mondiale della Biodiversità che si celebra in tutto il mondo il 22 maggio e in occasione della quale il Wwf punta l’attenzione proprio sui benefici economici di specie simbolo come gorilla, elefanti e tigri.

Fonte: adnkronos.com

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