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Investite, investite, investite

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ito7-vaso-754068Probabilmente non c’è mai stata tanta disponibilità di agevolazioni e finanziamenti per le imprese che vogliono investire: dalla Sabatini ter ai superammortamenti, dalle detrazioni del 65% delle spese per l’efficienza energetica al patent box, dai crediti d’imposta alla ricerca ai finanziamenti per l’internazionalizzazione o la partecipazione a fiere e mostre. Infine il nuovo conto termico, operativo dal 31 maggio 2016, che finanzia fino al 65% delle spese sostenute per l’efficientamento energetico. E stiamo parlando solo delle opportunità offerte a livello nazionale, alle quali andrebbero aggiunti i bandi regionali e quelli emessi dalle altre realtà territoriali.

Difficile dire se questo sia il frutto di un progetto preciso del governo o il risultato di operazioni messe a punto da ministeri diversi, che hanno prodotto questa straordinaria fioritura. Sta di fatto che un imprenditore disponibile a investire difficilmente non troverà un finanziamento o un credito d’imposta per supportarlo. In alcuni casi potrà utilizzare più di uno strumento agevolativo, è il caso per esempio della Sabatini ter, cumulabile con il superammortamento del 140%. A voler fare gli ipercritici si potrebbe notare la mancanza di significativi contributi a fondo perduto, forse perché anche le casse pubbliche non abbondano di liquidità, o forse perché questo è uno strumento che in passato più facilmente si è prestato a truffe. Ma non è escluso che spulciando per bene tra i bandi regionali, non si riesca a trovare qualcosa.

Tra tutti i finanziamenti nazionali disponibili probabilmente quelli meno generosi sono quelli per l’internazionalizzazione: un finanziamento agevolato pari all’85% dei costi sostenuti non è un grande beneficio, in un momento nel quale i tassi di interesse stanno scendendo con rapidità verso lo zero virgola qualcosa.

Ma il sistema delle agevolazioni alle imprese, come scrivevamo sopra, non è circoscritto all’interno della disciplina nazionale. I fondi comunitari a gestione diretta sono distribuiti normalmente con bandi cofinanziati dalle regioni che, di solito, ricalcano più o meno dettagliatamente le disposizioni già vigenti a livello nazionale (forse perché la gran parte delle regioni non ha la capacità di elaborare soluzioni originali, che devono rispondere a criteri molto rigidi): e ciò spesso genera un problema di duplicazione delle agevolazioni disponibili (a livello nazionale e regionale), già rilevato anche dalla Corte dei conti europea, ma al quale non si è ancora riusciti a trovare soluzione. Eppure sarebbe semplice evitare tale duplicazione, basterebbe che le regioni finanziassero i bandi nazionali per le imprese del proprio territorio: si eviterebbe così di emanare strumenti agevolativi con un costo di gestione burocratica sproporzionato rispetto ai fondi disponibili per le imprese. Un meccanismo perverso ancora più evidente quando a emanare i bandi sono enti di dimensioni ancora più modeste, come le camere di commercio, le province o i Gal (Gruppi di azione locale), che talvolta finanziano iniziative con poche centinaia di migliaia di euro, ma con costi di altre centinaia di migliaia di euro.

D’altra parte, siamo o non siamo il paese dei mille campanili?

Fonte: italiaoggi.it

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