L’accordo Usa-Ue sui dazi ha fatto tirare un sospiro di sollievo agli investitori, anche se l’accordo dev’essere ancora messo nero su bianco. Se diver
L’accordo Usa-Ue sui dazi ha fatto tirare un sospiro di sollievo agli investitori, anche se l’accordo dev’essere ancora messo nero su bianco. Se diversi settori italiani subiranno delle ripercussioni, anche nel comparto bancario ci si chiede quali potrebbero essere le conseguenze. Ma secondo Alessandro Boratti, lead analyst di Scope Ratings, gli impatti sul settore saranno gestibili.
“Le banche italiane affrontano rischi relativamente bassi per la qualità degli attivi derivanti dai nuovi dazi statunitensi, sebbene gli effetti di secondo livello potrebbero influire sulla redditività. Prevediamo che l’accordo commerciale Ue-Usa avrà un impatto limitato sui profili creditizi delle banche italiane, sebbene possa potenzialmente avere ripercussioni significative su alcuni settori dell’economia italiana”, spiega l’analista.
Quali banche sono più esposte
Secondo il Ministero degli Affari Esteri italiano, i cui dati sono ripresi dall’analisi di Scope Ratings, le esportazioni verso gli Stati Uniti hanno raggiunto un totale di 64,7 miliardi di euro nel 2024, pari a circa il 3% del Pil italiano. Oltre due terzi sono costituiti da macchinari (20%), prodotti farmaceutici (16%), alimenti e bevande (12%), trasporti incluso il comparto automobilistico (12%), prodotti chimici ed elettronici (4% ciascuno). I farmaceutici sono stati momentaneamente esclusi dall’accordo commerciale, il che lascia intendere la possibilità di un’imposizione più elevata.
“L’esposizione delle grandi banche italiane ai settori più vulnerabili alle imposte statunitensi è limitata. Ciò riflette il grado di diversificazione settoriale dei loro portafogli prestiti alle imprese”, spiega Scope Rating. Infatti, i prestiti a questi settori rappresentano solo tra il 6% e il 10% dei prestiti lordi alla clientela per le sette banche analizzate (Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco Bpm, Monte dei Paschi di Siena, Mediobanca, Bper Banca e Credem). È poco realistico pensare che tutti questi prestiti siano stati concessi a esportatori direttamente colpiti dai dazi, per cui Scope ritiene che “i rischi saranno contenuti”.

Stando al grafico, Credem presenta l’esposizione più elevata (oltre il 10%), concentrata soprattutto nei settori alimentare e dei macchinari. Seguono Bpm e Mediobanca, con una composizione più bilanciata tra farmaceutico, automotive e chimica. Le banche con esposizioni più diversificate, ma inferiori in valore complessivo, sono UniCredit e Intesa Sanpaolo.
Ma possibili rallentamenti all’orizzonte
Ma questo non significa che nel futuro non ci sarà alcun impatto per le banche. I dazi potrebbero, tuttavia, rallentare l’economia degli istituti, e ciò potrebbe tradursi in un peggioramento più ampio della qualità del credito. Scope stima che l’Italia potrebbe subire una perdita di produzione a breve termine “di 0,4 punti percentuali, aggiungendo pressione a una crescita già modesta”.
Le difficoltà che frenano la crescita economica del Paese potrebbero comprimere ulteriormente una domanda di credito già debole, con effetti negativi sul margine d’interesse netto. Secondo i dati della Bce, l’Italia registra uno dei tassi di crescita dei prestiti più bassi dell’area euro: a maggio 2025, l’aumento annuo dei finanziamenti a famiglie e imprese è stato quasi nullo, a fronte di una media del 2% nell’Eurozona.
Un deterioramento delle prospettive economiche, sia a livello nazionale che europeo, insieme a un rallentamento dell’inflazione potrebbe indurre la Bce a un taglio dei tassi superiore alle attese. Attualmente, si stima che il tasso sui depositi della Banca Centrale possa scendere all’1,75% entro fine 2026, rispetto all’attuale 2%. Il recente accordo commerciale potrebbe contribuire a ridurre l’incertezza, ma la mancanza di chiarezza sulla futura politica commerciale degli Stati Uniti potrebbe generare volatilità nei mercati, con ripercussioni ambivalenti sul settore bancario italiano.
Redditività in crescita e bilanci solidi: le banche italiane possono reggere l’urto dei dazi
“Tuttavia, le banche italiane sono ben posizionate per affrontare queste sfide – spiega Scope Rating – Dal punto di vista del rischio di credito, i loro bilanci sono i più solidi dalla crisi finanziaria globale, supportati da anni di riduzione del rischio e da una migliore gestione del rischio di credito”.
Non solo, ma la redditività delle banche italiane è più che raddoppiata negli ultimi tre anni. Secondo l’analisi, i rendimenti delle attività ponderate per il rischio per le sette banche del nostro campione sono stati in media del 3,1% nel 2024, in aumento rispetto all’1,2% del 2021. Quindi, sebbene i rischi siano orientati al ribasso, la solida posizione di partenza permette alle banche italiane di assorbire una certa pressione sui ricavi prima di compromettere materialmente la loro capacità di assorbire le perdite su crediti attraverso la redditività operativa ordinaria.
di Giorgio Pirani
Fonte: finanzaonline.com

