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Cop26, Cingolani: l’Italia entra in un fondo da 10 miliardi per l’emergenza clima. E 104 Paesi annunciano: giù del 30% le emissioni di metano entro il 2030

Il Ministero della Transizione ecologica ha deciso di stanziare un budget annuale di 3-4 milioni di euro per rendere fissa la conferenza dei giovani sul clima, la Youth4Climate

Cop26, Cingolani: l’Italia entra in un fondo da 10 miliardi per l’emergenza clima. E 104 Paesi annunciano: giù del 30% le emissioni di metano entro il 2030

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Stop alla deforestazione. È questo il grande obiettivo della seconda e ultima giornata del World Leaders Summit alla Cop26 di Glasgow, la riunione dei capi di stato e di governo per annunciare gli impegni dei loro paesi per la decarbonizzazione. La questione è urgente anche perché come ha ricordato, ieri, il premier Mario Draghi «preoccupa l’aumento di emissioni che si è avuto con la ripresa dell’attività economica dopo la pandemia, siamo tornati a livelli pre-Covid». Sul tavolo, i leader del pianeta sono pronti a mettere fondi per 19,2 miliardi di dollari.

La prima mossa è il taglio delle emissioni di metano del 30% entro il 2030: un impegno sottoscritto da 104 Paesi nell’ambito della cosiddetta iniziativa Global Methane Pledge lanciata in occasione della Cop26 a Glasgow. I 104 Paesi che hanno aderito rappresentano il 70% del Pil.

«Dobbiamo fermare la devastazione delle foreste» del globo ha detto il premier britannico Boris Johnson formalizzando l’impegno internazionale a interrompere il processo di deforestazione sul pianeta entro il 2030. «Non possiamo affrontare la devastante perdita di habitat e specie naturali – ha sottolineato Johnson – senza contrastare i cambiamenti climatici. E non possiamo affrontare il cambiamento climatico senza proteggere l’ambiente, le foreste e rispettare i diritti delle popolazioni indigene che ne sono custodi». Sulla stessa lunghezza d’onda anche il presidente americano Joe Biden: «La conservazione delle foreste è indispensabile. Avrà un impatto sulle generazioni future». Anche per questo il governo Usa si è impegnato a lavorare col Congresso per stanziare sino a 9 miliardi di dollari fino al 2030 per conservare e ripristinare le foreste.

L’Unione europea

L’Ue ha promesso un miliardo di euro e la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha annunciato che più di 80 Paesi si sono impegnati a ridurre le proprie emissioni di metano, potente gas serra, del 30% entro il 2030 rispetto al 2020: «È uno dei gas che possiamo ridurre più rapidamente», ma è anche responsabile di «circa il 30%» del riscaldamento globale. Un approccio condiviso da 104 Paesi firmatari del documento.

La Russia e la Cina

In un video messaggio, il presidente russo, Vladimir Putin ha spiegato che «nel costruire

un’economia a zero emissioni entro il 2060 la Russia si basa, tra le altre cose, particolarmente sulle risorse a noi disponibili, come le foreste e la loro capacità di assorbire l’anidride carbonica e produrre ossigeno. Dopo tutto, il nostro Paese ospita il 20% delle foreste mondiali». Più criptico il presidente brasiliano Jair Bolsonaro: «Ci impegniamo a eliminare la deforestazione illegale entro il 2030».

Ottimista, invece, la Cina secondo cui un accordo sul taglio delle emissioni può essere raggiunto. Secondo il principale negoziatore del governo di Pechino sul clima, Xie Zhenhua, un’intesa sulle regole del mercato del carbonio che rientrano nell’articolo 6 dell’accordo di Parigi «può essere raggiunto alla Cop26».

Paesi in via di sviluppo

I Paesi che firmeranno l’intesa coprono circa l’85% delle foreste mondiali. Alcuni dei fondi andranno ai Paesi in via di sviluppo per ripristinare i terreni danneggiati, affrontare la piaga degli incendi boschivi e sostenere le comunità indigene. I governi di 28 paesi si impegneranno anche a rimuovere la deforestazione dal commercio globale di cibo e altri prodotti agricoli come l’olio di palma, la soia e il cacao. Queste sono tra le industrie che contribuiscono di più all’abbattimento degli alberi. Sarà, inoltre, istituito un fondo da 1,5 miliardi di dollari per proteggere la seconda foresta pluviale tropicale più grande del mondo, nel bacino del Congo.

