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Come funziona il più grande impianto del mondo che elimina la CO2 dall’atmosfera

Si chiama Orca e cattura la CO2 per trasformarla in roccia: dovrebbe arrivare a smaltire 4.000 tonnellate di anidride carbonica ogni anno.

Come funziona il più grande impianto del mondo che elimina la CO2 dall’atmosfera

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Reykjavik, Islanda: qui, tra ghiacci e vulcani, a pochi chilometri del centro della piccola capitale, sorge un impianto che sembra uscito da un film di fantascienza – due strutture metalliche poco più grandi di un comune container, appoggiate su quattro pilastri di cemento armato. Si chiama Orca e potrebbe rappresentare un importante passo in avanti delle tecnologie di cattura della CO2 direttamente dall’aria: l’anidride carbonica catturata è trattenuta e sottoposta ad alcuni semplici processi chimici, poi è iniettata nel sottosuolo dove solidifica in roccia, evitando così che possa prima o poi tornare di nuovo in circolazione.

ACQUA FRIZZANTE E ROCCE. Questa rivoluzionaria tecnologia è stata realizzata da Climeworks, azienda svizzera che si occupa di soluzioni innovative per la tutela ambientale, e sembra funzionare per davvero. Orca aspira l’aria attraverso 12 grandi ventole e la fa passare in uno speciale filtro dove un materiale simile alla sabbia si lega chimicamente alla CO2, trattenendola.

L’andride carbonica così catturata viene quindi mescolata all’acqua ottenendo così della comune acqua frizzante potabile, ma, invece di essere imbottigliata, viene iniettata nel sottosuolo a centinaia di metri di profondità, in zone ricche di basalto. A contatto con il basalto, la CO2 contenuta nell’acqua innesca una serie di reazioni chimiche che, nel giro di due o tre anni, la trasformano in roccia.

SOLUZIONE DEFINITVA. A differenza di altri processi di sequestro della CO2, questo è definitivo perché una volta solidificata l’anidride carbonica non ha modo di tornare nell’atmosfera. Ed è molto più efficiente anche rispetto alla riforestazione, perché le piante possono comunque rilasciare CO2 bruciando o decomponendosi una volta morte.

L’impianto funziona con energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili e ha un’impronta ambientale prossima allo zero. Ad oggi, Orca è in grado di eliminare dall’atmosfera circa 4.000 tonnellate di CO2 l’anno ed è finanziata dai contributi di 8.000 volontari e di diverse aziende. Tra i finanziatori del progetto c’è anche il gruppo rock dei Coldplay, che in questo modo vuole provare a neutralizzare le emissioni di CO2 derivanti dai loro concerti.

TUTTO VERDE E AUTOFINANZIATO. Si tratta comunque di una goccia nel mare: Orca ad oggi è in grado di eliminare in un anno di lavoro la CO2 prodotta in soli tre secondi dall’intero pianeta – circa 40 miliardi di tonnellate – ma è comunque un passo importante nella giusta direzione.

Secondo diversi esperti il sequestro meccanico della CO2 dall’atmosfera è l’unica strada percorribile per provare a rallentare il riscaldamento del Pianeta in un’ottica di zero emissioni nette. Perché se è vero che occorre accelerare la transizione verso un’economia industriale verde, è altrettanto necessario provvedere alla rimozione dall’atmosfera della CO2 già emessa.

Orca potrà mai essere scalato fino a poter dare un contributo significativo alla causa ambientale? Secondo i suoi ideatori sì, proprio come è successo ai primi impianti eolici per la produzione di corrente elettrica. Nel 1980 il primo impianto eolico industriale era composto da 20 turbine che producevano poco meno di 600.000 watt, ma 40 anni dopo la potenza eolica installata nel mondo è 1,23 milioni di volte più elevata.

IPOTESI PER IL FUTURO. Se Orca crescesse allo stesso ritmo, entro il 2060 potrebbe eliminare dall’atmosfera 5 miliardi di tonnellate di CO2 l’anno. Con una differenza sostanziale: eolico e fotovoltaico sono trainati dal profitto che si può fare producendo energia a basso costo. Mitigare i cambiamenti climatici è invece un obiettivo molto più intangibile che può, e deve, essere sostenuto dalla politica.

L’azienda ha ora due obiettivi: costruire un impianto 10 volte più grande di Orca e trovare il modo per farlo funzionare con altri tipi di roccia e con acqua di mare, così da renderlo utilizzabile anche in altre zone del mondo, magari lontane da riserve idriche.

Fonte: Focus

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