La Fed ripartirà con i tagli, come ha fatto capire il presidente Jerome Powell. La Bce invece è vicina alla fine delle sforbiciate. Ma i dazi possono
La Fed ripartirà con i tagli, come ha fatto capire il presidente Jerome Powell. La Bce invece è vicina alla fine delle sforbiciate. Ma i dazi possono pesare su inflazione Usa e pil Ue. Intanto l’euro torna a salire sul dollaro
La Fed si prepara a ripartire con i tagli dei tassi, mentre la Bce è vicina (o potrebbe essere già arrivata) alla fine delle sforbiciate. Nei prossimi mesi si dovrebbe così restringere il divario nei tassi tra Usa ed Eurozona che si è allargato da inizio anno.
La svolta della Fed è stata di fatto annunciata il 22 agosto a Jackson Hole dal presidente Jerome Powell. Il banchiere centrale ha aperto alla riduzione dei tassi a causa di rischi economici «in evoluzione» e in particolare di un mercato del lavoro che si sta raffreddando: «Con una politica in territorio restrittivo, le prospettive di base e l’evoluzione dei rischi potrebbero giustificare un adeguamento della nostra posizione di politica monetaria», ha detto.
Dopo queste parole l’euro si è rafforzato in modo significativo rispetto alla valuta americana, salendo in pochi minuti da 1,16 a 1,172 dollari.
La Fed quest’anno ha messo in pausa le riduzioni dei tassi (sono nella forchetta 4,25-4,5%) a causa dei pericoli sull’inflazione legati soprattutto ai dazi. Ora però, ha osservato Powell, i rischi al ribasso per l’occupazione «sono in crescita. E se dovessero concretizzarsi, potrebbero farlo rapidamente sotto forma di un forte aumento dei licenziamenti e della disoccupazione».
Nello stesso tempo, ha sottolineato Powell, l’impatto dei dazi sui prezzi Usa è «ora chiaramente visibile». Secondo il presidente della Fed, tuttavia, «uno scenario di base ragionevole» è che gli effetti delle tariffe saranno «relativamente di breve durata», mentre «non sembra probabile» un rialzo duraturo dell’inflazione.
Il banchiere centrale è stato in molte occasioni il bersaglio degli attacchi (e degli insulti) di Donald Trump che confida nei tagli Fed per spingere l’economia (frenata proprio dalle politiche del presidente Usa) e per abbassare il costo di finanziamento degli Stati Uniti (una speranza vana se Trump ridurrà l’indipendenza della Fed).
Powell non si è sbilanciato in modo esplicito sulla mossa di settembre, ma ha mandato il messaggio finora più forte sulla ripresa dei tagli dei tassi, che potrebbero cominciare già nella prossima riunione. I mercati ora scontano almeno due riduzioni quest’anno e altri tre nel prossimo.
Lo scenario in Europa
Per quanto riguarda l’Europa, un dato significativo è arrivato nello stesso giorno dell’intervento di Powell a Jackson Hole. La Germania ha reso noto che il pil è calato dello 0,3% nel secondo trimestre, peggio di quanto indicato in via preliminare (-0,1%). La contrazione trimestrale fa capire lo scenario difficile per l’intera Eurozona, oltre che per il Paese principale dell’area.
Come ha evidenziato la presidente Bce Christine Lagarde, il pil nel primo trimestre è andato meglio del previsto (+0,6%) grazie all’anticipo dell’attività in vista dell’arrivo dei dazi, annunciati per la prima volta il 2 aprile da Trump. Ma questo fattore si è invertito a partire dal secondo trimestre, quando la crescita si è quasi azzerata (+0,1%).
L’export Ue verso gli Stati Uniti è sceso dai 71,7 miliardi di marzo ai 40,2 di giugno. Nello stesso mese la produzione è scesa oltre le attese (-1,3%) soprattutto a causa della Germania (-2,3%).
Quanto ai mesi successivi, Lagarde ha ricordato che le proiezioni Bce indicano una frenata anche nel terzo trimestre. Segnali positivi sono arrivati dagli indici Pmi di agosto che hanno indicato una lieve ripresa della manifattura. Ma i valori continuano a suggerire una crescita trimestrale debole, attorno al +0,2%.
Resta ancora da verificare l’impatto dei dazi Usa. Il livello fissato è di gran lunga superiore alle medie storiche e peserà sull’attività in Europa. L’accordo Usa-Ue ha eliminato parte dell’incertezza, ma non si possono escludere sorprese dagli Stati Uniti.
Le speranze per l’economia sono legate all’effetto del calo dei tassi Bce (dimezzati al 2%, dal 4% di giugno 2024) e del maxi-piano tedesco di spesa per difesa e infrastrutture. Il programma di Merz comunque avrà impatto soltanto nei prossimi mesi, come mostrano le difficoltà persistenti della Germania, che per il momento resta una zavorra (non un traino) per l’economia europea.
Le mosse Bce
In questo quadro la Bce dovrebbe restare cauta. Gran parte del lavoro sui tagli dei tassi è stato fatto.
I mercati ritengono che non ci sarà una riduzione a settembre e ottobre, mentre le probabilità di una sforbiciata a dicembre si sono ridotte negli ultimi giorni (al 40%).
Il presidente della Bundesbank Joachim Nagel ha detto che «l’asticella è alta» per un altro taglio: «Ci vorrà molto per convincermi a cambiare la politica monetaria».
La Bce però dovrebbe intervenire ancora in caso di crescita inferiore alle attese. Una frenata ulteriore potrebbe spingere l’inflazione molto sotto il target del 2% l’anno prossimo, ancora di più rispetto alla previsione Bce dell’1,6%. Le proiezioni di giugno peraltro incorporavano un altro taglio dei tassi. L’aggiornamento delle previsioni a settembre sarà decisivo per le prossime mosse.
di Francesco Ninfole
Fonte: milanofinanza.it

