Quello che l’Europa vuol fare per colmare il divario digitale con Stati Uniti e Cina

Pubblicato il 12 Febbraio, 2020 alle 17:58 da in Europa e economia
Quello che l'Europa vuol fare per colmare il divario digitale con Stati Uniti e Cina

Il programma di Margrethe Vestager punta su intelligenza artificiale, competenze di base e tecnologie green. L’Ue dista 190 miliardi di valore aggiunto dai due concorrenti.

Era atteso per il 19 febbraio il documento che la Commissione europea avrebbe dovuto presentare per comunicare i propri piani sul futuro di un’Europa sempre più digitale. Ma come spesso succede in questi casi, qualcuno l’ha fatto trapelare alla stampa prima del previsto.
Il documento, pubblicato da Euractiv e intitolato Europe fit for the digital age: Towards a truly European digital society, è un’anticipazione della strategia che la Commissione, nella persona della vicepresidente danese Margrethe Vestager, intende adottare nei prossimi cinque anni per far sì che il Vecchio Continente non resti dietro a Stati Uniti e Cina nella corsa tecnologica.

Secondo la Commissione, colmare quel divario stimato in 190 miliardi di euro porterebbe un aumento del prodotto interno lordo europeo dell’1,1% se fatto entro il 2025, e del 3,2% se anticipato al 2022. In una dozzina di pagine, il documento programmatico tocca diversi temi caldi come la privacy dei dati personali e il contestuale bisogno di condividere dati tra pubblico e privato per il benessere comune; il bisogno di nuove regole sulla competizione tech, la necessità di colmare il gap delle digital skills; così come la digital tax e l’impatto ambientale dell’uso di queste tecnologie.

Visto il consistente numero di cittadini che usano internet tutti i giorni per fare acquisti online (69% nel 2018) o per ascoltare musica, guardare video e leggere notizie (80%), quello che sembra necessario è che l’Europa torni in corsa il prima possibile per diventare fornitrice di tali contenuti e delle infrastrutture necessarie per la loro fruizione. Al momento infatti i nostri dati personali viaggiano sempre più fuori i confini dell’Ue e presto col 5G lo faranno anche quelli che collegheranno l’internet of things, le automobili e l’industria. È chiaro infatti che la mancanza di fornitori europei competitivi mette l’Europa al centro di una scacchiera dove la partita è però giocata da Usa e Cina. Il mercato del cloud è dominato da Stati Uniti con i servizi forniti da Google, Microsoft e Amazon, mentre il futuro del 5G è in mano alla cinese Huawei.

La visione della Commissione è quella di creare un’Europa digitale guidata da valori di rispetto della privacy, necessità di trasparenza, dove nessuno sia lasciato indietro, si tratti di cittadini/utenti o di quelle pmi che sono la spina dorsale della nostra economia.

Una tecnologia che metta la persona al centro

La Commissione è consapevole che se negli ultimi anni la tecnologia ha anche danneggiato la società è perché le prime norme che furono scritte per regolare il mondo online sono ormai obsolete. Una delle priorità sarà dunque quella di aggiornarle sia a favore dei cittadini, come è stato per il Gdpr in materia di protezione dei dati personali, sia a beneficio delle aziende stesse, che necessitano di sapere come fronteggiare problemi che sono nuovi anche per loro.

Il Digital Services Act, atteso per fine anno, proporrà nuove regole sulla responsabilità delle piattaforme per contrastare anche il fenomeno della disinformazione online e delle ingerenze esterne nel processo democratico. Il prossimo 19 febbraio invece, la commissaria Vestager presenterà il white paper sull’intelligenza artificiale, che porrà le basi per una legislazione che tenga conto dei problemi che l’Ai potrà portare.

Per rinforzare la fiducia dei cittadini nei media online, oggi ferma al 47% contro il 63% verso la carta stampata, è previsto per fine anno anche un Media Action Plan per stimolare il pluralismo dei media online e il loro accesso da parte dei cittadini. Per l’autunno è invece atteso il piano per aumentare il possesso delle digital skill di base dal 57% al 70% entro il 2025, formare mezzo milione di specialisti del digitale, soprattutto donne, per colmare il gap tra domanda e offerta presente oggi in Europa.

Una competizione giusta

Per competere con Stati Uniti e Cina c’è bisogno che le imprese e il pubblico facciano rete. Dove l’Europa ha agito insieme, come nel caso del quantum computer, i risultati si sono visti. Secondo regole condivise e nel rispetto della protezione dei dati personali, sarà dunque opportuno mettere a disposizione diversi dati che aiutino pubblico e privato a pianificare meglio le proprie azioni e a fornire servizi più efficienti. Su questo tema le prime proposte arriveranno tra l’autunno del 2020 e l’inizio del 2021.

Secondo la Commissione però, perché vi sia una competizione giusta sarà necessario adeguare le regole sulla tassazione che molti giganti riescono ad eludere. Se a livello internazionale non sarà raggiunto un accordo, allora la Commissione procederà in modo autonomo.

Per quanto riguarda le regole vere e proprie sulla competizione, nonostante le numerose multe inflitte dalla Vestager nel precedente mandato, è chiaro che i giganti tech di oggi hanno una tale potenza economica da poter acquisire qualsiasi futuro competitor. Per evitare questo, nuove regole sono indispensabili per poter fare migliori valutazione ex ante sulle acquisizioni e tutelare anche le imprese più piccole. Per avere un quadro completo presto ci sarà uno studio di settore che ponga le basi per una nuova regolamentazione.

Verso il green tech

Visto il massiccio uso di tecnologia che si fa anche in Europa, da un lato la Commissione ha l’ambizione di ridurre la quantità di rifiuti tecnologici in aumento, oggi stimata in 12 milioni di tonnellate all’anno, che causa anche la perdita per mancato recupero di molti metalli preziosi. Un primo segnale di questo percorso si è visto nel piano di imporre uno standard per i caricatori di tablet e smartphone che alcune aziende hanno già criticato.

Per il 2021 è attesa una proposta che promuoverà il diritto alla riparazione, visto che oggi è meno costoso comprare un device nuovo che ripararlo e favorirà l’allungamento della vita di questi oggetti che usiamo tutti i giorni. L’obiettivo di questo piano green è di fare in modo che i data center siano carbon neutral entro il 2030, ovvero non producano anidiride carbonica. Oggi si stima che il settore tech consumi fino al 9% dell’elettricità totale e sia responsabile per il 2% di tutte le emissioni di CO2.

Standard globale

Per la Commissione l’Ue dovrà guidare la comunità internazionale verso l’adozione di nuovi standard nelle nuove tecnologie come la blockchain, l’high-performance computing, il quantum computing, gli algoritmi di intelligenza artificiale per favorire lo scambio di dati e il loro uso a beneficio comune. Il piano è senza dubbio ambizioso e, visti gli interessi in gioco, è certo che Bruxelles sarà un terreno da gioco molto caldo nei prossimi cinque anni.

Fonte: https://www.wired.it/economia/business/2020/02/12/europa-digitale-stati-uniti-cina/?refresh_ce=

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