I 104 Paesi

Sono 104 i Paesi che finora si impegnati, nell’ambito della cosiddetta iniziativa Global Methane Pledge per tagliare le emissioni di metano di almeno il 30% rispetto ai livelli del 2020 entro il 2030. Gli Stati che hanno aderito rappresentano il 70% del Pil mondiale e l’iniziativa mira a mantenere entro 1.5 gradi l’aumento delle temperature nel mondo.

Questi i Paesi che hanno aderito oltre all’Ue: Albania, Andorra, Arabia Saudita, Argentina, Armenia, Barbados, Belgio, Belize, Benin, Bosnia Erzegovina, Brasile, Bulgaria, Burkina Faso, Canada, Repubblica centrafricana, Cile, Colombia, Repubblica del Congo, Camerun, Costa Rica, Costa d’Avorio, Croazia, Cipro, Repubblica democratica del Congo, Danimarca, Gibuti, Repubblica dominicana, Ecuador, El Salvador, Emirati arabi uniti, Estonia, Etiopia, Figi, Filippine, Finlandia, Francia, Gabon, Gambia, Georgia, Germania, Ghana, Giamaica, Giappone, Gibuti, Giordania, Grecia, Grenada, Guatemala, Guyana, Honduras, Kitts & Nevis, Islanda, Indonesia, Iraq, Irlanda, Israele, Italia, Kyrgyzstan, Kuwait, Liberia, Libia, Lussemburgo, Malawi, Mali, Malta, Isole Marshall, Marocco, Messico, Monaco, Montenegro, Nauru, Nepal, Niue, Nuova Zelanda, Nigeria, Nord Macedonia, Norvegia, Olanda, Pakistan, Palau, Panama, Papua Nuova Guinea, Perù, Portogallo, Regno Unito, Ruanda, Senegal, Serbia, Singapore, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Corea del Sud, Svezia, Svizzera, Suriname, Togo, Tonga, Tunisia, Ucraina, Uruguay, Vanuatu, Vietnam, Zambia.

La realizzazione dell’iniziativa ridurrebbe il riscaldamento di almeno 0,2 gradi Celsius entro il 2050, fornendo una base fondamentale per gli sforzi globali di mitigazione del cambiamento climatico. Stati Uniti e Ue hanno annunciato anche una significativa espansione del sostegno finanziario e tecnico, con filantropi a livello globale che hanno impegnato 328 milioni di dollari in finanziamenti per sostenere l’ampliamento di tale iniziative. E anche la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, la Banca europea per gli investimenti e il Fondo verde per il clima si sono impegnati a sostenere il progetto attraverso l’assistenza tecnica e il finanziamento di progetti. Col raggiungimento di questo obiettivo, secondo l’Onu, si eviterebbero oltre 200mila morti premature, centinaia di migliaia di visite di emergenza legate all’asma, e oltre 20 milioni di tonnellate di perdite di raccolto all’anno.

Le parole del ministro della transizione ecologica Cingolani

«Non c’è cura senza curare le disuguaglianze. Il fondo Global Energy per 150 milioni di posti di lavoro

Qui a Cop26 lanciamo l’alleanza globale». ll governo italiano aderisce alla Global Energy Alliance, un fondo da 10 miliardi di dollari con Rockfeller Foundation, Ikea Foundation, Earth Foundation di Jeff Bezos e altre istituzioni finanziarie internazionali per accelerare la transizione ecologica nei paesi meno sviluppati. «Nei prossimi anni è impensabile liberarsi dal gas» ha sottolineato il ministro. Inoltre, il Ministero della Transizione ecologica ha deciso di stanziare un budget annuale di 3-4 milioni di euro per rendere fissa tutti gli anni la conferenza dei giovani sul clima, la Youth4Climate che è stata organizzata dal governo italiano a settembre a Milano prima della PreCop26.

Accordo tra 40 Paesi per la Breakthrough Agenda

I leader mondiali annunciano un piano per rendere la tecnologia verde, anche per le auto, più economica: oltre 40 Paesi – tra cui Regno Unito, Usa e Cina – hanno raggiunto un’intesa per coordinare l’introduzione globale di tecnologie pulite al fine di ridurne rapidamente i costi. Più di 40 nazioni hanno annunciato che allineeranno gli standard e coordineranno gli investimenti per accelerare la produzione e portare avanti il «punto di svolta» in cui le tecnologie verdi diventeranno più convenienti e accessibili rispetto alle alternative a combustibili fossili. Dando così un significativo impulso alla transizione verde e alle riduzioni delle emissioni climatiche. Tra i paesi che hanno aderito alla cosiddetta «Breakthrough Agenda» oltre a Regno Unito, Stati Uniti e Cina, ci sono anche l’India, l’Ue e l’Australia.

Fonte: La stampa.it

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