HomeEuropean Banking News

Eni, per Credit Suisse con le dismissioni target price a 17 euro

Eni, per Credit Suisse con le dismissioni target price a 17 euro

Draghi Confronts Limit of His Powers as Latvian Standoff Endures
Bruxelles accordo sul Digital Market Act: regolamentare la concorrenza nelle piattaforme digitali
Le banche centrali e la Brexit

Roma 25 maggio 2004 Palazzo Eni

Credit Suisse resta positiva sull’evoluzione del titolo visto il potenziale aumento dei margini per barile che porterebbe la produzione a +5% nel 2017. In caso di successo del piano dismissioni il broker stima un prezzo obiettivo a 17 euro.

Eni ha avuto dall’inizio dell’anno prestazioni di circa il 10% inferiori rispetto a quelle dei competitor vista la performance operativa e finanziaria nella prima parte dell’anno non ottimale, per il lento processo di dismissioni e, infine, a causa della rischiosità legata al sistema bancario italiano. È quanto sottolinea Credit Suisse (rating outperform con prezzo obiettivo a 16 euro confermati) che, però, resta positiva sull’evoluzione del trend. Si potrebbe, infatti, “assistere ad uno slancio grazie all’aumento dei margini per barile, che potrebbero anche portare ad una crescita della produzione maggiore del 5% nel 2017 rispetto a quest’anno”, stimano gli analisti.

Inoltre, in tema dismissioni, sono previsti alcuni accordi nei prossimi dodici mesi che porterebbero, in caso di successo, il prezzo obiettivo della banca a 17 euro. Eni , spiegano gli analisti, ha il lusso di scegliere dove procedere con le trivellazioni, sicura del proprio successo. Non è, quindi, necessaria nessuna rivoluzione di portafoglio ma deve scegliere con cura, attraverso la vendita di licenze, dove focalizzarsi rispetto ai suoi diversi asset.

Eni potrebbe quindi annunciare la parziale dismissione delle attività di gas naturale liquefatto in Mozambico quest’anno e dell’impianto di gas Zohr in Egitto entro la metà del prossimo. “Si tratta del nocciolo duro patrimoniale dell’azienda”, spiegano gli esperti, “le cui valutazioni dovrebbero rimanere sostenute” visto che altri asset importanti, come Papua LNG e Carcara, hanno conquistato buone valutazioni. Se riuscisse nella propria strategia, escludendo le dismissioni, Credit Suisse stima una riduzione della spesa per investimenti con un flusso di cassa di break-even sotto i 60 dollari al barile dal 2018 in avanti rispetto ai 60 dollari nel 2017 a livello organico. Infine, un ulteriore importante catalizzatore per l’azienda è rappresentato, per gli analisti, dal riavvio ad ottobre del giacimento di Kashagan nel Mar Caspio.

“È importante però”, osservano dal broker, “che resti disciplinata, soprattutto rispetto a progetti ad alta intensità di capitale come quello Mamba in Mozambico evitando decisioni finali su altri investimenti prima che l’esposizione sia delle dimensioni adeguate”, spiegano fiduciosi sulla capacità aziendale di esercitare tale disciplina. Dopo tutto, la multinazionale ha ancora a disposizione più del 40% della propria spesa per investimenti per il 2017-19, accontonati per eventuali cambiamenti importanti di variabili macro.

Alle ore 13 il titolo Eni  saliva dello 0,6% a 13,92 euro, in controtendenza rispetto al Brent (-0,5% a 47,39 dollari al barile) e al Wti (-0,5% a 44,96 dollari).

fonte MilanoFinanza.it

Commenti