I mercati europei consolidano il rialzo (Dax +0,50%, Cac40 +0,45%, Ibex +0,38% e Ftse Mib +0,19% a 22.965 punti) con i future di Wall Street positivi
I mercati europei consolidano il rialzo (Dax +0,50%, Cac40 +0,45%, Ibex +0,38% e Ftse Mib +0,19% a 22.965 punti) con i future di Wall Street positivi (+0,19% il Dow Jones e +0,28% l’S&P500) grazie alla forte espansione a febbraio dell’indice pmi manifatturiero dell’eurozona, salito a 57,7 da 54,8 di gennaio, ai massimi da 36 mesi. Secondo IHS Markit la produzione manifatturiera ha accelerato al ritmo più alto dallo scorso mese di ottobre ed è il secondo incremento più rapido negli ultimi tre anni sostenuto dall’impennata di nuovi ordini.
La crescita del settore manifatturiero è stata particolarmente sostenuta in Germania, ha ripreso forza anche in Francia dopo una pausa a gennaio e anche gli altri paesi dell’eurozona hanno registrato aumenti della produzione che non si registravano dall’agosto scorso. L’indice composito dell’eurozona resta sotto il livello di 50 a febbraio (48,1) sebbene in recupero rispetto a gennaio (47,8). Male, invece, l’indice pmi servizi, ai minimi da tre mesi, più influenzato dagli effetti negativi della pandemia, a 44,7 da 45,4 di gennaio.
“Gli sviluppi sul fronte del vaccino hanno stimolato la crescita dell’ottimismo” nel sondaggio Pmi di febbraio dell’Eurozona, ha commentato Chris Williamson, Chief Business Economist di IHS Markit. Le aziende dell’Eurozona “sono infatti diventate sempre più fiduciose sulle prospettive di ripresa” e “supponendo che la distribuzione del vaccino possa sollecitare una ripresa del settore dei servizi, unito a una crescita costante del manifatturiero, durante la seconda metà dell’anno dovremmo osservare una forte e diffusa ripresa”.
Nel settore industriale dell’area euro, “continua a destare preoccupazione l’intensificarsi della carenza di forniture che ha fatto innalzare il prezzo delle materie prime”, ha avvertito l’economista. I tempi medi di consegna dei fornitori “si sono allungati a un livello quasi record, causando il maggiore rialzo in quasi dieci anni dell’inflazione dei costi di acquisto”, ha continuato l’esperto, rimarcando come allo stato attuale, “la debole domanda, in particolare quella per i servizi, sta limitando la pressione sui prezzi, ma sembra probabile che l’inflazione tornerà ad alzarsi nei prossimi mesi”.
A proposito di prezzi è tornato il segno positivo per l’inflazione a gennaio in Italia. L’Istat ha stimato che l’indice nazionale dei prezzi al consumo ha registrato un aumento dello 0,7% su base mensile e dello 0,4% su base annua (da -0,2% di dicembre); la stima preliminare era +0,2%. L’inflazione torna positiva prevalentemente per l’attenuarsi della flessione dei prezzi dei beni energetici (da -7,7% del mese precedente a -4,9%), sia nella componente regolamentata (da -7,0% a -2,1%) sia in quella non regolamentata (da -8,1% a -6,3%), e, in misura minore, per l’accelerazione di quelli dei beni durevoli (da +0,6% a +1,2%) e per il calo meno ampio dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (da -0,7% a -0,1%). L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi e quella al netto dei soli beni energetici sono entrambe in crescita a +0,8%, da +0,6% di dicembre.
Dopo questi dati macro e in attesa di quelli Usa l’euro si rafforza sul dollaro a 1,21386 (+0,44%) e la sterlina si è spinta brevemente oltre la soglia di 1,4 dollari, al record da quasi tre anni; ora scambia a 1,3992 (+0,17%). L’economia del Regno Unito ha mostrato segni di stabilizzazione a febbraio dopo un grave crollo a gennaio, come mostrano i dati di IHS Markit. Il Pmi composito del Regno Unito si è attestato a 49,8 punti, in aumento rispetto ai 41,2 di gennaio e appena sotto il segno di 50 punti che separa l’espansione dalla contrazione. La lettura di febbraio riflette una quasi stabilizzazione dell’attività dei servizi, mentre la produzione manifatturiera ha continuato ad espandersi ma a un ritmo marginale.
L’attività commerciale nel Regno Unito “rimane nettamente inferiore a febbraio rispetto alla fine dell’anno scorso a causa del lockdown nazionale”, ha sottolineato Williamson. “Sebbene i dati suggeriscano una rinnovata contrazione dell’economia nel primo trimestre, le aspettative delle imprese per l’anno a venire sono migliorate al massimo da quasi sette anni, suggerendo che l’economia è pronta per la ripresa”, ha aggiunto Williamson. Da segnalare in campo valutario anche il Bitcoin balzato a nuovi massimi a 52.852 (+2,25%), spingendosi in direzione dei 53.000 dollari.
Lo spread Btp/Bund resta sotto 100 punti base a 98 punti base. “Il crescente trend reflazionistico ha continuato a spingere al rialzo i rendimenti nel corso dell’ultima settimana, con i contagi ancora in calo e un graduale allentamento delle restrizioni sull’attività economica”, ha sottolineato Mark Dowding, CIO di BlueBay, notando che finora, la curva statunitense si è irripidita in modalità “orso”. Tuttavia, con i rendimenti a lunga durata che hanno superato il 2%, anche quelli a breve termine hanno iniziato ad aumentare. L’aspetto interessante è che questo movimento sta avendo un impatto sulla propensione al rischio anche in altre asset class.
Gli stimoli fiscali dovrebbero spingere la crescita statunitense al 7% nel 2021, dopo un calo del -2,5% nel 2020. In questo caso, “stimiamo che l’output gap provocato dal Covid-19 si chiuderà prima della fine dell’anno e via via che i settori come l’ospitalità si normalizzeranno non ci stupirebbe di veder tornare la disoccupazione Usa al 4% entro dicembre. Allo stesso tempo, crediamo che l’inflazione Pce core possa superare il 2,5% durante la primavera. Di conseguenza, i segnali della Fed sulle politiche monetarie potrebbero iniziare a cambiare prima della fine dell’estate”, ha previsto Dowding.
Al momento, i mercati dei futures prezzano un primo rialzo dei tassi da parte del Fomc a metà 2023, “ma non ci sorprenderebbe se l’aumento avvenisse prima, soprattutto se il pacchetto di aiuti fiscali per il Covid-19 sarà seguito da altre iniziative rivolte a infrastrutture e tecnologie green quest’anno, come ci aspettiamo. In questo senso, ci attendiamo che gli stimoli fiscali continuino a supportare la crescita nel 2022 e nel 2023 e che l’amministrazione Biden adotti un approccio che prevede una maggior spesa pubblica verso l’economia nel complesso. Le curve forward ora prezzano un rendimento dei Treasury a 10 anni appena superiore all’1,5% alla fine del 2021 e crediamo che vi sia spazio perché questo movimento prosegua nelle prossime settimane”, ha concluso Dowding.
Sul listino milanese spiccano Leonardo (+6,68%) sull’accelerazione dell’Ipo di Drs e Moncler (+5,85%) post conti 2020. Inoltre guadagnano oltre un punto percentuale Unipol, Nexi, STM, Exor, Campari e Bper Banca. Sotto pressione, viceversa, soprattutto DiaSorin (-4%) e Prysmian (-2,90%). Inwit, Hera, Eni post conti 2020, A2A e Amplifon perdono oltre un punto percentuale.
Fonte: www.milanofinanza.it

